Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1275 del 19/01/2018


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Civile Sent. Sez. 3 Num. 1275 Anno 2018
Presidente: SPIRITO ANGELO
Relatore: DI FLORIO ANTONELLA

SENTENZA

sul ricorso 13667-2015 proposto da:
STASI GIUSEPPE, considerato domiciliato ex lege in
ROMA,

presso

la

CANCELLERIA

DELLA CORTE

DI

CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato
VITTORIO FARAONE giusta procura a margine del
ricorso;
– ricorrente –

2017
2253

contro

AZIENDA NAZ.AUT.DELLE STRADE 80208450587;
– intimata –

avverso la sentenza n. 151/2015 della CORTE D’APPELLO

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Data pubblicazione: 19/01/2018

di POTENZA, depositata il 07/04/2015;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 21/11/2017 dal Consigliere Dott.
ANTONELLA DI FLORIO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore

rigetto del ricorso;
udito l’Avvocato VITTORIO FARAONE;

Generale Dott. ALBERTO CARDINO che ha concluso per il

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con atto di citazione, notificato il 15/16.5.2014, l’Anas Spa ha proposto appello
avverso la sentenza del Tribunale di Matera con la quale era stata condannata
a corrispondere a Stasi Giuseppe la somma di C 12.000,00, a titolo di
risarcimento dei danni che egli assumeva causati al proprio fondo dalla
mancata predisposizione di opere di scolo delle acque provenienti da una

A sostegno dell’impugnazione, la società, contumace in primo grado, ha
censurato la sentenza di nullità per vizio della notifica dell’atto di citazione,
sollevando altresì l’eccezione di prescrizione del diritto al risarcimento dei
danni, in ragione dell’avvenuta decorrenza di un termine superiore al
quinquennio dalla data del fatto denunciato.
La Corte d’Appello di Potenza, in accoglimento dell’impugnazione proposta e
respingendo l’eccezione di inammissibilità dell’appello per tardività sollevata
dallo Stasi, ha dichiarato la nullità della notificazione della citazione
introduttiva del primo grado di giudizio nonché della sentenza gravata, ed ha
rimesso gli atti dinanzi al Tribunale di Matera ex art. 354 cpc.
Avverso la predetta sentenza è stato proposto il ricorso per cassazione in
esame affidato a due motivi, supportati anche da memoria ex art. 378 cpc .
Non è stato presentato controricorso dalla società intimata.
MOTIVI DELLA DECISIONE
L’Anas Spa ha impugnato la sentenza del Tribunale di Matera n. 161/2014 del
7.3.2014, notificata il 24.3.2014 alla società presso il compartimento della
Basilicata di Potenza, con la quale era stata condannata a corrispondere a Stasi
Giuseppe la somma di C 12.000,00 a titolo di risarcimento dei danni.
Con sentenza n° 151 /2015, resa ex art. 281 sexies cpc in data 7.4.2015, la
Corte d’Appello di Potenza ha accolto il primo motivo di gravame, dichiarando
sia la nullità della notifica dell’atto di

citazione, effettuata

presso il

compartimento regionale della società e non presso la sede legale, per
violazione dell’art. 145 cpc , sia , conseguentemente t la nullità della sentenza
di primo grado, statuizioni alle quali conseguiva la rimessione degli atti al
Tribunale di Matera ex art. 354 cpc .
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strada statale.

Lo Stasi ricorre dinanzi a questa Corte per la cassazione della sentenza,
prospettando due articolati motivi.
Con il primo, proposto ex art. 360 n° 3 e 5 per violazione o falsa applicazione
degli artt. 46, 145 e 325 n. 3 e 5 cpc, il ricorrente lamenta che la Corte
d’appello aveva erroneamente rigettato l’eccezione di tardività del gravame,
omettendo di considerare che l’Anas, pur essendosi trasformata ex lege in

propri dell’ente proprietario delle strade e delle autostrade, e che ciò
giustificava, in relazione alla sede ove dovevano essere portati a conoscenza
legale gli atti giudiziari, il mantenimento del regime processuale preesistente
che legittimava la notifica ai sensi dell’art. 25 cpc e dell’art. 11 RD 1611/1033 ,
prescindendo dalla sede legale della società.
Assume, al riguardo, che la sentenza di primo grado, resa nella contumacia
dell’ANAS Spa , era stata notificata in copia autentica in data 24.3.2014 presso
il compartimento della Basilicata di Potenza, medesimo luogo nel quale era
stato notificato l’atto di citazione: e precisava anche che doveva comunque
ritenersi che la sentenza fosse conosciuta dall’ente prima del 10.4.2014, visto
che in tale data risultava conferita ai difensori la procura speciale per proporre
appello, circostanza questa che avvalorava ulteriormente l’avvenuta
conoscenza del provvedimento almeno in quella data.
A ciò conseguiva , secondo il ricorrente, che l’impugnazione doveva ritenersi
tardiva, visto che l’atto introduttivo era stato notificato il 15.5.2014, quando il
termine c.d. breve previsto dall’art. 325 cpc era ormai spirato.
Con il secondo motivo il ricorrente, deducendo violazione e falsa applicazione
dell’art. 360 n° 3 cpc in relazione agli artt. 46 , 145 cpc e 325 cpc, censura la
dichiarazione di nullità della notifica dell’atto di citazione del giudizio di primo
grado pronunciata dalla Corte d’Appello, in quanto effettuata presso l’ANAS
Spa compartimento della Basilicata: lamenta, al riguardo, che la perfetta
coerenza fra i luoghi ove era stato notificato sia l’atto introduttivo che la
sentenza di primo grado e l’esatta individuazione della società destinataria
delle sue pretese che era stata, comunque, rintracciata presso la sede

