Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12762 del 13/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 13/05/2021, (ud. 09/12/2020, dep. 13/05/2021), n.12762

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VALITUTTI Antonio – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10582-2020 proposto da:

K.H., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso

la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato LUIGI MIGLIACCIO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 4103/2019 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 02/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 09/12/2020 dal Consigliere Relatore Dott. MARCO

MARULLI.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Con il ricorso in atti si impugna l’epigrafata sentenza con la quale la Corte d’Appello di Venezia, attinta dal ricorrente ai sensi del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, art. 19, e dell’art. 702-quater c.p.c., ha confermato il diniego pronunciato in primo grado della protezione internazionale e della protezione umanitaria e se ne chiede la cassazione sul rilievo 1) della violazione del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3, e del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. c), avendo il decidente denegato il riconoscimento della protezione sussidiaria senza indicare in modo specifico alcuna delle fonti citate e quindi violando la prescrizione secondo cui ogni istanza deve “essere esaminata alla luce di informazioni precise e aggiornate”; 2) della violazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, avendo il decidente denegato il riconoscimento della protezione umanitaria escludendo la condizione di vulnerabilità quantunque nella specie il richiedente avesse dedotto il contrario sia sotto il profilo soggettivo (giovane età e assenza di una rete familiare nel paese di origine) che sotto quello oggettivo (crisi umanitaria nella regione del (OMISSIS)).

Non ha svolto attività difensiva il Ministero intimato non essendosi il medesimo costituito con controricorso ex art. 370 c.p.c. ma solo a mezzo di “atto di costituzione” ai fini della partecipazione all’udienza pubblica inidoneo allo scopo.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

2. Il primo motivo di ricorso è infondato in punto di diritto sicchè la doglianza intende rimarcare un mero dissenso motivazionale non sindacabile in questa sede.

Non è invero condivisibile l’assunto impugnatorio sviluppato dal motivo poichè, in disparte dalla considerazione che, se pur talora prive di riferimenti temporali precisi, l’attualità di alcune delle fonti informative citate dal decidente è agevolmente ricavabile dalla riproduzione in extenso del loro contenuto, è assorbente, a fronte dell’estesa ricognizione che il provvedimento compie della situazione interna del paese di provenienza, segnalandone la positiva evoluzione in atto da tempo anche in relazione alla regione del (OMISSIS), nonchè del fatto che la contestazione è al riguardo del tutto generica, il rilievo che la formulata contestazione, stante la sua genericità, non si allinea al comandamento di questa Corte giusta il quale “il motivo di ricorso per cassazione che mira a contrastare l’apprezzamento del giudice di merito in ordine alle cd. fonti privilegiate, di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, deve evidenziare, mediante riscontri precisi ed univoci, che le informazioni sulla cui base è stata assunta la decisione, in violazione del cd. dovere di collaborazione istruttoria, sono state oggettivamente travisate, ovvero superate da altre più aggiornate e decisive fonti qualificate” (Cass., Sez. I, 18/02/2020, n. 4037).

3. Anche il secondo motivo postula indirettamente una sollecitazione a rivedere l’apprezzamento di fatto operato dal decidente di merito ed è come tale insuscettibile di vaglio da parte di questa Corte.

La Corte territoriale ha invero rigettato l’istanza in parola rilevando, da un lato la non credibilità del ricorrente in ragione del che ha ritenuto che “da storia personale (del medesimo) non può essere posta a fondamento della protezione umanitaria”; ha dipoi chiarito che a supporto della domanda “non sono dedotti motivi o profili di vulnerabilità soggettiva del ricorrente diversi da quelli già esaminati, nè tali motivi appaiono obiettivamente sussistere”; ha, inoltre, escluso, uniformandosi alla giurisprudenza di questa Corte, la conducenza dell’allegazione in punto di integrazione sociale.

L’articolato quadro di giudizio offre dunque una rappresentazione ampia ed esaustiva degli esiti istruttori maturati nel corso del giudizio, rispetto alla quale i rilievi declinati nel motivo non hanno pregnanza cassatoria e si esauriscono nella manifestazione di un mero dissenso motivazionale finalizzato alla revisione del sindacato meritale.

4. Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile.

5. Nulla spese in difetto di costituzione avversaria. Doppio contributo ove dovuto.

PQM

Dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, ove dovuto, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della VI-I sezione civile, il 9 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 13 maggio 2021

 

 

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