Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12717 del 13/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 13/05/2021, (ud. 15/01/2021, dep. 13/05/2021), n.12717

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. TEDESCO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17720-2019 proposto da:

D.M., C.F., D.A., D.C.,

rappresentati e difesi dagli avv.ti ALFONSO TEDESCHI e GIUSEPPE

TEDESCHI;

– ricorrenti –

contro

S.P., rappresentato e difeso dall’avv. SEBASTIANO

GIORDANO;

– controricorrente –

S.C.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1989/2018 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 02/05/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/01/2021 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE TEDESCO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

D.V. conveniva in giudi7io dinanzi al Tribunale di Torre Annunziata, sezione distaccata di Gragnano, C.F., D.M. e D.T., lamentando che i convenuti, proprietari di fondi confinanti, avevano realizzato manufatti in violazione delle norme urbanistiche, pro tempore applicabili, in materia di distanze dal confine. Nel corso del giudizio di primo grado interveniva la morte dell’attrice D.V. e si costituivano per la prosecuzione del giudizio S.P. e S.C.. Il Tribunale accoglieva la domanda, condannando i convenuti all’arretramento alla distanza di metri sei dal confine dei manufatti posti a distanza inferiore. La Corte d’appello di Napoli, per quanto interessa in questa sede, confermava la decisione di primo grado.

Contro la sentenza d’appello, D.M., C.F., D.A., D.C. (gli ultimi due quali eredi di D.T.) propongono ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo. Essi deducono l’avvenuta approvazione, da parte del Comune di S. Antonio Abate, di una disciplina urbanistica meno restrittiva di quella applicata dai giudici di merito. Precisano che l’iter richiesto per l’entrata in vigore della nuova disciplina si è esaurito, con conseguente immediata e diretta incidenza della stessa nuova disciplina nella presente lite.

S.P. resiste con controricorso; S.C. rimane intimata.

La causa è stata fissata dinanzi alla sesta sezione civile della Suprema corte su conforme proposta del relatore di manifesta fondatezza.

Il ricorso, il quale sfugge all’eccezione di inammissibilità mossa dai controricorrenti, è fondato. Nel caso di successione nel tempo di norme edilizie, se le norme successive siano più restrittive, la nuova disciplina non è applicabile alle costruzioni che al momento della sua entrata in vigore possano considerarsi già sorte, mentre nell’ipotesi di nuove norme meno restrittive, il principio della immediata applicabilità dello ius superveniens trova l’unico limite nell’eventuale giudicato formatosi nella controversia sulla legittimità o meno della costruzione, con la conseguenza che non può disporsi la demolizione degli edifici originariamente illeciti alla stregua delle precedenti norme e che siano consentiti dalla normativa sopravvenuta, nè, qualora la costruzione risulti illegittima anche alla stregua della disciplina sopravvenuta, ordinarsene l’arretramento in misura maggiore di quella necessaria ad assicurare il rispetto della nuova prescrizione, salvo, ove ne ricorrano le condizioni, il diritto al risarcimento dei danni prodottisi medio tempore, ossia di quelli conseguenti alla illegittimità della costruzione nel periodo compreso tra la sua esecuzione e l’avvento della nuova disciplina (Cass. n. 9348/1991; n. 1368/1996; n. 4980/2007; n. 14416/2010: n. 36713/2020).

Insomma, la costruzione eseguita in violazione delle norme vigenti nel tempo della sua realizzazione viene in esame al momento della decisione per sè stessa, indipendentemente dal collegamento con la condotta illecita di chi l’ha realizzata (Cass. n. 4464/1995). Pertanto, nel caso in cui un edificio eretto in violazione della disciplina delle distanze vigente all’epoca della costruzione risulti conforme alla diversa normativa urbanistica sopravvenuta prima del formarsi del giudicato, il confinante non può pretenderne, ai sensi dell’art. 873 c.c., la demolizione (Cass. n. 4828/1988).

I controricorrenti non negano la rilevanza della nuova disciplina, ma ne restringono l’ambito di incidenza alla minore distanza dal confine (cinque metri invece che sei), ferma la necessità di includere nel computo i balconi e fatto ancora salvo il divieto di edificazione sul confine. Di contro i ricorrenti sostengono che i manufatti sono divenuti interamente leciti. La questione, tuttavia, non è proponibile in questa sede: la valutazione dell’ambito di incidenza della norma locale sopravvenuta, una volta riconosciutane l’astratta rilevanza, compete al giudice di rinvio (Cass. n. 14446/2010).

La sentenza impugnata va, conclusivamente, cassata, con rinvio alla Corte d’appello di Napoli in diversa composizione, che procederà al riesame della domanda attrice, tenendo conto della concreta incidenza nella fattispecie della sopravvenuta norma locale; ai giudici di rinvio si demanda, infine, anche il regolamento delle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata; rinvia ad altra sezione della Corte d’appello di Napoli anche per le spese.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 6 – 2 Sezione civile della Corte suprema di cassazione, il 15 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 maggio 2021

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