Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12747 del 19/05/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 19/05/2017, (ud. 12/01/2017, dep.19/05/2017),  n. 12747

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. SCARANO Luigi A. – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonello – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5463-2016 proposto da:

B.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CARLO POMA

2, presso lo studio dell’avvocato FABIO MASSIMO ORLANDO, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato FULVIO VILLA giusta

procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

T.E., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DARDANELLI 37,

presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE CAMPANELLI, rappresentato e

difeso dall’avvocato CARMELO PANICO giusta procura speciale in calce

al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1212/2015 del TRIBUNALE di PARMA del

21/07/2015 depositata il 30/07/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 12/01/2017 dal Consigliere Dott. PELLECCHIA

ANTONELLA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. T.E. convenne in giudizio B.P. per sentirlo condannare al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale, subito a cause delle frasi ingiuriose ed offensive scritte nei suoi confronti. Il giudice di pace condannava il convenuto al pagamento della somma di 5.000 Euro.

Il Tribunale di Parma, con la sentenza n. 1212 del 30 luglio 2015, confermava la sentenza di primo grado.

2. Avverso tale pronunzia B.P. propone ricorso in cassazione con due motivi.

2.1. Resiste con controricorso T.E..

3. E’ stata depositata in cancelleria ai sensi dell’art. 380 – bis c.p.c., e regolarmente notificata ai difensori delle parti, la proposta di manifesta infondatezza del ricorso. Il ricorrente ha presentato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

4. A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, reputa il Collegio di non condividere le conclusioni della proposta del relatore, ma ritiene che i due motivi di ricorso siano

inammissibili e che pertanto il ricorso sia inammissibile.

5. Con i due motivi di ricorsi si denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 2702, 2712, 2719 e 2697 c.c. nonchè degli artt. 214 e 216 c.p.c., ritenendo che il giudice del merito avrebbe errato laddove si è espresso sia in relazione all’esperimento del procedimento di verificazione delle anonime scritte murarie a mezzo di perizia calligrafica, sia in relazione all’esperimento della perizia grafologica su copie fotostatiche di fotografie, in contrasto con l’orientamento di codesta Corte.

Il ricorso è inammissibile.

Quanto al primo motivo pone una questione riguardo alla quale il ricorrente non dice se e come ne fosse stato investito il giudice dell’appello. Nè tantomeno ciò emerge dall’esposizione del fatto quando si riportano i motivi di appello. Trattasi, dunque, di questione nuova, dato che la sentenza non se ne occupa.

Il secondo motivo, invece, non si occupa della ratio decidendi, di per sè sufficiente, enunciata al punto 10 nella motivazione della sentenza: ivi si addebita sostanzialmente che le eccezioni sollevate davanti al giudice d’appello ed ora riproposte con il motivo sono da ritenersi precluse, perchè non lo erano state all’atto dell’affidamento dell’incarico (art. 157 c.p.c., comma 2). Poichè questa ratio decidendi non è censurata e vale da sola a sorreggere la decisione, quanto si prospetta nel secondo motivo diventa irrilevante.

6. Pertanto, ai sensi degli artt. 380 – bis e 385 c.p.c., il ricorso va dichiarato inammissibile. Le spese seguono la soccombenza.

PQM

 

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 2.900,00, per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200, ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del citato art. 13.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della sesta sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, il 12 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 19 maggio 2017

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