Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12743 del 13/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 13/05/2021, (ud. 09/12/2020, dep. 13/05/2021), n.12743

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VALITUTTI Antonio – Presidente –

Dott. MELONI Marina – rel. Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9423-2020 proposto da:

R.M., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato SIMONA MAGGIOLINI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso. AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende;

– resistente –

avverso la sentenza n. 1394/2019 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 21/08/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 09/12/2020 dal Consigliere Relatore Dott. MARINA

MELONI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte di Appello di Torino, con sentenza in data 21/8/2019, ha confermato il provvedimento di rigetto pronunciato dalla Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Torino in ordine alle istanze avanzate da M.R. nato in (OMISSIS), volte, in via gradata, ad ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato, il riconoscimento del diritto alla protezione sussidiaria ed il riconoscimento del diritto alla protezione umanitaria.

Il richiedente asilo aveva riferito di aver lasciato il proprio paese in quanto era affetto da una patologia all’occhio sinistro che si era procurato cadendo dal tetto della sua abitazione e per tale motivo era venuto a curarsi in Italia.

Avverso la sentenza della Corte di Appello di Torino il ricorrente ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi. Il Ministero dell’Interno non ha svolto difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso, il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, artt. 8 e 27 come modificato dal D.L. 17 febbraio 2017, n. 13, artt. 112 e 132 c.p.c. in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, riguardo al mancato esercizio dei poteri istruttori in ordine all’accertamento della situazione oggettiva relativa al Paese di origine, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 6 e 13 della convenzione EDU e 47 della carta dei diritti dell’Unione Europea, art. 111 Cost. in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per non avere il Tribunale valutato numerosi fatti tra cui anche il processo di integrazione del richiedente asilo nel nostro paese in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

I due motivi di ricorso sono infondati e contengono una serie di critiche agli accertamenti in fatto espressi nella motivazione del Tribunale territoriale e sollecitano un riesame delle valutazioni riservate al giudice del merito, che del resto ha ampiamente e rettamente motivato la statuizione impugnata, esponendo le ragioni del proprio convincimento.

La parte non può, invero, rimettere in discussione, proponendo una propria diversa interpretazione, la valutazione delle risultanze processuali e la ricostruzione della fattispecie operate dai giudici del merito poichè la revisione degli accertamenti di fatto compiuti da questi ultimi è preclusa in sede di legittimità (Cass., 07/12/2017, n. 29404; Cass., 04/08/2017, n. 19547; Cass., 02/08/2016, n. 16056).

In ordine al dovere di cooperazione istruttoria officiosa, così come previsto dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 relativo all’accertamento della situazione oggettiva relativa al Paese di origine occorre considerare che il Tribunale territoriale non è venuto meno al dovere di cooperazione istruttoria, avendo semplicemente ritenuto, a monte, che i fatti lamentati non costituiscano un ostacolo al rimpatrio nè integrino un’esposizione seria alla lesione dei diritti fondamentali della persona tenuto anche conto della dell’assenza di una situazione di conflitto generalizzata ex art. 14, lett. C) nella zona di provenienza secondo le informazioni aggiornate ed i siti online consultati e citati della cui idoneità non vi è motivo di dubitare.

In tema di protezione internazionale, l’attenuazione del principio dispositivo derivante dalla “cooperazione istruttoria”, cui il giudice del merito è tenuto, non riguarda il versante dell’allegazione, che anzi deve essere adeguatamente circostanziata, ma la prova, con la conseguenza che l’osservanza degli oneri di allegazione si ripercuote sulla verifica della fondatezza della domanda. Ne consegue che in relazione alla fattispecie di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) deve essere allegata quantomeno l’esistenza di un conflitto armato o di violenza indiscriminata così come descritti dalla norma (Cass3016/2019). Nel caso di specie, la Corte d’appello ha accertato in fatto che nessun riferimento a conflitti armati è stato fatto dal richiedente, la cui famiglia vive, peraltro, tranquillamente nel Paese d’origine (p. 4).

Il secondo motivo censura – peraltro in modo del tutto generico – la violazione dei principi internazionali sul giusto processo, che invece sono stati rispettati dal giudicante d’appello, che ha preso in considerazione le domande dell’istante e non si è fermato neppure alla considerazione della mancata allegazione dei fatti costitutivi del diritto alla protezione ex art. 14, lett. c), ma altresì accertato con il ricorso a fonti internazionali – in osservanza del D.Lgs. n. n. 25 del 2008, art. 8 – che la situazione del Pese di origine era immune da situazioni di violenza generalizzata.

Per quanto sopra il ricorso deve essere rigettato. Nulla per le spese perchè il Ministero è costituito irritualmente.

PQM

Rigetta il ricorso. Nulla spese. Dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sesta sezione civile della Corte di Cassazione, il 9 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 13 maggio 2021

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