Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12717 del 20/06/2016


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Cassazione civile sez. VI, 20/06/2016, (ud. 11/05/2016, dep. 20/06/2016), n.12717

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. CARACCIOLO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CIGNA Mario – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27274-2014 proposto da:

Z.M.C., Z.M.F., in proprio e nella

qualità di eredi di A.A.M., elettivamente domiciliati

in ROMA PIAZZA CAVOUR presso la CASSAZIONE, rappresentati e difesi

dall’avvocato MARIA ANNUNZIATA GALEONE giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 590/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di BARI SEZIONE DISTACCATA di TARANTO dell’11/02/2014,

depositata il 12/03/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’11/05/2016 dal Consigliere Relatore Dott. MARIO CIGNA.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

I contribuenti ricorrono, affidandosi a tre motivi, illustrati anche da successiva memoria, per la cassazione della sentenza con la quale la Commissione Tributaria Regionale, rigettandone l’appello, ha confermato la decisione di primo grado che aveva rigettato il ricorso proposto avverso cartella esattoriale; la CTR, in particolare, ha evidenziato la regolarità dei prodromici avvisi di liquidazione, precisando che il funzionario che aveva notificato gli atti era dipendente dell’allora Ufficio del Registro, come tale abilitato a svolgere (in caso di necessità) le mansioni di “messo notificatore”.

L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

Il primo motivo, con il quale si sostiene la carenza della qualità di agente notificatore in capo a tal An.An.Fr.

(dipendente del Comune di (OMISSIS) e non dell’Ufficio del Registro) è inammissibile per difetto di autosufficienza; nel ricorso, invero, non viene riportato nè il contenuto di detta notifica nè gli atti cui si fa riferimento, sicchè questa Corte non viene messa in condizione di conoscere la censura solo sulla base della lettura del ricorso.

Il secondo motivo, denunziante violazione dell’art. 2967 c.c. per non avere la CTR considerato che l’Ufficio non aveva soddisfatto l’onere di provare la sussistenza del decreto prefettizio di approvazione della nomina dell’ An. a messo notificatore del Comune di (OMISSIS), è inammissibile anche in quanto la questione della nullità (della notifica eseguita da messo comunale) per difetto del decreto prefettizio di approvazione è da ritenersi nuova, non apparendo essere stata specificamente sollevata nei gradi di merito.

Il terzo motivo, con il quale ci si duole che la CTR abbia qualificato come nullità sanabile (in virtù del raggiungimento dello scopo) la irritualità della notifica, è inammissibile in quanto non coglie la ratio decidendi (la CTR è pervenuta a detta qualificazione solo “ad abundantiam”).

Alla luce di tali considerazioni, pertanto, il ricorso va rigettato.

Le spese del presente giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano in complessivi Euro 1.000,00, oltre spese prenotate a debito ed accessori di legge; dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale.

Così deciso in Roma, il 11 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 20 giugno 2016

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