Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12677 del 20/06/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile sez. lav., 20/06/2016, (ud. 15/03/2016, dep. 20/06/2016), n.12677

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – Consigliere –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 6119-2011 proposto da:

MINISTERO DELLA SALUTE, C.F. (OMISSIS), in persona del Ministro

pro tempore, rappresentato e difeso dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO presso i cui Uffici domicilia, in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI

n. 12;

– ricorrente –

contro

B.F., C.F. (OMISSIS), già elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA BELLI GIUSEPPE GIOACCHINO N. 36, presso lo

studio dell’avvocato ORNELLA MANFREDINI, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato ORLANDO OLIVIERI, giusta delega in

atti; e da ultimo domiciliata c/o la canceelleria della Corte di

Cassazione;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 609/2010 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 29/11/2010 R.G.N. 364/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/03/2016 dal Consigliere Dott. IRENE TRICOMI;

udito l’Avvocato VITALE ANGELO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FRESA Mario, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. La Corte d’Appello di Ancona, con sentenza n. 609 del 2010, accoglieva l’appello proposto da B.F. nei confronti del Ministero della salute avverso sentenza n. 178 del 5 marzo 2008, emessa tra le parti dal Tribunale di Ancona.

Il giudice di primo grado aveva rigettato la domanda di attribuzione di indennizzo per epatite C post-trasfusionale ex lege n. 210 del 1992.

2. La sentenza del giudice di secondo grado ha affermato: che sussisteva la derivazione da trasfusione del contagio da epatite C;

che legittimato passivo per la corresponsione dell’indennizzo era il Ministero della salute;

che non era intervenuta la decadenza L. n. 210, ex art. 3, comma 1, poichè il relativo termine decorre non dalla conoscenza della patologia ma soltanto dalla consapevolezza della eziologia della affezione.

3. Ricorre il Ministero della salute prospettando due motivi di impugnazione.

4. Resiste con controricorso B.F..

5. La controricorrente ha depositato memoria in prossimità dell’udienza.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso è dedotta violazione di legge in relazione al D.Lgs. n. 112 del 1998, art. 7, comma 1 e comma 2, lett. a, nonchè artt. 112, 114 e 123 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Assume il ricorrente che erroneamente la Corte d’Appello non aveva riconosciuto il difetto di legittimazione passiva del ministero, sussistendo la legittimazione passiva della Regione.

1.1. Il motivo non è fondato e deve essere rigettato.

Come questa Corte ha già avuto modo di statuire (Cass. n. 3725 del 2016, Cass., S.U., n. 12538 del 2011), in tema di controversie relative all’indennizzo previsto dalla L. 25 febbraio 1992, n. 210 in favore di soggetti che hanno riportato danni irreversibili a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati, e da questi ultimi proposte per l’accertamento del diritto al beneficio, sussiste la legittimazione passiva del Ministero della salute, in quanto soggetto pubblico che, analogamente, decide in sede amministrativa pronunciandosi sul ricorso di chi chiede la prestazione assistenziale.

2. Con il secondo motivo di ricorso è dedotta violazione di legge in relazione all’art. 3, comma 1 (come mod. dalla L. n. 238 del 1997, art. 1), in combinato disposto con la L. n. 210 del 1992, art. 7 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Deduce il ricorrente la tardività della domanda amministrativa, intervenuta nell’agosto 2001, rispetto al termine di decadenza triennale, introdotto dalla L. n. 238 del 1997, decorrente dalla data di entrata in vigore della medesima legge.

Preliminarmente, va disattesa l’eccezione di inammissibilità del motivo per tardiva costituzione del Ministero nel giudizio di primo grado, atteso che la controricorrente non ha dedotto di avere impugnato la sentenza di primo grado sul punto, e non ha spiegato ricorso incidentale, sia pure condizionato.

