Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12698 del 20/06/2016


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Cassazione civile sez. VI, 20/06/2016, (ud. 18/05/2016, dep. 20/06/2016), n.12698

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Uliana – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – rel. Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10806-2015 proposto da:

U.F., ((OMISSIS)), da considerarsi per legge

domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la Cancelleria della CORTE

SUPREMA di CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato CLAUDIO

DEFILIPPI, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

M.M.;

– intimata –

avverso l’ordinanza n. R.G. 3490/2014 R.G. del TRIBUNALE di LA SPEZIA

del 17/12/2014, depositata il 19/12/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/05/2016 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCO DE STEFANO.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. – E’ stata depositata in cancelleria relazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., datata 24.2.16 e regolarmente notificata ai difensori delle parti, relativa al ricorso avverso l’ordinanza 19.12.14 in proc. n. 3490/14 r.g. del tribunale della Spezia, del seguente letterale tenore:

“1. – U.F. ricorre – affidandosi a cinque motivi direttamente a questa Corte per conseguire la cassazione dell’ordinanza indicata in epigrafe, con cui è stato rigettato il suo reclamo avverso il diniego di sospensione, reso dal g.e., della procedura esecutiva presso terzi ai suoi danni intentata presso quel tribunale da M.M.. L’intimata non resiste con controricorso.

2. – Il ricorso va trattato in camera di consiglio – ai sensi degli artt. 375, 376 e 380-bis c.p.c. – potendo esservi dichiarato inammissibile.

3. – Pare superflua la stessa illustrazione dei motivi di ricorso (“violazione dell’art. 492 c.p.c., comma 1 e art. 543 c.p.c., comma 2 per difetto dell’ingiunzione al debitore”; “violazione dell’art. 546 c.p.c., comma 1 per mancanza dell’avvertimento al terzo pignorato della sottoposizione agli obblighi del custode”; “violazione dell’art. 546 c.p.c., comma 1 – errata indicazione nell’atto di pignoramento della somma che si intende sottoporre a pignoramento rispetto a quella pignorata dall’ufficiale giudiziario”; “violazione dell’art. 492 c.p.c., comma 1 – inesatta indicazione del credito per cui si procede”; “violazione dell’art. 543 c.p.c., comma 2 – inesatta indicazione della notifica dell’atto di precetto”), vista la consolidata giurisprudenza di legittimità sull’inammissibilità del ricorso diretto per cassazione avverso l’ordinanza che, anche in sede di reclamo ai sensi dell’art. 669-terdecies c.p.c., provvede sull’istanza di sospensione rivolta al giudice dell’esecuzione, visto che tale provvedimento non possiede i requisiti di decisorietà e di definitività, non avendo attitudine ad incidere con efficacia di giudicato su situazioni soggettive di natura sostanziale (tra le innumerevoli: Cass., ord. 12 novembre 2014, n. 24044; Cass. 27 agosto 2014, n. 18338; Cass. 10 dicembre 2013, n. 27545; Cass., ord. 10 luglio 2013, n. 17081; Cass. 7 agosto 2012, n. 14189; Cass., ord. 11 luglio 2012, n. 11688; Cass. 8 maggio 2010, n. 11243; Cass. 12 marzo 2008, n. 6680)”.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

2. – Non sono state presentate conclusioni scritte, nè le parti sono comparse in camera di consiglio per essere ascoltate, ma il ricorrente ha depositato memoria.

3. – A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, ritiene il Collegio di condividere i motivi in fatto e in diritto esposti nella su trascritta relazione e di doverne fare proprie le conclusioni, non comportandone il superamento gli argomenti sviluppati nella memoria depositata dalla parte ricorrente:

visto che l’ordinanza resa ai sensi dell’art. 669-terdecies c.p.c. non è giammai ricorribile per cassazione, nemmeno quanto alla pronunzia sulle spese in essa eventualmente contenuta, per la giurisprudenza ricordata appunto nella relazione, assolutamente consolidata.

4. – Pertanto, ai sensi degli artt. 380-bis e 385 c.p.c., il ricorso va dichiarato inammissibile, ma non vi è luogo a provvedere sulle spese del presente giudizio di legittimità, per non avervi svolto attività difensiva l’intimata.

5. – Deve, infine, trovare applicazione il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione: ai sensi di tale disposizione, il giudice dell’impugnazione è vincolato, pronunziando il provvedimento che la definisce, a dare atto – senza ulteriori valutazioni discrezionali –

della sussistenza dei presupposti (rigetto integrale o inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) per il versamento, da parte dell’impugnante integralmente soccombente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione da lui proposta, a norma del cit. art. 13, comma 1-bis.

PQM

La Corte:

– dichiara inammissibile il ricorso;

– ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, come modif. dalla L. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione sesta civile della Corte Suprema di Cassazione, il 18 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 20 giugno 2016

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