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società per azioni, manteneva la natura di ente pubblico ed i poteri pubblicistici

provinciale di Potenza rendevano infondato il motivo d’appello proposto ed
erronea la dichiarazione di nullità pronunciata.
I motivi devono essere scrutinati congiuntamente e sono entrambi infondati.
Va preliminarmente esaminato, come antecedente logico, il rilievo riguardante
la “sostanziale conoscenza” della sentenza appellata da parte dell’Anas Spa,
desumibile, secondo il ricorrente, dalla data del conferimento della procura al

farebbe derivare la conoscenza della notificazione della sentenza di primo
grado in data antecedente, e la conseguente tardività dell’appello, in quanto
proposto successivamente ( 15.5.2014 ) allo spirare del termine di trenta
giorni.
L’assunto è infondato.
La giurisprudenza di questa Corte è, infatti, consolidata nel ritenere che “ai fini
della decorrenza del termine breve per proporre impugnazione, la notificazione
della sentenza, cui si riferisce l’art. 326 c.p.c., non può essere sostituita da
forme di conoscenza equipollenti, quali la conoscenza di fatto del
provvedimento impugnato” o atti e circostanze ai quali detta conoscenza possa
ricondursi , necessitando la regolare notifica della sentenza da impugnare .(cfr
Cass. 21625/2017; oppure in senso analogo ma riconducibile allo stesso
principio generale Cass. 17122/2011 ed, in precedenza, Cass. 1863/1971 e
Cass. 208/1981).
Pertanto, correttamente la Corte d’Appello ha pronunciato sul gravame
(proposto entro il termine “c.d. lungo” di cui all’art. 327 cpc e dunque
ammissibile), visto che il conferimento della procura al difensore non può
assumere un significato equivalente all’incombente notificatorio previsto
dall’art. 326 cpc.
Tanto premesso, si osserva, per il resto, che le principali censure contenute
nei due motivi sono accomunate dalla medesima ratio.
Al riguardo, questa Corte ha già avuto modo di affermare, con orientamento
costante, che a seguito della trasformazione dell’A.N.A.S. in ente pubblico
economico e della cessazione della connotazione di amministrazione statale,
sono divenute inapplicabili a tale ente le norme dell’art. 11 RD. n. 1611 del
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difensore per la proposizione dell’impugnazione ( 10.4.2014 ): da essa lo Stasi

1933 e dell’art. 25 cod. proc. civ., con la conseguenza che la notificazione di un
atto introduttivo del giudizio deve avvenire nel rispetto della norma dell’art.
145 cod. proc. civ. e, quindi, presso la sede legale della società che, nel caso di
specie, si trova a Roma.
A ciò consegue che la notificazione presso un suo compartimento regionale è
affetta da nullità, per inosservanza della disposizione sopra richiamata ( v.

senso analogo , anche se per diversa ipotesi Cass. 11187/2008 e Cass.
30035/2011 ).
Il principio è, ovviamente, trasponibile anche alla notifica della sentenza di
primo grado nel caso in cui essa sia stata pronunciata nella contumacia della
società e debba quindi, ai fini della decorrenza del termine di cui all’art. 325
cpc, essere notificata , ex art. 145 cpc, presso la sua sede legale.
La Corte d’Appello di Potenza ha fatto corretto uso dei suddetti principi,
ritenendo – rispetto alla prima doglianza – l’inefficacia di ogni diversa forma di
conoscenza della sentenza impugnata nonché la tempestività
dell’impugnazione proposta; e, rispetto alla seconda, la nullità della notifica
dell’atto introduttivo del giudizio di primo grado e della sentenza pronunciata.
Il ricorso deve pertanto essere respinto e, assorbite logicamente tutte le altre
argomentazioni contenute nel primo motivo, devono essere enunciati i
seguenti principi di diritto: “Ai fini della decorrenza del termine breve per
proporre impugnazione, la notificazione della sentenza, cui si riferisce l’art. 326
c.p.c., non può essere sostituita da forme equipollenti, quali la conoscenza di
fatto del provvedimento impugnato o altri atti dai quali essa possa desumersi”.
“A seguito della trasformazione in ente pubblico economico e della cessazione
della connotazione dell’A.N.A.S. come amministrazione statale, sono divenute
inapplicabili a tale ente le norme dell’art. 11 del r.d. n. 1611 del 1933 e
dell’art. 25 cod. proc. civ., con la conseguenza che la notificazione di un atto
introduttivo del giudizio o di qualsiasi provvedimento che non imponga il
riferimento ad un domicilio eletto, deve essere effettuata nel rispetto dell’art.
145 cod. proc. civ. e, quindi, presso la sede legale della società.

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specificamente sull’ANAS Spa Cass. 7405/2007 e Cass. 3353/2009 ; ed in

A ciò consegue che una notificazione presso un suo compartimento regionale è
affetta da nullità”
La mancata difesa dell’intimato esime la Corte dalla pronuncia sulle spese.
Ai sensi dell’art. 13 co. 1 quater dpr 115/2002 si da atto della sussistenza dei
presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a
titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso presentato, a

PQM
La Corte,
rigetta il ricorso .
Ai sensi dell’art. 13 co. 1 quater dpr 115/2002 dà atto della sussistenza dei
presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a
titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso presentato, a
norma del comma ibis dello stesso art. 13.
Così deciso in Roma il 21.11.2017

norma del comma lbis dello stesso art. 13.

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