2.1. Il motivo non è fondato e deve essere rigettato.

Questa Corte (Cass., S.U. n. 15352 del 2015 e n. 15687 del 2015) ha avuto modo di affermare che il termine triennale di decadenza per il conseguimento dell’indennizzo in favore di soggetti danneggiati da emotrasfusioni, introdotto dalla L. 25 luglio 1997, n. 238, si applica anche in caso di epatite post-trasfusionale contratta prima del 28 luglio 1997, data di entrata in vigore della detta legge, con decorrenza, però, da questa stessa data, dovendosi ritenere, conformemente ai principi generali dell’ordinamento in materia di termini, che, ove una modifica normativa introduca un termine di decadenza prima non previsto, la nuova disciplina operi anche per le situazioni soggettive già in essere, ma la decorrenza del termine resta fissata con riferimento all’entrata in vigore della modifica legislativa.

Nella suddetta sentenza si è chiarito che il fine acceleratorio perseguito dal legislatore del 1997 con l’introduzione del termine di decadenza triennale in luogo della prescrizione decennale non determina un eccessivo sacrificio dell’interesse dei privato alla tutela del proprio diritto in quanto, grazie al fatto che il suddetto termine triennale inizia a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge, l’esercizio del diritto viene reso sufficientemente agevole. Deve in proposito ricordarsi che la Corte costituzionale (Corte cost., 23 ottobre 2006 n. 342), nel dichiarare infondata la questione di legittimità costituzionale della L. n. 238 del 1997, art. 1, comma 9, e cioè della norma che ha introdotto il termine triennale per la presentazione della domanda di indennizzo nel caso di epatiti post trasfusionali, ha affermato che il suddetto termine triennale, decorrente dal momento dell’acquisita conoscenza dell’esito dannoso dell’intervento terapeutico, non appare talmente breve da frustrare la possibilità di esercizio del diritto alla prestazione e vanificare la previsione dell’indennizzo.

2.2. Occorre considerare che, come esposto dalla B. nel controricorso (richiamando la relativa documentazione allegata al ricorso di primo grado), senza che sia intervenuta contestazione in merito da parte del Ministero ricorrente, la stessa nell’agosto 2001, dopo aver avuto potenziale percezione della riconducibilità della patologia di epatite C dalla stessa sofferta a seguito delle trasfusioni di sangue subite negli anni 1961-1989, come indicato nella certificazione rilasciata dalla AUSL n. (OMISSIS) di Senigallia (allegata al fascicolo di primo grado), aveva presentato alla suddetta AUSL domanda diretta ad ottenere l’indennizzo in questione.

Successivamente alla visita medica a cui veniva sottoposta dalla CMO, in data 14 maggio 2003, la Regione Marche le trasmetteva il verbale n. 454 del 26 aprile 2002, richiamato dalla Corte d’Appello, con il quale la CMO, pur riconoscendo l’esistenza del nesso causale e l’ascrivibilità della patologia alla ottava categoria tabellare, riteneva non tempestiva la presentazione della relativa domanda. In data 3 giugno 2006, la B. presentava ricorso al Ministero della salute, che veniva respinto, e con ricorso depositato il 13 marzo 2007 adiva il Tribunale di Ancona.

2.3. Nella specie, la Corte d’Appello ha fatto corretta applicazione del principio sopra richiamato, facendo riferimento alla consapevolezza della eziologia della affezione e non alla data di entrata in vigore della L. n. 238 del 1997, ai fini della decorrenza del termine di decadenza triennale, atteso che, anche alla stregua della valutazione compiuta dal consulente tecnico d’ufficio, la consapevolezza da parte della B. della eziologia della affezione si era avuta solo in conseguenza della comunicazione della valutazione compiuta dalla Commissione medico ospedaliera nell’aprile 2002, a seguito della domanda amministrativa proposta nell’agosto 2001 dopo che, sempre nell’agosto 2001, la B. aveva avuto consapevolezza della possibile riconduzione della patologia alle trasfusioni, come poi confermato dalla CMO nel 2002 (relazione comunicata nel 2003), e quindi, entro il triennio.

3. Il ricorso deve essere rigettato.

4. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio che liquida in euro cento per esborsi ed Euro duemila per compensi professionali, oltre accessori di legge e spese generali in misura del 15 per cento.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 15 marzo 2016.

Depositato in Cancelleria il 20 giugno 2016

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA