Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12698 del 12/05/2021

Cassazione civile sez. I, 12/05/2021, (ud. 18/02/2021, dep. 12/05/2021), n.12698

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14099-2019 proposto da:

M.O., rappresentato e difeso dall’avv. ANDREA MAESTRI, e

domiciliato presso la cancelleria della Corte di Cassazione;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI n. 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di BOLOGNA, depositata il

26/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/02/2021 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con l’ordinanza impugnata il Tribunale di Bologna rigettava il ricorso proposto da M.O. avverso il provvedimento con il quale la Commissione territoriale aveva respinto la sua domanda di riconoscimento della protezione, internazionale ed umanitaria.

Propone ricorso per la cassazione di detta decisione M.O. Nelson affidandosi ad un unico motivo.

Il Ministero dell’Interno ha depositato memoria ai fini della partecipazione all’udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo, il ricorrente lamenta l’omesso esame di un fatto decisivo, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, perchè il Tribunale non avrebbe considerato la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria.

La censura è inammissibile.

Il provvedimento impugnato dà atto che il richiedente aveva narrato di essere emigrato in quanto, dopo aver perduto la casa, spazzata via da una piena del fiume, era stato anche abbandonato dalla moglie. Il padre ed il fratello avevano dunque contratto un prestito ad usura per consentirgli di andare a cercar fortuna all’estero e sarebbero esposti a ritorsioni ad opera dell’usuraio. La storia è stata ritenuta dal giudice di merito non idonea, tanto ai fini del riconoscimento della protezione internazionale che – per quanto qui interessa – ai fini della concessione della tutela umanitaria, non essendo emersi profili di vulnerabilità, nè pericoli di compromissione del nucleo inalienabile dei diritti umani del richiedente in caso di rimpatrio, anche alla luce della riscontrata assenza di un rilevante radicamento nel contesto socio-lavorativo italiano. Il giudice di merito riporta testualmente le dichiarazioni del richiedente, dalle quali emerge con chiarezza il motivo economico dell’emigrazione, che – di per sè – non giustifica il riconoscimento di alcuna forma di protezione, nè internazionale, nè umanitaria. Il ricorrente, infine, non allega specifici elementi di vulnerabilità che il Tribunale avrebbe omesso di valutare, ma insiste nella ritenuta decisività del fatto che la sua zona di provenienza è soggetta ad alluvioni. Tale circostanza, tuttavia, è stata esaminata dal giudice di merito, unitamente agli altri profili emergenti dalla storia personale riferita dal M.O., e dunque non si rinviene alcun profilo di omesso esame di fatti decisivi.

In definitiva, il ricorso è inammissibile.

Nulla per le spese, in difetto di notificazione di controricorso da parte del Ministero, intimato nel presente giudizio di legittimità.

Stante il tenore della pronuncia, va dato atto – ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater – della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo contributo unificato, pari a quello previsto per la proposizione dell’impugnazione, se dovuto.

PQM

la Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione prima civile, il 18 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 12 maggio 2021

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