Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12661 del 12/05/2021

Cassazione civile sez. I, 12/05/2021, (ud. 11/02/2019, dep. 12/05/2021), n.12661

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 10567/2017 proposto da:

Banca di Girgenti s.p.a., in liquidazione coatta amministrativa,

rappresentata e difesa, per mandato in calce al ricorso per

cassazione, dal Prof. Avv. Girolamo Bongiorno, e dall’Avv. Carmelo

Latino, uniti o divisi. ed elettivamente domiciliata presso il

primo, in Roma, via Donizetti, n. 7 (studio Frisina).

– ricorrente –

contro

D.D., e D.N., rappresentati e difesi,

giusta procura a margine del controricorso, dal Prof. Avv. Michele

Perrino, ed elettivamente domiciliati, unitamente al predetto

procuratore, in Roma, Viale Mazzini, n. 6, presso lo studio

dell’Avv. Sergio Lio;

– controricorrente –

e

D.M., rappresentato e difeso, per procura in foglio

separato materialmente congiunto in calce al presente atto,

dall’Avv. Guido Sinatra, con il quale elegge domicilio in Roma, via

Giuseppe Mazzini, n. 6, presso lo studio dell’Avv. Sergio Lio;

– controricorrente –

e nei confronti di:

M.G., D.E.;

– intimate –

avverso la sentenza n. 2020/2016 della Corte di appello di PALERMO,

depositata in data 4 novembre 2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’11/02/2021 dal Consigliere Dott. Lunella Caradonna.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. Con atto di citazione ritualmente notificato, la Banca di Girgenti, in liquidazione coatta amministrativa, aveva convenuto in giudizio, dinanzi il Tribunale di Agrigento, D.M., D.D., M.G., D.N. e D.E., chiedendo che venissero dichiarati inefficaci, ai sensi degli artt. 2901 e 2902 c.c., gli atti di donazione posti in essere da D.M., componente del Consiglio di Amministrazione della Banca di Girgenti dal 15 novembre 1998 al 18 maggio 1991, nei cui confronti era stato promosso un giudizio per l’accertamento e la declaratoria di responsabilità ai sensi dell’art. 2392 c.c. ed era pendente procedimento penale per bancarotta fraudolenta ed altre ipotesi di reato.

2. All’udienza di primo grado del 28 giugno 1999, la Banca di Girgenti e il convenuto D.M. avevano chiesto la sospensione del processo civile in attesa della definizione del processo penale n. 63/1998 R.G. e il G.I., ritenendo la sussistenza di un nesso di pregiudizialità tra i due giudizi, in relazione alla posizione creditoria dedotta dalla Banca attrice, ordinava la sospensione del processo civile fino alla definizione del procedimento penale.

3. Con successiva istanza del 13 marzo 2009, la Banca attrice aveva chiesto la fissazione dell’udienza di prosecuzione del giudizio civile, all’esito della definizione del giudizio penale con sentenza n. 36914 resa all’udienza del 26 giugno 2009 e depositata il 26 settembre 2008 della Corte di Cassazione che così aveva statuito: “annulla senza rinvio l’impugnata sentenza nei confronti di F.M. per essere i reati ascrittigli estinti per morte dell’imputato. Annulla la medesima sentenza limitatamente ai capi Al nei confronti di C., Mu., Mi. e D., A2 nei confronti degli stessi ad esclusione di D. e G nei confronti di Ca.Au. e P.E., con rinvio per nuovo esame al Giudice competente per valore in grado di appello. Rigetta i ricorsi degl’imputati e condanna gli stessi in solido al pagamento delle spese del procedimento”.

4. Il Tribunale di Agrigento, con sentenza n. 264/2011 depositata il 7 marzo 2011, aveva disposto la sospensione del giudizio di revocatoria fino alla definizione del processo penale R.G. Trib. N. 63/1998.

5. D.M. proponeva appello avverso la superiore sentenza e la Corte di appello di Palermo, con il provvedimento in questa sede impugnato, in riforma della sentenza di primo grado, dichiarava l’estinzione del giudizio, condannando la Banca di Girgenti al pagamento delle spese processuali.

6. La Corte territoriale, a sostegno della pronuncia di estinzione, esponeva che:

– il Tribunale aveva disposto la sospensione del processo civile sulla base di una lettura non attenta della Corte di Cassazione ritenendo che il processo penale non avesse ancora trovato definizione per l’intervenuto annullamento con rinvio in relazione al capo A1;

– il detto annullamento era stato disposto, ai sensi dell’art. 622 c.p.c., soltanto agli effetti civili e non anche sotto il profilo penale, rinviando per un nuovo esame al giudice di appello competente per valore;

– di conseguenza, il procedimento penale avente carattere di pregiudizialità si era definitivamente concluso e la sentenza della Suprema Corte costituiva il momento in cui si era verificata la cessazione della causa della sospensione del giudizio civile;

– era fondata, quindi, l’eccezione di estinzione del giudizio, tempestivamente sollevata in primo grado dai convenuti con la comparsa di costituzione depositata a seguito della riassunzione da parte della Banca di Girgenti e reiterata in appello dall’appellante principale e da tutti gli appellati, con esclusione della Banca di Girgenti in l.c.a.;

– nei casi in cui il danneggiato, attore nel processo civile, si costituiva parte civile nel processo penale pregiudiziale, bastava la pubblica lettura del dispositivo di cassazione a conoscere la cessazione della causa di sospensione come affermato anche dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione;

– nella specie, la Banca di Girgenti in l.c.a., costituitasi parte civile nel procedimento penale, era presente all’udienza pubblica del 26 giugno 2008, con la conseguente decorrenza del termine perentorio di sei mesi per la riassunzione da detta data e la tardività dell’istanza di prosecuzione del giudizio, depositata in data 13 marzo 2009 (con il termine di sei mesi scaduto, tenuto conto della sospensione dei termini durante il periodo feriale, il 10 febbraio 2009).

