Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12700 del 25/05/2010

Cassazione civile sez. III, 25/05/2010, (ud. 24/03/2010, dep. 25/05/2010), n.12700

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MORELLI Mario Rosario – Presidente –

Dott. TALEVI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. AMATUCCI Alfonso – Consigliere –

Dott. URBAN Giancarlo – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 3865-2006 proposto da:

AUTOTRASPORTI F. & M. MARTELLI DI MAURIZIO MARTELLI & C.

S.A.S.

(OMISSIS), in persona del suo legale rappresentante, considerata

domiciliata “ex lege” in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI

CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato CIRIECO PAOLO

unitamente all’avvocato GIUBBILEI GABRIELLO giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

D’AMICO DI NAVIGAZIONE S.P.A. (OMISSIS);

– intimato –

sul ricorso 5049-2006 proposto da:

D’AMICO SOCIETA’ DI NAVIGAZIONE SPA, in persona del suo Procuratore

Speciale Dott. BERGAMASCHI MAURIZIO, elettivamente domiciliata in

ROMA, PIAZZA G. MAZZINI 27, presso lo studio dell’avvocato RAIMONDI

OSCAR, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato FADDA

EMILIO giusta delega in calce al controricorso e ricorso incidentale;

– ricorrente –

e contro

AUTOTRASPORTI F.& M. MARTELLI DI MAURIZIO MARTELLI & C.

S.A.S.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1486/2004 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

SEZIONE PRIMA CIVILE, emessa il 01/10/2004, depositata il 18/11/2004

R.G.N. 1487/A/2001;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

24/03/2010 dal Consigliere Dott. ALBERTO TALEVI;

udito l’Avvocato SPERATI RAFFAELE (per delega dell’Avvocato RAIMONDI

OSCAR);

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni che ha concluso, previa riunione, per il

rigetto di entrambi i ricorsi e compensazione alle spese.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Nell’impugnata decisione lo svolgimento del processo è esposto come segue.

“Con atto di citazione notificato il 18 marzo 1993 la AUTOTRASPORTI F. & M. MARTELLI di Maurizio Martelli & c. s.a.s. (quale succeditrice della Martelli & Ricciarelli s.n.c.) conveniva in giudizio, davanti al Tribunale di Livorno, la D’AMICO DI NAVIGAZIONE S.p.A. chiedendo dichiararsi risolto alla data del (OMISSIS) il contratto di trasporti contenitori stipulato fra le parti il (OMISSIS), tacitamente rinnovato di anno in anno, con conseguente condanna della convenuta al pagamento in suo favore della complessiva somma di L. 1224.683.021=, oltre interessi e spese, a titolo di conguaglio rispetto alla tariffa obbligatoria ed inderogabile prevista dalla L. n. 298 del 1974 e dal D.M. 18 novembre 1982 (cd. tariffa a forcella) e/o di refusione di viaggi non effettuati rispetto al numero minimo previsto nel contratto di appalto di servizi di trasporto inter partes. Costituitasi in giudizio, la convenuta chiedeva il rigetto della domanda siccome infondata, eccependo preliminarmente la prescrizione ex art. 2951 c.c. dei crediti vantati dall’attrice.

Quindi, all’esito dell’istruzione, articolatasi nella produzione di documenti e nell’espletamento di CTU (veniva disattesa l’istanza attrice di ammissione di prova per testi), con sentenza in data 09- 18.05.2001 il Tribunale adito rigettava siccome infondata la domanda attrice, ritenendo in diritto applicarsi al contratto intercorso fra le parti il termine di prescrizione di un anno previsto dall’art. 2951 c.c. e, in fatto, che l’attrice non aveva dato prova di aver compiuto alcuna attività in favore della convenuta nell’anno antecedente la notifica dell’atto di citazione. Contro tale sentenza proponeva appello la AUTOTRASPORTI F. & M. MARTELLI di Maurizio Martelli & c. s.a.s. (quale succeditrice della Martelli & Ricciarelli s.n.c.), chiedendone la riforma nei sensi indicati in epigrafe sulla base dei seguenti motivi, previa chiamata del CTU a chiarimenti ed ammissione della richiesta prova testimoniale in ordine all’attività svolta da essa appellante per incarico della D’AMICO DI NAVIGAZIONE S.p.A.:

1) anche a voler ritenere applicabile al caso di specie il termine di prescrizione annuale di cui all’art. 2951 c.c., in ogni caso il primo giudice aveva errato nel rigettare la domanda attrice per il periodo compreso tra il (OMISSIS) (giorno nel quale si doveva intendere risolto per fatto e colpa della D’Amico S.p.A. il contratto stipulato dalle parti il (OMISSIS)), trascurando che essa appellante aveva eseguito per detta D’AMICO DI NAVIGAZIONE S.p.A. trasporti di containers regolati dall’A.C.N. Contenitori in vigore all’epoca in forza del richiamo da parte del menzionato contratto (OMISSIS) stipulato a tempo indeterminato e non ancora scaduto:

2) le spese della CTU, ammontanti a L. 38.290.167=, andavano poste a carico della D’AMICO DI NAVIGAZIONE S.p.A. o, quanto meno, a carico solidale delle parti. Si costituiva in giudizio la appellata D’AMICO DI NAVIGAZIONE S.p.A., chiedendo il rigetto dell’impugnazione siccome infondata. Quindi, avendo la Corte con ordinanza del 7 – 22.11.2003 disposto l’interrogatorio libero delle parti sulla presenza negli atti di causa della lettera con la quale, a detta del CTU, la società appellante avrebbe riconosciuto che il rapporto inter partes si era già concluso il (OMISSIS), all’esito del predetto incombente e sulle conclusioni trascritte in epigrafe, la causa passava in decisione all’udienza collegiale del 1.10.2004”.

La Corte di Appello di Firenze, con sentenza 1.10.04 – 18.11.04, definitivamente pronunziando, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Livorno in data 9-18 maggio 2001, poneva le spese di CTU a carico solidale delle parti e confermava nel resto la sentenza impugnata. Dichiarava compensate fra le parti nella misura della metà le spese del grado del giudizio, che liquidava per l’intero in complessivi Euro 17.854,56 (di cui Euro 11.362,06= per onorari ed Euro 4.326,62= per diritti) e condannava “… la AUTOTRASPORTI F. &

M. MARTELLI di Maurizio Martelli & c. s.a.s. (quale succedanee della Martelli & Ricciarelli s.n.c.) a rimborsare alla D’AMICO DI NAVIGAZIONE S.p.A. il residuo, pari ad Euro 8.927,28, oltre IVA e CPA”.

Contro questa sentenza ha proposto ricorso per cassazione la Autotrasporti F. & M. MARTELLI di Maurizio Martelli & C. s.a.s..

Ha resistito con controricorso ed ha proposto ricorso incidentale la D’AMICO Società di navigazione s.p.a.. Il controricorso con ricorso incidentale risulta notificato presso l’avv. Paolo Cirneco invece che presso l’avv. Paolo Cirieco; ma l’esattezza dell’indirizzo (via Germanico 107 Roma) ed il fatto che la consegna risulti avvenuta (a detto indirizzo) a mani di un collega di studio, autorizza a ritenere che si sia di fronte ad un mero lapsus calami privo di effetti giuridicamente rilevanti.

La D’AMICO Società di navigazione s.p.a. ha anche depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

I motivi del ricorso principale vanno esaminati insieme in quanto connessi.

La Autotrasporti F. & M. MARTELLI di Maurizio Martelli & C. s.a.s., con il primo motivo “SULLA VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE – IN RELAZIONE all’art. 360 c.p.c., n. 3 – DEGLI artt. 1350, 1351, 1373 e 1386 c.c. CONCERNENTE LA NECESSITA’ CHE UN NEGOZIO RECETTIZIO UNILATERALE: A – SIA SOGGETTO ALLE STESSE GARANZIE DI FORMA PRESCRITTE PER IL CONTRATTO COSTITUITO DEL RAPPORTO AL CUI SCIOGLIMENTO IL RECESSO STA FINALIZZATO, E CHE B – POSTULI IL CONCRETO RISCONTRO DI UNA MANIFESTAZIONE DI VOLONTA’ DIRETTA ALLO SCIOGLIMENTO DEL VINCOLO NEGOZIALE DA ENTRAMBE LE PARTI” espone doglianze da riassumere nel modo seguente. Premesso che il contratto (OMISSIS) stipulato in forma scritta in base alle regole imposte dall’ACN di riferimento, e che quindi tanto il negozio solutorio quanto la dichiarazione di recesso dovevano avere la stessa forma scritta, nella fattispecie manca ogni manifestazione di recesso validamente proposta per iscritto dalla società controricorrente;

anzi manca addirittura la prova della volontà di recesso espressa da quest’ultima.

Con il secondo motivo “SULLA VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DEGLI artt. 1372 e 1373 c.c., NONCHE’ dell’art. 2334 c.c. – IN RELAZIONE all’art. 360 c.p.c., n. 3 – PER NON AVERE RITENUTO LA CORTE TERRITORIALE CHE IL RECESSO PUO’ ESSERE ESERCITATO SOLO DAL LEGALE RAPPRESENTANTE DELLA SOCIETA’ CONTRAENTE O AL PIU’ DA PROCURATORE MUNITO DI PROCURA SPECIALE CONFERITA A TAL FINE” la parte ricorrente espone doglianze da riassumere nel modo seguente. E’ pacifico che recesso e/o dichiarazione di risoluzione del rapporto contrattuale venne manifestato non da un legale rappresentante della SpA D’AMICO DI NAVIGAZIONE, ma da un semplice dipendente, tale Sig. M. A., neanche munito di procura speciale conferita a tal fine. La legale rappresentanza spettava invece unicamente a Sig. MA. M., come al di là di ogni ragionevole dubbio risultava dal fatto che il suo nome compariva nella denominazione sociale della s.a.s. della quale era certamente un socio accomandatario. Il Sig. MA.Fa. – padre del sig. MA.Ma. – era all’epoca solo socio accomandante della sas della quale non aveva alcun potere rappresentativo. Nonostante ciò la Corte di Appello di Firenze ha erroneamente ritenuto che il rapporto contrattuale si sarebbe sciolto per effetto del recesso e/o della dichiarazione di risoluzione avversaria, manifestata in forma orale, ma in relazione alla quale la ricorrente avrebbe preso atto e/o espresso accettazione con la lettera in questione. La controparte ha avuto conoscenza legale e di fatto di detta carenza di potere di rappresentanza del sig. Ma.Fa..

I due motivi di ricorso principale non possono essere accolti.

La parte ricorrente sembra sostenere che il contratto (OMISSIS) è un contratto formale “… in base alle regole imposte dall’ACN di riferimento …”. Tale assunto difensivo è però inammissibile per le seguenti ragioni, ciascuna delle quali decisiva anche da sola: -A) in quanto si tratta di un tema del contendere che non è stato oggetto dell’impugnata sentenza; la parte ricorrente avrebbe pertanto dovuto indicare ritualmente se ed in quale atto, nonchè (per il principio di autosufficienza del ricorso; cfr. tra le altre Cass. n. 8960 del 18/04/2006; Cass. Sentenza n. 7767 del 29/03/2007; Cass. Sentenza n. 6807 del 21/03/2007; Cass. Sentenza n. 15952 del 17/07/2007) in che termini, la tesi era stata sottoposta al giudizio del Giudice di secondo grado (cfr. tra le altre Cass. Sentenza n. 20518 del 28/07/2008: “Ove una determinata questione giuridica – che implichi un accertamento di fatto – non risulti trattata in alcun modo nella sentenza impugnata, il ricorrente che proponga detta questione in sede di legittimità ha l’onere, al fine di evitare ima statuizione di inammissibilità per novità della censura, non solo di allegare l’avvenuta deduzione della questione innanzi al giudice di merito, ma anche di indicare in quale atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dar modo alla Corte di Cassazione di controllare ex actis la vendici là di tale asserzione prima di esaminare nel merito la questione stessa; cfr. anche Cass. N. 14590 del 2005)”; -B) il fatto che la parte ricorrente parli di detto acronimo “ACN” senza ulteriori chiarimenti è già di per se una sufficiente causa di inammissibilità per genericità; -C) comunque trattasi evidentemente di un accordo privato per cui incombeva alla parte che lo invoca l’obbligo di produrlo in sede di giudizio di merito (come avviene ad es. per i contratti collettivi; cfr. Cass. Sentenza n. 18584 del 07/07/); e di citarne il contenuto ritualmente in sede di ricorso per cassazione in base al sopra citato principio di autosufficienza del ricorso.

