Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12766 del 13/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 13/05/2021, (ud. 09/12/2020, dep. 13/05/2021), n.12766

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VALITUTTI Antonio – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10137-2020 proposto da:

B.B., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE ANGELICO N.

38, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO MAIORANA, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– resistente –

avverso il decreto n. R.G. 9235/2019 del TRIBUNALE di NAPOLI,

depositato il 25/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 09/12/2020 dal Consigliere Relatore Dott. ANDREA

FIDANZIA.

 

Fatto

RILEVATO

– che viene proposto ricorso avverso il decreto del Tribunale di Napoli del 25.2.2020, il quale ha rigettato il ricorso proposto da B.B., cittadino nigeriano, avverso il provvedimento negativo della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale;

– che il Ministero si è costituito tardivamente in giudizio ai soli fini di un’eventuale partecipazione all’udienza di discussione;

– che sono stati ritenuti sussistenti i presupposti ex art. 380-bis;

– che il ricorrente ha depositato la memoria ex art. 380 bis c.p.c., comma 2.

Diritto

CONSIDERATO

1. che con il primo motivo è stata dedotta la violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 8, sul rilievo che il Tribunale non ha disposto l’audizione del richiedente nonostante la mancanza di disponibilità della videoregistrazione, limitandosi a prendere atto di quanto riferito dal ricorrente alla Commissione Territoriale, senza esercitare i suoi poteri officiosi;

2. che il motivo è manifestamente infondato;

che già questa Corte, nell’ordinanza n. 8931/2020, aveva statuito, in conformità ad un costante orientamento (vedi Cass. 5973/2019 e 3003/2018), che, in mancanza di videoregistrazione del colloquio innanzi alla Commissione territoriale, non è ravvisabile una violazione processuale, sanzionabile a pena di nullità, nell’omessa audizione personale del richiedente, poichè l’obbligo di sentire le parti, desumibile dal rinvio operato dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35, comma 13, al precedente comma 10 (testo previgente al D.Lgs. n. 150 del 2011), non si configura come un incombente automatico e doveroso, ma come un diritto della parte di richiedere l’interrogatorio personale, cui si collega il potere officioso del giudice di valutarne la specifica rilevanza, ben potendo il giudice del gravame respingere la domanda di protezione internazionale, che risulti manifestamente infondata, sulla sola base degli elementi di prova desumibili dal fascicolo di causa e di quelli emersi attraverso l’audizione o la videoregistrazione svoltesi nella fase amministrativa;

che questa Corte, anche nella più recente sentenza n. 21584 del 7.10.2020, pronunciata all’esito dell’udienza pubblica del 17.9.2020, ha statuito che, in materia di protezione internazionale, il giudice, in assenza della videoregistrazione del colloquio svoltosi dinnanzi alla Commissione territoriale, ha l’obbligo di fissare l’udienza di comparizione, ma non anche quello di disporre l’audizione personale del ricorrente, a meno che: a) nel ricorso vengano dedotti fatti nuovi a sostegno della domanda; b) il giudice ritenga necessaria l’acquisizione di chiarimenti in ordine alle incongruenze o alle contraddizioni rilevate nelle dichiarazioni del richiedente; c) quest’ultimo nel ricorso non ne faccia istanza, precisando gli aspetti in ordine ai quali intende fornire i predetti chiarimenti, e sempre che la domanda non sia manifestamente fondata o inammissibile;

che, in particolare, nella predetta pronuncia, è stato evidenziato che il giudice non è tenuto a disporre l’audizione del richiedente, se non previa richiesta circostanziata da parte di quest’ultimo contenuta nel ricorso (in cui lo stesso deve offrire di fornire i chiarimenti resisi necessari in relazione alle incongruenze e contraddizioni rilevate dalla Commissione Territoriale e poste a fondamento del decreto di rigetto della domanda di protezione), dovendosi sempre comunque coniugare il dovere di cooperazione istruttoria con il principio dispositivo (Cass. n. 27336/2018; Cass. 3016/2019, Cass. 19197/2015);

che è, in ogni caso, escluso che il giudice debba disporre una nuova audizione in difetto di un’istanza del richiedente;

che, nel caso di specie, non consta nè che il richiedente abbia formulato un’istanza affinchè fosse disposta la sua audizione, nè comunque che abbia precisato gli aspetti in ordine ai quali intendesse fornire i chiarimenti, avendo fatto nel ricorso solo un cenno estremamente generico all’accusa di omicidio che gli è stata mossa;

