Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1274 del 19/01/2018


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Civile Sent. Sez. 3 Num. 1274 Anno 2018
Presidente: SPIRITO ANGELO
Relatore: SPAZIANI PAOLO

SENTENZA

sul ricorso 24069-2014 proposto da:
DE LEONARDIS PAOLO, elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA ENNIO QUIRINO VISCONTI 99, presso lo studio
dell’avvocato BERARDINO IACOBUCCI, rappresentato e
difeso dall’avvocato AURELIO ARNESE giusta procura
speciale a margine del ricorso;
– ricorrenti –

2017

contro

2250

INTINI ANGELO SRL IN LIQUIDAZIONE , GRUPPO INTINI SPA
IN LIQUIDAZIONE ;
– intimate –

1

Data pubblicazione: 19/01/2018

nonchè contro

ANAS

SPA

80208450587

in

persona

del

legale

rappresentante p.t. Avv. GIAN CLAUDIO PICARDI,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LUIGI LILIO
95, presso lo studio dell’avvocato TEODORO CARSILLO,

giusta procura speciale del Dott. Notaio ADRIANA
RIGANO’ in ROMA IL 16/10/2014, rep. n. 3295;
– rosistnt
inn

n.

con procura speciale

23771n1,3 dcl TRTBUNALF di

TARANTO, depositata il 30/06/2014;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 21/11/2017 dal Consigliere Dott. PAOLO
SPAZIANI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. ALBERTO CARDINO che ha concluso per
l’inammissibilità del ricorso;
udito l’Avvocato TEODORO CARSILLO per delega;

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rappresentata e difesa dall’avvocato ALBERTO GIUSTI

P.U. 21.11.2017
N. R.G. 24069/2014
Pres. Spirito
Est. Spaziani

FATTI DI CAUSA
Paolo De Leonardis – premesso che era affittuario di un fondo
coltivato ad agrumeto ed uliveto situato in prossimità della “bretella”
di collegamento tra il casello autostradale di Taranto e la Strada
Statale 106 Ionica; che nello svolgimento dei lavori di ampliamento di
questa “bretella” di collegamento, appaltati dall’Anas ad imprese

da tale illecita condotta erano derivati gravi danni alle colture a causa
della mancanza di irrigazione – convenne in giudizio dinanzi al
Tribunale di Taranto la Gruppo Intini s.p.a. e la Intini Angelo s.r.I., in
qualità di imprese appaltatrici dei lavori, domandandone la condanna
al risarcimento dei danni predetti, quantificati in oltre 43.000,00
Euro.
Costituitasi in giudizio, la Gruppo Intini s.p.a. eccepì il proprio
difetto di legittimazione passiva per non avere svolto lavori per conto
dell’Anas in quel tratto di strada.
La s.r.l. Intini Angelo dedusse invece che l’Anas, da cui essa
aveva ricevuto l’appalto dei lavori, aveva debitamente indennizzato la
proprietaria del fondo oggetto di occupazione e che, inoltre, subito
dopo la rimozione della vecchia condotta idrica ne era stata realizzata
un’altra provvisoria per consentire la continuazione dell’irrigazione.
Su chiamata dell’attore, si costituì in giudizio anche l’Anas, la
quale eccepì il difetto di legittimazione attiva del De Leonardis, quale
affittuario del fondo la cui proprietaria era stata debitamente
indennizzata, e nel merito invocò il rigetto della domanda.
Acquisita documentazione ed espletata una prova per testimoni,
il Tribunale rigettò la domanda sulla base dei seguenti rilievi:
– la conduttura rimossa nel corso dei lavori (la quale attraversava
l’originaria sede stradale collegando le due parti del fondo da questa
separate) era abusiva perché la concessione, scaduta da diversi anni,
non era stata rinnovata;
3
Paolo Spailani est.

private, erano stati divelti gli impianti di irrigazione del fondo; e che

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Pres. Spirito
Est. Spaziani

– nel giro di due giorni dallo smantellamento della condotta abusiva
l’irrigazione era stata ripristinata attraverso la predisposizione di una
condotta provvisoria fatta passare, all’interno di un canale di cemento
armato, sotto la nuova sede stradale;
– la proprietaria del fondo era stata regolarmente indennizzata anche
per le opere idriche, di sua esclusiva proprietà;

effettivo

danno

alle

per

colture

effetto

dell’interruzione

dell’irrigazione.
In seguito all’ordinanza con cui la Corte di Appello di Lecce,
Sezione Distaccata di Taranto, ha dichiarato inammissibile l’appello,
ai sensi degli artt. 348-bis e 348-ter c.p.c., Paolo De Leonardis ha
proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza di primo grado,
sulla base di cinque motivi, al quale non hanno risposto le società
intimate. L’Anas ha depositato memoria di costituzione al fine di
partecipare all’udienza di discussione.

RAGIONI DELLA DECISIONE
1. Il primo motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 n. 3 c.p.c.,
violazione e falsa applicazione degli artt. 2 Cost. e 2043 c.c., nonché
dei principi di solidarietà e buona fede e del divieto di abuso del
diritto.
Il ricorrente deduce che il Tribunale, rigettando la domanda sul
rilievo che la concessione relativa alla conduttura idrica era scaduta e
che la proprietaria del fondo era stata indennizzata, avrebbe deciso la
controversia indebitamente applicando i criteri utilizzabili nell’ipotesi
in cui fosse stato chiesto il risarcimento del danno da illegittima
occupazione, mentre invece egli aveva domandato il risarcimento del
pregiudizio per la perdita della produzione agricola e del reddito
dell’annata agraria in corso all’epoca dei fatti, determinato dalla
condotta illecita dell’impresa appaltatrice dei lavori, la quale, dopo
aver divelto gli impianti di irrigazione del fondo, aveva rimosso
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Paolo Spaíiani est.

– in ogni caso, l’attore non aveva fornito alcuna prova concreta di un

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improvvisamente e senza preavviso la condotta provvisoria da essa
stessa installata.
Sostiene che con tale condotta la Intini Angelo s.r.l. avrebbe
violato i surrichiamati principi di solidarietà e buona fede ed avrebbe
abusato del proprio diritto, atteso, per un verso, che il mantenimento
della tubazione sino al termine dell’annata agraria non avrebbe

questi ultimi non erano stati completati nell’immediatezza.
2. Il secondo motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 n. 3 c.p.c.,
violazione e falsa applicazione dell’art. 2055 c.c..
Il ricorrente deduce che il Tribunale non avrebbe tenuto conto
dell’imputabilità del fatto dannoso a più soggetti (l’Anas in qualità di
committente tenuta a vigilare sull’esecuzione dei lavori; l’Intini
Angelo s.r.l. in qualità di appaltatrice-esecutrice dei lavori medesimi)
che avrebbero dovuto essere solidalmente condannati al risarcimento.
Sostiene che i rapporti interni tra i soggetti corresponsabili non
assumerebbero rilievo nei confronti del creditore danneggiato, al
quale dovrebbe riconoscersi il diritto ad essere risarcito per l’intero da
ognuno dei responsabili in solido.
2.1. Gli illustrati motivi – che possono essere congiuntamente
esaminati per ragioni di connessione – sono inammissibili, in quanto
difettano di specificità in relazione al tenore della decisione
impugnata.
Questa Corte ha infatti ripetuta mente affermato che la
proposizione, mediante il ricorso per cassazione, di censure prive di
specifica attinenza al decisum della sentenza impugnata comporta
l’inammissibilità del ricorso per mancanza di motivi che possono
rientrare nel paradigma normativo di cui all’art. 366, primo comma,
n. 4, c.p.c. (Cass. 03/08/2007, n. 17125; Cass. 18/02/2011, n.
4036).

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Paolo Spazi;ani est.

impedito la prosecuzione dei lavori, e considerato, per l’altro, che

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L’esigenza di specificità del motivo di ricorso esige infatti la sua
riferibilità alla decisione di cui si chiede la cassazione, non essendo
ammissibili nel giudizio di legittimità doglianze non specificamente
pertinenti alle ragioni che sorreggono la sentenza impugnata (cfr., in
tema, Cass. 31/08/2015, n. 17330).
2.2. Tanto premesso, con riguardo al primo motivo è agevole

nella parte in cui ha attribuito rilevanza al mancato rinnovo della
concessione relativa alla condotta idrica e all’indennizzo versato alla
proprietaria del fondo occupato, non tiene conto della specifica ratio
decidendi fondata sul rilievo della mancata prova del danno.
Diversamente da quanto sostenuto dal ricorrente, infatti, il
Tribunale ha correttamente identificato il pregiudizio oggetto della
domanda di risarcimento, non già nel danno conseguente
all’illegittima occupazione del fondo, ma in quello asseritamente
derivato alle colture in seguito all’interruzione dell’irrigazione,
evidenziando, tuttavia, che di tale pregiudizio l’attore non aveva
fornito alcuna dimostrazione.
La circostanza che tale ratio decidendi non sia stata tenuta in
considerazione nella censura proposta dal ricorrente con il primo
motivo di ricorso rende il medesimo inammissibile per difetto di
specificità.
2.3. Analoghe considerazioni devono farsi in relazione al secondo

motivo di ricorso. Il rilievo secondo cui, nell’ipotesi di fatto dannoso
imputabile a più persone, queste sono tenute in solido al risarcimento
del danno senza che assumano rilevanza, in confronto del
danneggiato, i rapporti interni tra i diversi corresponsabili, non ha
alcuna attinenza al decisum della sentenza impugnata, la quale non
ha escluso la solidarietà tra i convenuti dopo avere accertato il diritto
dell’attore al risarcimento ma ha rigettato la domanda di quest’utimo
sul rilievo che non era stata fornita la prova del danno.
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Paolo SrYaziani est.

