Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12691 del 13/05/2019

Cassazione civile sez. VI, 13/05/2019, (ud. 23/01/2019, dep. 13/05/2019), n.12691

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Lucia – Presidente –

Dott. RIVERSO Roberto – rel. Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15219-2017 proposto da:

P.S., PA.LU., T.V., elettivamente

domiciliati in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE,

rappresentati e difesi dagli avvocati SCIALPI GIOVANNI, CALOJA

LUCIANO;

– ricorrenti –

contro

METRONAPOLI SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 8404/2016 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 15/12/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 23/01/2019 dal Consigliere Relatore Dott. RIVERSO

ROBERTO.

Fatto

RITENUTO

Che:

la Corte d’appello di Napoli ha dichiarato l’improcedibilità del gravame proposto da P.S., Pa.Lu. e T.V. avverso la sentenza del tribunale che aveva rigettato il loro ricorso diretto a richiedere alla datrice di lavoro, Metronapoli S.p.A., il risarcimento del danno per perdita di chance per aver svolto mansioni di contenuto professionale inferiore rispetto all’inquadramento ricevuto.

Rilevava la Corte che gli appellanti avevano proceduto alla notifica dell’atto d’appello e del pedissequo decreto di fissazione dell’udienza, di cui avevano ricevuto rituale comunicazione in data 7/4/2016, solo in data 1/12/2016 ovvero 14 giorni prima del 15.12.2016 fissato per l’udienza di discussione della causa; sosteneva pertanto la Corte la violazione dei termini perentori a comparire di cui all’art. 435 c.p.c., comma 3; ed escludeva che potesse essere concesso un nuovo termine per la notifica, come richiesto dall’appellante, previa fissazione di successiva udienza, a ciò ostandovi il principio di ragionevole durata del processo ex art. 111 Cost..

Contro la sentenza hanno proposto ricorso per cassazione P.S., Pa.Lu. e T.V. con un motivo; Metronapoli S.p.A. è rimasta intimata.

Alle parti è stata notificata la proposta del relatore unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio non partecipata.

Diritto

RILEVATO

Che:

con l’unico motivo di ricorso viene dedotta la violazione e falsa applicazione dell’art. 291 c.p.c., insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia, per avere la sentenza impugnata ritenuto l’inesistenza dei presupposti applicativi per la concessione del termine ai fini di rinnovare la notificazione dell’atto prevista dalla norma indicata, posto che nel caso in esame la notifica dell’atto di appello doveva considerarsi nulla perchè fuori termine, ma non inesistente;

il ricorso è manifestamente fondato atteso che, come risulta, dalla consolidata giurisprudenza di legittimità (da ultimo v. ordinanza n. 28470/2018 e n. 22166/2018; Sentenza n. 9735 del 19/04/2018) “nel rito del lavoro, la violazione del termine non minore di venticinque giorni che, a norma dell’art. 435 c.p.c., comma 3, deve intercorrere tra la data di notificazione dell’atto di appello e quella dell’udienza di discussione, configura un vizio che produce la nullità della notificazione, e ne impone la rinnovazione, solo in difetto di costituzione dell’appellato; il vizio resta invece sanato da detta costituzione, ancorchè effettuata al solo scopo di far valere la nullità, salva la possibilità per l’appellato di chiedere, all’atto della costituzione, un rinvio dell’udienza per usufruire dell’intero periodo previsto dalla legge ai fini di un’adeguata difesa”;

non inducono a contrario avviso i principi affermati da Cass. 17076 del 2013, n. 14874 del 2011, n. 26389 del 2010, n. 21358 del 2010 che hanno ribadito il principio secondo il quale il termine di dieci giorni assegnato all’appellante per La notificazione del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza di discussione (art. 435 c.p.c., comma 2) non è perentorio e, pertanto, la sua inosservanza non comporta decadenza, sempre che resti garantito all’appellato lo spatium deliberandi non inferiore a venticinque giorni prima dell’udienza di discussione della causa (art. 435 c.p.c., comma 3), senza tuttavia confrontarsi con le conseguenze del mancato rispetto di tale termine a difesa, ipotesi che nei casi esaminati non si era verificata;

la soluzione adottata dal Collegio di merito non risulta del resto imposta dall’applicazione del principio di ragionevole durata del processo di cui all’art. 111 Cost., non potendosi in via interpretativa introdurre una così grave sanzione processuale e fronte di un vizio per altro verso ritenuto sanabile: il caso in esame infatti è diverso da quello esaminato dalle Sezioni Unite di questa Corte nella sentenza 30/07/2008 n. 20604, richiamata dalla Corte territoriale, che ha escluso, in ossequio al principio di ragionevole durata del processo di cui all’art. 111 Cost., che nel rito del lavoro (e nel procedimento per opposizione a decreto ingiuntivo per crediti di lavoro) il giudice possa concedere un nuovo termine per la notifica del ricorso in appello pur tempestivamente depositato, ma in relazione all’evenienza in cui la notifica non sia avvenuta o sia inesistente (e non solamente nulla);

parimenti, non induce a contrario avviso l’ordinanza della Corte Costituzionale n. 253 del 10.10.2012 – che ha dichiarato la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 435 c.p.c., comma 2, osservando che essa era stata sollevata dalla Corte d’appello di Roma, in riferimento all’art. 111 Cost., comma 2, sull’errata premessa del carattere perentorio del termine ivi previsto per la notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza, nel caso in cui resti comunque garantito un termine a comparire del convenuto sufficiente ad apprestare le proprie difese – in quanto tale arresto non ha imposto come lettura costituzionalmente obbligata quella secondo la quale il mancato rispetto di tale termine determini comunque l’improcedibilità dell’atto;

la declaratoria d’improcedibilità dell’appello adottata dal giudice territoriale non risulta quindi conforme a diritto: il ricorso deve quindi essere accolto e la sentenza cassata, con rinvio alla Corte d’appello di Napoli in diversa composizione, che dovrà procedere a nuovo esame, attenendosi ai principi sopra individuati;

al giudice designato competerà anche la regolamentazione delle spese del presente giudizio.

Non sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato a carico del ricorrente.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte d’appello di Napoli in diversa composizione. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, all’Adunanza Camerale, il 23 gennaio 2019.

Depositato in Cancelleria il 13 maggio 2019

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