3. che con il secondo motivo è stata dedotta la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, per non avere il giudice di merito applicato i criteri previsti dalla legge nella valutazione della credibilità del richiedente, ritenendone l’inattendibilità senza correttamente motivare la propria conclusione;

4. che con il terzo motivo è stato dedotto, a norma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame delle dichiarazioni rese dal ricorrente alla Commissione territoriale e delle allegazioni portate in giudizio per la valutazione della condizione personale del ricorrente (costui aveva riferito di aver lasciato il proprio paese per sfuggire alla cattura da parte delle forze dell’ordine, per essere stato ingiustamente accusato di un omicidio che era stato commesso nel cantiere in cui lavorava);

5. che il secondo ed il terzo motivo, da esaminare unitariamente in relazione alla stretta connessione delle questioni trattate, sono inammissibili;

– che, posto che il ricorrente non ha neppure precisato in che termini il giudice di merito avrebbe violato i criteri normativi da applicarsi nell’esame delle dichiarazioni del richiedente protezione, va osservato che la valutazione con cui il cittadino nigeriano è stato ritenuto non credibile dal giudice di merito (vedi articolate argomentazioni del decreto impugnato a pag. 2) costituisce apprezzamento di fatto che è censurabile in cassazione solo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, come mancanza assoluta della motivazione, come motivazione apparente, come motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile, dovendosi escludere l’ammissibilità della prospettazione di una diversa lettura ed interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente, trattandosi di censura attinente al merito (Cass. n. 3340 del 05/02/2019);

che, nel caso di specie, il ricorrente non ha neppure lamentato la grave anomalia motivazione del decreto impugnato (nei termini sopra illustrati), non confrontandosi minimamente con gli articolati rilievi del Tribunale di Napoli e non indicando neppure il contenuto delle dichiarazioni rese dallo stesso innanzi alla Commissione di cui il giudice di merito avrebbe omesso l’esame;

6. Con il quarto motivo è stata dedotta la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, omessa applicazione dell’art. 10 Cost., contraddittorietà delle fonti citate;

7. che il motivo è inammissibile;

che, infatti, il richiedente svolge, in ordine alla sussistenza nell’Edo State della Nigeria di una situazione di violenza generalizzata e diffusa derivante da conflitto armato, mere censure di merito in quanto finalizzate a sollecitare una diversa valutazione in fatto rispetto a quella operata dal giudice di secondo grado, il cui accertamento si fonda su una fonte qualificata ed aggiornata (rapporto EASO 2019);

8. che con il quinto è stata dedotta la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 3, 4,5,6, e 14 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, difetto di motivazione e travisamento dei fatti, sul rilievo che il Tribunale, nella valutazione della richiesta di protezione umanitaria, non ha operato un’attenta valutazione del paese sotto il profilo socio economico, omettendo sul punto un’istruttoria, dando luogo ad una motivazione solo apparente;

9. che con il sesto motivo è stata dedotta la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19 e l’omessa applicazione dell’art. 10 Cost., sul rilievo che il giudice di merito avrebbe dovuto esercitare i propri poteri istruttori officiosi per acquisire gli elementi necessari per l’accertamento della condizione di vulnerabilità del richiedente e per porre in essere una valutazione comparativa tra i contesti di vita del ricorrente nel paese d’origine e in quello di accoglienza;

10. che il quinto ed il sesto motivo, da esaminare unitariamente in relazione alla connessione delle questioni trattate sono inammissibili;

– che, in particolare, il richiedente, oltre a svolgere censure di merito sulla valutazione della situazione Paese compiuta dal giudice di merito, nell’invocare la propria condizione di vulnerabilità, non ha minimamente correlato la situazione del paese d’origine a quella personale (vedi Cass. n. 4455/2018), se non con riferimento alla sua vicenda descritta al punto 4, che è stata, tuttavia, come sopra evidenziato, ritenuta non credibile dal Tribunale di Napoli con una motivazione immune da vizi logici;

– che, infine, correttamente il giudice di merito non ha attivato i propri poteri istruttori officiosi al fine di sopperire alle lacune del ricorrente nella rappresentazione della propria condizione personale e delle proprie condizioni di vita nel paese d’origine prima della partenza e nel paese di accoglienza, in ordine al quale è stato evidenziato il difetto di prova circa l’inserimento in Italia;

11. che la soccombenza del ricorrente non comporta la condanna dello stesso al pagamento delle spese processuali, in ragione della inammissibilità della costituzione tardiva del Ministero.

PQM

Rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 9 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 13 maggio 2021

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