rilevare che il ricorrente, nel censurare la decisione del Tribunale,

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Devono dunque ritenersi prive di specificità anche le censure
formulate con il secondo motivo di ricorso per cassazione, trattandosi
di doglianze che non colgono la

ratio decidendi della sentenza

impugnata.
3. Il terzo motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 n. 3 c.p.c.,
violazione e falsa applicazione dell’art. 2697, secondo comma, c.c.,

La sentenza impugnata viene censurata anzitutto nella parte in cui
ha ritenuto provato, sulla base della documentazione in atti,
l’esproprio eseguito da parte dell’Anas nei confronti della proprietaria
del fondo e l’indennizzo corrisposto a quest’ultima: deduce, al
riguardo, il ricorrente che tali circostanze di fatto, oggetto
dell’eccezione sollevata dalla convenuta (la società Intini Angelo s.r.I.)
e dalla chiamata in causa (l’Anas), non erano state provate né dalla
prima né dalla seconda, in quanto non solo non era stato depositato il
decreto di esproprio (o altro titolo comprovante la procedura ablatoria
asseritamente posta in essere) ma la sussistenza di quest’ultima non
era emersa neppure all’esito della prova testimoniale.
La sentenza impugnata viene censurata, inoltre, nella parte in cui
ha escluso che l’attore avesse fornito la prova del danno lamentato:
deduce, in particolare, il ricorrente che il Tribunale avrebbe mancato
di prendere in considerazione la relazione della perizia di parte da lui
depositata, la quale, tra l’altro, non era stata oggetto di specifica
contestazione ad opera delle controparti.
4. Il quarto motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 n. 3 c.p.c.,
violazione e falsa applicazione dell’art. 116 c.p.c.
Anche con questo motivo la sentenza impugnata viene censurata
nella parte in cui ha ritenuto mancante la prova del danno: il
ricorrente si duole, precisamente, dell’asserita mancata
considerazione dell’esito della prova testimoniale, la quale avrebbe

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Paolo Spaziani est.

nonché degli artt. 115 e 116 c.p.c.

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invece confermato le allegazioni attoree circa i danni subìti dalle
colture per effetto dell’interruzione dell’irrigazione del fondo.
4.1. Anche gli illustrati motivi, da esaminare congiuntamente in
ragione dell’evidente connessione, sono inammissibili.
4.2. In primo luogo, infatti, essi, nel denunciare la violazione e
falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., non tengono conto che

in parola, opera interamente sul piano dell’apprezzamento di merito,
insindacabile in sede di legittimità, sicché la denuncia della loro
violazione da parte del giudice del merito non configura un vizio di
violazione di legge, sussumibile nella fattispecie di cui all’art. 360 n. 3
c.p.c., ma configura un errore di fatto, che deve essere censurato
attraverso il corretto paradigma normativo del difetto di motivazione
di cui all’art.360 n. 5 c.p.c., sia pure negli angusti limiti consentiti a
seguito della riformulazione di quest’ultima disposizione ad opera
dell’art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge 7 agosto
2012, n. 134, per effetto della quale il sindacato di legittimità sulla
motivazione resta circoscritto alla sola verifica della violazione del
“minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111, comma 6, Cost. (Cass.
30/11/2016, n. 24434; Cass. 12/10/2017, n. 23940).
4.3. In secondo luogo, i motivi in esame, ad onta della loro
formale intestazione, non evidenziano errori in diritto ma censurano
inammissibilmente la valutazione delle risultanze istruttorie (in
particolare della relazione di consulenza tecnica di parte e della prova
testimoniale) compiuta dal Tribunale, al fine di suscitare una
rivalutazione delle stesse da parte della Corte di legittimità, a cui
viene chiesto un nuovo accertamento di fatto (in ordine all’esistenza
della procedura ablatoria dedotta dai convenuti e all’esistenza del
danno lamentato dall’attore) in contrapposizione a quello
motivatamente compiuto dal giudice del merito.

