Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12708 del 12/05/2021

Cassazione civile sez. I, 12/05/2021, (ud. 18/02/2021, dep. 12/05/2021), n.12708

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12884-2020 proposto da:

I.G., rappresentato e difeso dall’avv. ANDREA MAESTRI, e

domiciliato presso la cancelleria della Corte di Cassazione;

– ricorrente –

e contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI n. 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di BOLOGNA, depositata il

29/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/02/2021 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con decreto del 29.02.2020 il Tribunale di Bologna respingeva il ricorso proposto da I.G., cittadino (OMISSIS), avverso il provvedimento con il quale la Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Bologna, Sezione di Forlì Cesena, aveva rigettato la domanda del ricorrente, volta al riconoscimento della protezione internazionale e di quella umanitaria. Il Tribunale, dopo aver ascoltato il ricorrente, riteneva non sussistenti i presupposti per la concessione della tutela invocata.

Propone ricorso per la cassazione di tale decisione di rigetto I.G., affidandosi ad un unico motivo.

Il Ministero dell’Interno, intimato, ha depositato atto di costituzione ai fini della partecipazione all’udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con l’unico articolato motivo il ricorrente lamenta la violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8 e 32, del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5 nonchè dell’art. 10 Cost. e del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perchè il Tribunale avrebbe disatteso l’obbligo di cooperazione istruttoria, omettendo di accertare la minaccia rappresentata dalla confraternita denominata “(OMISSIS)” ai fini della concessione della protezione sussidiaria, nonchè denegato, erroneamente, il riconoscimento della protezione umanitaria.

La censura è inammissibile.

Con riguardo al riconoscimento della protezione sussidiaria ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lettere a) e b), il Tribunale ha proceduto ad un’approfondita disamina delle ragioni che l’hanno indotto a ritenere non credibile il ricorrente (cfr. pagg. 8, 9, 10 e 11 del decreto impugnato). Tale apprezzamento di fatto è censurabile solo nei limiti dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come riformulato dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54 convertito in L. n. 134 del 2012. Al di fuori di tali limiti, la censura si risolve in un’inammissibile istanza di revisione delle valutazioni e del convincimento del giudice di merito, tesa all’ottenimento di una nuova pronuncia sul fatto, estranea alla natura ed ai fini del giudizio di cassazione (Cass. Sez. U, Sentenza n. 24148 del 25/10/2013, Rv. 627790).

Merita, infatti, di essere ribadito il principio secondo cui “In tema di ricorso per cassazione, il vizio di violazione di legge consiste nella deduzione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge e implica necessariamente un problema interpretativo della stessa; l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa è, invece, esterna all’esatta interpretazione della norma e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, sottratta al sindacato di legittimità” (Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 3340 del 05/02/2019, Rv. 652549).

Parimenti inammissibile è la doglianza in relazione al mancato riconoscimento della protezione sussidiaria ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c). Il Tribunale, invero, ha opportunamente valutato la situazione esistente in (OMISSIS), ottemperando al dovere di cooperazione istruttoria gravante sul giudice di merito. In particolare, citando le fonti privilegiate sulla base delle quali ha fondato il proprio convincimento, il Tribunale ha riconosciuto l’esistenza di conflitti armati in (OMISSIS), specificando, tuttavia, che gli stessi si collocano soprattutto nella parte della (OMISSIS) settentrionale, e più precisamente nel nordest della stessa, in particolare ad (OMISSIS) e in (OMISSIS), oltre alle regioni limitrofe…” (cfr. pag. 11 del decreto impugnato) e concludendo, quindi, per l’insussistenza del pericolo nell'(OMISSIS), regione di provenienza del ricorrente. Tale ratio decidendi non è specificamente attinta dal motivo, con il quale il ricorrente si limita ad una censura del tutto aspecifica, dolendosi genericamente dell’omessa concessione della suddetta forma di tutela, senza confrontarsi con la decisione impugnata.

Sul punto, va ribadito il principio, più volte affermato da questa Corte, secondo cui “In tema di protezione internazionale, il motivo di ricorso per cassazione che mira a contrastare l’apprezzamento del giudice di merito in ordine alle cd. fonti privilegiate, di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, deve evidenziare, mediante riscontri precisi ed univoci, che le informazioni sulla cui base è stata assunta la decisione, in violazione del ai. dovere di collaborazione istruttoria, sono state oggettivamente travisate, ovvero superate da altre più aggiornate e decisive fonti qualificate” (Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 4037 del 18/02/2020, Rv. 657062; conf. Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 21932 del 09/10/2020, Rv. 659234; Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 22769 del 20/10/2020, Rv. 659276).

Analogamente, rispetto alla domanda di protezione umanitaria, risulta che il Tribunale abbia correttamente valutato la condizione, anche lavorativa, del ricorrente, non ravvisando alcun profilo di vulnerabilità tale da giustificare la concessione della suddetta tutela. In particolare, il Tribunale ha sottolineato che “… il ricorrente ha in (OMISSIS) gli affetti più stretti, ovvero tre sorelle,. il padre ed uno zio…” (cfr. pag. 13 del decreto impugnato) e, valorizzando la circostanza che il ricorrente, prima di lasciare la (OMISSIS), avesse un’attività commerciale propria, ha concluso nel senso che lo stesso, in caso di rimpatrio, non si troverebbe “… in una situazione di privazione dei diritti fondamentali o di inemendabile miseria, tale da integrare il requisito dei seri motivi rilevanti ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria…” (cfr. pag. 13 del decreto impugnato). Il giudice di merito ha, dunque, compiuto una valutazione comparativa tra la situazione del richiedente in Italia e la condizione in cui questi verrebbe a trovarsi, ove fosse rimpatriato nel Paese di provenienza. Non si configura, sotto questo profilo, alcun profilo di violazione di legge, avendo il Tribunale svolto in modo adeguato la funzione, ed esercitato i poteri – doveri, attribuitagli dall’ordinamento.

Nè può attribuirsi una portata decisiva all’epidemia da Covid-19, trattandosi di un fenomeno che, ancorchè astrattamente idoneo ad esporre a rischio la salute del ricorrente, è certamente sopravvenuto rispetto alla decisione di merito qui impugnata. La circostanza, pertanto, non può essere considerata, in questa sede, ai fini della dimostrazione della sussistenza di un profile di vulnerabilità individualizzata in capo al richiedente la protezione.

In definitiva, il ricorso va dichiarato inammissibile.

Nulla per le spese, in difetto di notificazione di controricorso da parte del Ministero dell’Interno, intimato nel presente giudizio di legittimità.

Stante il tenore della pronuncia, va dato atto – ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater – della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo contributo unificato, pari a quello previsto per la proposizione dell’impugnazione, se dovuto.

PQM

la Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione prima civile, il 18 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 12 maggio 2021

 

 

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