Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12663 del 24/05/2010

Cassazione civile sez. II, 24/05/2010, (ud. 15/01/2010, dep. 24/05/2010), n.12663

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – rel. Consigliere –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

CAMERA DI COMMERCIO, INDUSTRIA, ARTIGIANATO E AGRICOLTURA DI NAPOLI,

in persona del Presidente pro tempore, rappresentato e difeso, giusta

Delib. dirigenziale 3 ottobre 2006, n. 2047 e per procura a margine

del ricorso, dall’Avvocato MARONE Gherardo, elettivamente domiciliata

in Roma, Viale Angelico n. 38, presso lo studio Napolitano;

– ricorrente –

contro

LINEE LAURO s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentata e difesa dagli Avvocati MOLFINI Antonio e Maurizio per

procura speciale a margine del controricorso, elettivamente

domiciliata a Roma, in Via dei Cestari n. 34, presso lo studio

dell’Avvocato Giuseppe Valentino;

– controricorrente –

avverso la sentenza del Tribunale di Napoli n. 682/05, depositata in

data 5 dicembre 2005.

Udita, la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del 15

gennaio 2010 dal Consigliere relatore Dott. Stefano Petitti;

lette le conclusioni del P.M., in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. RUSSO Rosario Giovanni, il quale ha chiesto

l’accoglimento del primo motivo di ricorso perchè manifestamente

fondato, con assorbimento del secondo;

sentito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PRATIS Pierfelice, che si è riportato alle conclusioni scritte.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza depositata il 5 dicembre 2005, il Tribunale di Napoli accoglieva l’opposizione proposta dalla Linee Lauro s.r.l. avverso l’ordinanza-ingiunzione con la quale la Camera di Commercio, Industria, Artigianato di Napoli le aveva ingiunto il pagamento di una sanzione per violazione del D.Lgs. n. 109 del 1992, art. 3.

Ad avviso del Tribunale, non essendosi costituita la Camera di Commercio e non avendo la stessa prodotto la documentazione relativa all’ingiunzione opposta, non poteva ritenersi provata la legittimità della pretesa sanzionatoria della Camera di Commercio.

Per la cassazione di questa sentenza ricorre la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Napoli sulla base di due motivi; l’intimata società ha resistito con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso, la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Napoli deduce la nullità della sentenza perchè emessa sulla base di un errato presupposto, e cioè che essa ricorrente non avrebbe fatto pervenire al giudice dell’opposizione i documenti relativi alla violazione contestata. Al contrario, tale documentazione, unitamente ad una comparsa di costituzione e risposta, era stata spedita da essa ricorrente a mezzo posta per ben due volte a seguito delle due notificazioni del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza.

Con il secondo motivo, la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 109 del 1992, artt. 3 e 18, rilevando che dalle stesse indicazioni contenute nel ricorso in opposizione sarebbe stato ben possibile per il giudice apprezzare la infondatezza della opposizione stessa. La società aveva invero tentato di sostenere la propria estraneità alla violazione contestata addebitandola alla società che aveva fornito i prodotti privi di etichettatura rinvenuti in sede di accertamento ad opera dei NAS sulla motonave (OMISSIS). Ma le citate disposizioni, osserva la ricorrente, prevedono la responsabilità di chi provveda, come ammesso dalla stessa opponente, alla vendita di prodotti privi di etichettatura.

Il primo motivo di ricorso è manifestamente fondato.

Dall’esame degli atti, consentito in questa sede in considerazione della natura del vizio dedotto, emerge infatti che la ricorrente ha provveduto a spedire alla Cancelleria del Tribunale di Napoli la documentazione posta a fondamento della contestazione. Nel ritenere che detta documentazione non fosse stata depositata dall’amministrazione e nel ritenere conseguentemente non provata la pretesa sanzionatoria dalla stessa avanzata con l’ordinanza- ingiunzione opposta, il Tribunale non ha considerato che, a seguito dell’intervento della Corte costituzionale (sentenza n. 98 del 2004), è ora consentito l’utilizzo del servizio postale per la proposizione dell’opposizione e che quindi deve ritenersi ammesso l’utilizzo del medesimo strumento in favore dell’Amministrazione non solo per la trasmissione all’Ufficio giudiziario competente per il giudizio di opposizione della documentazione posta a fondamento del provvedimento sanzionatorio opposto, ma anche per il deposito della memoria di costituzione (in tal senso, v. Cass., n. 1205 del 2009, non massimata, la quale, in motivazione, ha ritenuto regolare la costituzione in giudizio da parte della Prefettura, avvenuta tramite spedizione del relativo plico, comprensivo della comparsa e dei documenti prodotti, a mezzo posta, sulla base del rilievo che “sussiste una identica ratio con la fattispecie decisa con sentenza della Corte costituZionale n. 98 del 2004, con la quale e stata ritenuta ammissibile la spedizione del ricorso oppositivo a mezzo del servizio postale”).

Del resto, questa Corte ha già avuto modo di chiarire che “nel giudizio di opposizione all’ordinanza-ingiunzione, disciplinato dalla L. n. 689 del 1981, artt. 22 e 23, l’inosservanza della forma prevista dal Citato art. 23, comma 2, per far pervenire al giudice la documentazione ivi specificata, non incide sullo scopo al quale è preordinata la previsione normativa, sicchè il fatto che la documentazione sia stata inviata per posta (anzichè essere depositata in cancelleria) non determina alcuna nullità, nè comporta l’irrilevanza della stessa documentazione, una volta che essa sia stata acquisita al fascicolo processuale e non sussista alcun dubbio sulla sua provenienza” (Cass., n. 1572 del 1996). In senso analogo, v. Cass., n. 8037 del 2002, secondo cui “nell’opposizione ad ingiunzione di pagamento di sanzione pecuniaria amministrativa disciplinata dalla L. 24 novembre, n. 689, artt. 22 e 23, tutti i documenti che, in qualsiasi forma, risultino depositati in giudizio dall’amministrazione, devono ritenersi acquisiti al processo, a prescindere dalla rituale costituzione in giudizio dell’amministrazione opposta. Pertanto il giudice adito deve valutarli – tenendo conto della ripartizione dell’onere probatorio a carico di ciascuna delle parti – in funzione del giudizio sulla legittimità della pretesa sanzionatoria”.

Nè può essere trascurato quanto affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte nella sentenza n. 5160 del 2009, secondo cui “l’invio a mezzo posta dell’atto processuale destinato alla cancelleria (nella specie, memoria di costituzione in giudizio comprensiva di domanda riconvenzionale) – al di fuori delle ipotesi speciali relative al giudizio di cassazione, al giudizio tributario ed a quello di opposizione ad ordinanza ingiunzione – realizza un deposito dell’atto irrituale, in quanto non previsto dalla legge, ma che, riguardando un’attività materiale priva di requisito volitivo autonomo e che non necessariamente deve essere compiuta dal difensore, potendo essere realizzata anche da un nuncius, può essere idoneo a raggiungere lo scopo, con conseguente sanatoria del vizio ex art. 156 cod. proc. civ., comma 3; in tal caso, la sanatoria si produce con decorrenza dalla data di ricezione dell’atto da parte del cancelliere ai fini processuali, ed in nessun caso da quella di spedizione”.

Risulta dunque evidente come il Tribunale di Napoli, nel ritenere che la Camera di Commercio non si fosse costituita e non avesse depositato la documentazione relativa alla ordinanza-ingiunzione opposta, si sia discostato dagli indicati principi.

Ne consegue l’accoglimento del primo motivo di ricorso, con assorbimento del secondo, e la cassazione della sentenza impugnata, con rinvio, per nuovo esame della opposizione, al Tribunale di Napoli, in persona di diverso magistrato.

Al giudice del rinvio è demandata altresì la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, al Tribunale di Napoli in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 15 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 24 maggio 2010

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