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Paolo Spazi&li est.
i ”

il principio del libero convincimento, posto a fondamento delle norme

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In tal modo, il ricorrente omette peraltro di considerare che la
valutazione delle prove è attività insindacabilmente riservata al
giudice del merito cui compete anche la scelta, tra le prove stesse, di
quelle ritenute più idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse
sottesi (Cass. 13/06/2014, n. 13485; Cass.15/07/2009, n. 16499).
La predetta valutazione non può dunque essere rimessa in

delle inerenti censure formulate con i motivi di ricorso per cassazione
in esame.
5. Il quinto motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 n. 3 c.p.c.,
violazione e falsa applicazione dell’art.92 c.p.c..
Il ricorrente censura la sentenza impugnata nella parte in cui lo ha
condannato al pagamento delle spese relative al rapporto processuale
intercorso con la Gruppo Intini s.p.a, nonché di quelle relative al
rapporto processuale intercorso con l’Anas.
Con riguardo al primo rapporto processuale, si duole che il
Tribunale, nel rilevare il difetto di legittimazione passiva della Gruppo
Intini s.p.a. (estranea al contratto di appalto, concluso tra l’Anas e la
intini Angelo s.r.I.), non abbia tenuto conto, in funzione della
compensazione delle spese di lite, della “scusabilità” della sua scelta
processuale di citare in giudizio anche la società capogruppo, specie
in considerazione del fatto che quest’ultima, omettendo di rispondere
alla missiva con cui egli aveva richiesto il risarcimento dei danni ante
litem, aveva suscitato il suo ragionevole affidamento circa la propria
corresponsabilità.
Con riguardo al secondo rapporto processuale, lamenta che il
giudice di merito non abbia considerato, sempre in funzione della
compensazione delle spese, la circostanza che la chiamata in causa
dell’Anas era stata “provocata” dalla difesa della Intini Angelo s.r.I..
5.1. Anche l’ultimo motivo di ricorso è inammissibile.

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Paolo Spazianl est.

discussione in sede di legittimità, con conseguente inammissibilità

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Per effetto del rigetto della domanda, il ricorrente era infatti
risultato soccombente sia nel rapporto processuale intercorso con le
società convenute sia nel rapporto processuale intercorso con la
chiamata in causa. La condanna al rimborso delle spese sostenute
dalle parti vittoriose è stata dunque legittimamente pronunciata dal
Tribunale in applicazione del principio della soccombenza ed in piena

Né è censurabile, in sede di legittimità, il mancato apprezzamento
da parte del giudice del merito, in funzione dell’eventuale
compensazione delle spese, dell’asserita “scusabilità” della scelta
dell’attore di citare in giudizio la Gruppo intini s.p.a. in quanto società
capogruppo, nonché della circostanza che la chiamata in causa
dell’Anas era stata “provocata” dalla difesa della convenuta Intini
Angelo s.r.I..
Secondo il pacifico e consolidato orientamento di questa Corte,
infatti, rientra nel potere discrezionale del giudice di merito non solo
la valutazione dell’opportunità di compensare parzialmente o per
intero le spese del giudizio (nell’ipotesi di soccombenza reciproca e in
quella di concorso di altre ragioni giustificative alla stregua della
formulazione dell’art. 92, secondo comma, c.p.c., applicabile ratione
temporis) ma anche la decisione di porre le stesse a carico di una
delle parti (nell’ipotesi in cui essa risulti totalmente o parzialmente
soccombente), trovando tale potere discrezionale il suo unico limite
nell’impossibilità di condannare, in tutto o in parte, al pagamento
delle spese la parte che sia risultata totalmente vittoriosa (tra le più
recenti, Cass. 31/10/2017, n. 25864; Cass. 31/03/2017, n. 8421;
Cass. 20/03/2017, n. 7146; Cass. 19/06/2013, n. 15317; Cass.
02/07/2007, n. 14964; Cass. 04/06/2007, n. 12963).
In definitiva, il ricorso per cassazione proposto da Paolo De
Leonardis deve essere dichiarato inammissibile.

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Paolo SpaOrii est.

conformità al disposto dell’art. 91 c.p.c..

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6.

Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza

e vengono liquidate come da dispositivo, avuto riguardo alla
circostanza che l’Anas, unica intimata ad avere svolto difese, si è
peraltro limitata, previo deposito di memoria di costituzione, a
partecipare all’udienza di discussione.
7. Ai sensi dell’art. 13 comma 1-quater del d.P.R. n. 115 del

versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di
contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del
comma 1-bis del citato art. 13.
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso.
Condanna il ricorrente al pagamento, in favore dell’Anas, delle
spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 500,00, oltre alle
spese forfetarie nella misura del 15 per cento ed agli accessori di
legge.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1-quater del d.P.R. n. 115 del 2002,
inserito dall’art. 1, comma 17, della I. n. 228 del 2012, dà atto della
sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente,
dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello
dovuto per il ricorso a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.
Così deciso nella Camera di consiglio della Terza Sezione Civile
il 21 novembre 2017.
IL PR IDENT
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A ‘eli

2002, si deve dare atto della sussistenza dei presupposti per il

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