Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12713 del 20/06/2016


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Cassazione civile sez. VI, 20/06/2016, (ud. 14/01/2016, dep. 20/06/2016), n.12713

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAGONESI Vittorio – Presidente –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – rel. Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25888-2014 proposto da:

A.C.O., elettivamente domiciliato in ROMA, V LE

REGINA MARGHERITA, 1, presso lo studio dell’avvocato MAURIZIO DE

STEFANO, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

GIACOMO PACE, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

e contro

PREFETTO DI NAPOLI;

– intimato –

avverso l’ordinanza n. 2231/2014 del GIUDICE DI PACE di NAPOLI del

15/04/2014, depositata il 28/04/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/01/2016 dal Consigliere Relatore Dott. CARLO DE CHIARA;

udito l’Avvocato MAURIZIO DE STEFANO, difensore del ricorrente, che

si riporta agli scritti.

Fatto

PREMESSO IN FATTO

Che è stata depositata relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., nella quale si legge quanto segue:

“l. – Il sig. A.C.O., cittadino nigeriano, propose ricorso avverso il decreto di espulsione emesso nei suoi confronti dal Prefetto di Napoli il 20 marzo 2014, ai sensi del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, per non aver presentato l’istanza di rinnovo di permesso di soggiorno.

Il Giudice di pace di Napoli ha respinto il ricorso perchè il ricorrente, pur essendo stato detenuto in custodia cautelare prima di essere assolto con formula piena dal reato ascrittogli, avrebbe potuto, eventualmente con l’ausilio di un interprete, richiedere al direttore del carcere di poter inviare la domanda di rinnovo del permesso all’ufficio competente, e perchè comunque non aveva presentato la domanda nei sessanta giorni successivi alla scarcerazione, scaduti il 18 gennaio 2014.

2. – Il sig. A. ha proposto ricorso per cassazione cui non ha resistito l’Amministrazione intimata.

3. – Con l’unico motivo di ricorso, premesso il carattere non perentorio del termine di sessanta giorni, stabilito del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2, lett. b), per la richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno, si lamenta che il Giudice di pace non abbia tenuto conto che il ricorrente era stato espulso proprio allorchè si era recato in questura per presentare appunto la domanda di rinnovo del permesso.

3.1 – Il motivo è fondato.

Contrariamente a quanto ritenuto dal Giudice di pace, ai sensi DEL D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2, lett. b), cit., la spontanea presentazione della domanda di rinnovo del permesso di soggiorno oltre il termine di sessanta giorni dalla sua scadenza osta all’espulsione automatica dello straniero, la quale può essere disposta solo se la domanda sia stata respinta per la mancanza, originaria o sopravvenuta, dei requisiti richiesti dalla legge per il soggiorno dello straniero sul territorio nazionale mentre il ritardo nella presentazione può costituirne solo indice rivelatore nel quadro di una valutazione complessiva della situazione in cui versa l’interessato (Cass. Sez. Un. 7892/2003 e successive conformi).

Inoltre il rifiuto, esplicito o per fatta concludentia, di ricevere l’istanza di rinnovo, ancorchè tardivamente proposta, del permesso di soggiorno scaduto, può integrare una situazione di addebitabilità all’Amministrazione della permanenza illegale ed essere idonea ad inibire l’esercizio del potere espulsivo fino alla definizione della richiesta, purchè di tale comportamento dilatorio od ostruzionistico sia fornita la prova (Cass. 1907/2010, 18735/2010).

Nel caso di specie il ricorrente aveva appunto dedotto di essere stato espulso proprio allorchè si era recato spontaneamente in questura per presentare la domanda di rinnovo del permesso di soggiorno, ed ha argomentato tale affermazione sul rilievo che il decreto di espulsione non reca l’indicazione del suo domicilio, segno che la polizia non ne era al corrente e non poteva, pertanto, essere stata lei a convocarlo in questura.

Di tale fatto decisivo (la spontanea presentazione in questura per chiedere il rinnovo del permesso), dedotto dal ricorrente, il Giudice di pace non si è dato alcun carico, omettendo qualsiasi accertamento al riguardo, ed è incorso pertanto anche nel vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5;

che tale relazione è stata ritualmente comunicata agli avvocati delle parti costituite;

che non sono state presentate memorie.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Che il collegio condivide quanto esposto nella relazione di cui sopra;

che pertanto il ricorso va accolto e il provvedimento impugnato va cassato con rinvio al giudice indicato in dispositivo, per un nuovo esame che tenga conto del fatto decisivo sopra indicato;

che al giudice di rinvio viene affidato anche il compito di provvedere sulle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa il provvedimento impugnato e rinvia, anche per le spese, al Giudice di pace di Napoli in persona di altro magistrato.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 14 gennaio 2016.

Depositato in Cancelleria il 20 giugno 2016

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