La corte di merito basa le sue argomentazioni su precisi documenti.

La parte ricorrente, per contestare validamente dette argomentazioni avrebbe dovuto, sempre in base al predetto principio di autosufficienza del ricorso, riportare ritualmente il contenuto delle risultanze istruttorie o degli atti processuali su cui basa le sue tesi; mentre invece si è talora limitata ad enunciazioni (ad es.

“… Il punto è del tutto pacifico fra le parti …”; alla fine di pag. 7) generiche e quindi inammissibili.

Le doglianze residue sono prive di pregio in quanto l’impugnata motivazione è in ogni caso sufficiente, logica, non contraddirteli a e rispettosa della normativa in questione.

La ricorrente incidentale D’AMICO Società di navigazione s.p.a,, con il suo unico motivo, prospetta doglianze da riassumere come segue. La sentenza della Corte d’Appello di Firenze ha accolto il motivo di impugnazione proposto dalla F. & M. Martelli in ordine all’addebito solo a suo carico delle spese di consulenza tecnica nell’importo liquidato in primo grado; ed ha compensato tra le parti le spese del giudizio svoltosi avanti ad essa. Tale capo di pronuncia appare censurabile sotto il profilo della violazione di legge, in relazione al disposto dell’art. 91 c.p.c. (con riferimento, quindi, all’art. 360 c.p.c., n. 3), nonchè sotto il profilo dell’omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione e, quindi, sotto il profilo dell’art. 360 c.p.c., n. 5. La Corte di merito non ha fornito alcuna logica e convincente motivazione in ordine al fatto di avere ignorato che la F. & M. Martelli aveva pesantemente insistito nel chiedere l’ammissione ad esperimento della consulenza tecnica nel giudizio di primo grado, anche dopo che la D’Amico di Navigazione, costituendosi in causa, aveva eccepito l’intervenuta prescrizione di ogni suo diritto e, quindi, la totale inutilità di una consulenza diretta a quantificare un diritto che, come rilevato anche dal Giudice Istruttore cui la causa era stata assegnata, risultava palesemente estinto per effetto di maturata prescrizione; il costo di tale consulenza tecnica era stato quindi posto nella sua integrità a carico della F. & M. Martelli anche e soprattutto in considerazione dell’atteggiamento da essa al proposito assunto; la soccombenza della Martelli risultava indiscutibile anche nel secondo grado di giudizio.

La Corte ha fondato la sua decisione su considerazioni di natura socio-politico che nulla hanno da spartire con il diritto.

Il motivo è privo di pregio. Infatti la Corte di merito ha fondato la sua decisione su considerazioni che si sottraggono al sindacato di legittimità in quanto sufficienti, logiche, non contraddittorie e rispettose della disciplina in questione.

Anche il ricorso incidentale va dunque respinto.

Considerato il rigetto di entrambi i ricorsi, debbono ritenersi sussistenti giusti motivi per compensare le spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi e li rigetta, compensa le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 24 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 25 maggio 2010

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