Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1273 del 20/01/2011

Cassazione civile sez. VI, 20/01/2011, (ud. 09/11/2010, dep. 20/01/2011), n.1273

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. STILE Paolo – rel. Consigliere –

Dott. CURCURUTO Filippo – Consigliere –

Dott. CURZIO Pietro – Consigliere –

Dott. MELIADO’ Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 1404/2010 proposto da:

Z.M.S., D.C.G. (OMISSIS),

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA FIAMMETTA 11, presso lo studio

dell’avvocato ITALIA SALVATORE, che li rappresenta e difende

unitamente all’avvocato LUIGI CINQUE, giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrenti –

contro

T.M. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA ODERISI DA GUBBIO 78, presso lo studio dell’avvocato LIBERATORE

LUCIANO ELIGIO, rappresentata e difesa dall’avvocato TEDESCHI

Gabriele, giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 429/2009 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA del

26/03/09, depositata il 21/09/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

09/11/2010 dal Consigliere Relatore Dott. PAOLO STILE;

è presente il P.G. in persona del Dott. RENATO FINOCCHI GHERSI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, letta la relazione del Cons. Dott. Paolo Stile;

udite le richieste del P.M., Dott. FINOCCHI GHERSI Renato;

esaminati gli atti, osserva:

1. La Corte d’Appello di L’Aquila – Sezione Lavoro, con sentenza n. 429 del 26/3-21/9/2009 confermava quanto deciso dal Giudice di primo grado, che aveva condannato D.C.G. e Z.M. S. a pagare in solido tra loro ed in favore di T.M., la somma di Euro 40.474,05, e la sola ditta individuale di Z. M.R. al pagamento di Euro 4.331,03, oltre rivalutazione ed interessi a titolo di differenze retributive, accertata la ricorrenza tra le parti di un rapporto di lavoro subordinato, nonchè a rifonderle le spese legali, liquidate in Euro 3.500,00.

2. Riteneva la Corte territoriale del tutto infondata la doglianza avanzata dagli appellanti in ordine alla eccepita nullità del ricorso introduttivo perchè privo di indicazioni di sorta circa gli elementi significativi della subordinazione, le mansioni asseritamene svolte e il CCNL applicabile, essendo stati indicati, al contrario, in detto atto dal ricorrente tutti gli elementi significativi sia della sua posizione lavorativa che dei suo credito, documentato dagli analitici prospetti contabili allegati al ricorso; ed invero in esso risultavano indicate le mansioni e i periodi lavorativi (5.2.1999/31.10.2001 1.11.2001/28.2.2002) alle dipendenze dell’uno e dell’altro appellante, il settore (industria dolciaria) cui era riconducibile detta attività espletata e il CCNL Alimentari – Industria, l’orario lavorativo di otto ore giornaliere per 6/7 giorni alla settimana, la retribuzione giornaliera sicchè la controparte era stata posta in condizione di difendersi.

3. Del pari infondata era la doglianza relativa all’errata valutazione da parte del giudice di primo grado delle risultanze istruttorie, che invece, erano state adeguatamente esaminate e valutate tenendo anzitutto conto dei possibili interessi nella causa e conferendo il giusto peso alle dichiarazioni rese da coloro che avevano diretta conoscenza dei fatti di causa e nessun interesse nella stessa.

4. Peraltro, tutti i testi addotti dalla T. avevano confermato i suoi assunti riferendo circa l’orario di lavoro, le mansioni svolte – risolventesi nel confezionare i confetti e nel venderli alla clientela-, la continuità della prestazione lavorativa, la sottoposizione al potere organizzativo, direttivo e disciplinare del datore di lavoro.

5. Infondate risultano le critiche ulteriormente sviluppate da memoria – mosse dal ricorrente alla impugnata decisione attraverso la denuncia di nullità della sentenza per extrapetizione e contraddittoria ed omessa motivazione, in quanto nessuna di esse vale a superare le argomentazioni adottate dal Giudice di appello a sostegno del decisum.

Non può, infatti, fondatamente sostenersi la sussistenza del vizio di extrapetizione (primo motivo) e di contraddittoria motivazione (secondo motivo) in quanto l’impugnata sentenza, pur facendo riferimento a mansioni, svolte dalla T., di addetta alla confezione di confetti ed alle vendite, ha riconosciuto alla stessa, mediante la conferma della pronuncia di primo grado, la qualifica di operaia, così come richiesto con il ricorso introduttivo.

Neppure può sostenersi che la Corte di merito abbia omesso di motivare in ordine all’assunto prospettato nella memoria difensiva di primo grado secondo cui la T. aveva trattenuto rapporti puramente commerciali con i coniugi D.C..

Sul punto, infatti, la Corte di Appello ha affermato che, “… come ha osservato il primo giudice, l’acquisto del materiale occorrente per i lavori non conferma la tesi degli appellanti essendo compatibile anche con la versione resa dalla T. e confermata dai testi in questione”; con ciò evidentemente volendo significare che l’acquisto del materiale non era di per sè indice di attività lavorativa autonoma ben potendo gli acquisti essere effettuati su incarico del datore di lavoro, onerato delle spese.

Per quanto esposto il ricorso va rigettato.

Le spese del presente giudizio, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti alle spese di questo giudizio, liquidate in Euro 30,00 oltre Euro 3.000,00 per onorari ed oltre spese generali, I.V.A. e C.P.A..

Così deciso in Roma, il 9 novembre 2010.

Depositato in Cancelleria il 20 gennaio 2011

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