7. La sentenza della Corte di Appello di Palermo è stata impugnata dalla Banca di Girgenti in l.c.a., con ricorso per cassazione, affidato a due motivi, cui hanno resistito D.D., D.N. e D.M. con rispettivi controricorsi.

8. Entrambe le parti hanno depositato memorie.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con il primo motivo la Banca ricorrente deduce la violazione o falsa applicazione degli artt. 75 e 622 c.p.p. e degli artt. 297 e 307 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1 e 4, affermando che per effetto del rinvio dinnanzi al Giudice civile “proseguiva” il giudizio sull’accertamento della posizione creditoria della Banca attrice, posta a fondamento della richiesta di sospensione del giudizio, disposta anche ai sensi dell’art. 75 c.p.p., e che erano ancora sussistenti le ragioni che avevano determinato la sospensione del processo; che la Corte di appello di Palermo, quale giudice del rinvio, con sentenza n. 487/2014, gravata da ricorso per Cassazione, in atto pendente, aveva condannato gli ex organi sociali della Banca a pagare circa 62 milioni di Euro; che se il nesso di pregiudizialità tra il giudizio per la revocatoria era apparso sussistente in relazione alla dedotta posizione creditoria e anche al lume dell’art. 75 c.p.p., era conseguenziale dedurre che la disposta sospensione poteva avere termine solo all’esito del processo su quell’accertamento.

1.1 Il motivo è fondato.

1.2 E incontroverso che, il G.I. ha disposto la sospensione del giudizio n. 816/1998 R.G. rilevando che “in relazione all’accertamento della dedotta posizione creditoria dell’attrice nei confronti del convenuto D.” appariva sussistere, anche al lume dell’art. 75 c.p.p.. un nesso di pregiudizialità tra il giudizio in esame e il processo penale n. 63/98 R.G. promosso nei confronti di Mu.Gi.Pa. + 7.

1.3 Corretta, all’evidenza, è, dunque, la premessa che il nesso di pregiudizialità viene meno solo all’esito dell’accertamento della dedotta posizione creditoria nel giudizio di rinvio a seguito della pronuncia emessa dalla Corte di Cassazione penale ai sensi dell’art. 622 c.p.p..

1.4 Deve rammentarsi, al riguardo, che la pronuncia resa da questa Corte di Cassazione in sede penale ai sensi dell’art. 622 c.p.p., accogliendo il ricorso delle parti civili, ha annullato la sentenza resa in sede penale dalla Corte di appello di Palermo l’11 novembre 2005 “limitatamente ai capi Al nei confronti di C.R., Mu.Pa.Gi., Mi.Gi. e D.M., al capo a2) nei confronti di C.R., Mu.Pa.Gi. e Mi.Gi. ed al capo G) nei confronti di Ca.Au. e P.E., rinviando per un nuovo esame al Giudice competente per valore in grado di appello”.

1.5 Soccorre tale affermazione anche la configurazione strutturale e funzionale del giudizio di rinvio ex art. 622 c.p.p., sulla quale questa Corte, di recente, si è espressa, con la sentenza 25 giugno 2019, n. 16916, che ha statuito che “nel giudizio di rinvio ex art. 622 c.p.c., si determina una sostanziale, definitiva ed integrale translatio iudicii dinanzi al giudice civile” e che “la definitività, l’irretrattabilità, l’intangibilità della decisione adottata in ordine alla responsabilità penale dell’imputato, determinate dalla pronuncia con la quale la Corte di cassazione (penale) annulla le sole disposizioni o i soli capi che riguardano l’azione civile (promossa in seno al processo penale), ovvero accoglie il ricorso della parte civile avverso il proscioglimento dell’imputato, deve…ritenersi tale da provocare il radicale e definitivo dissolvimento delle ragioni che avevano originariamente giustificato, a seguito della costituzione della parte civile nel procedimento penale, le rilevanti e consistenti deroghe alle modalità di istruzione e di accertamento dell’azione civile, imponendone i condizionamenti, i termini, i limiti e le latitudini proprie del codice di rito penale, dei suoi profili funzionali e delle sue specifiche finalità, giusta l’insegnamento dello stesso Giudice delle leggi più volte ricordato, che deve ritenersi, peraltro, limitato proprio (e solo) all’ambito del giudizio penale ed al suo definitivo esaurimento”.

La Corte, nella sentenza richiamata, evidenzia, inoltre “che, essendo ormai intervenuto un giudicato agli effetti penali, ed essendo venuta meno, con l’esaurimento della fase penale del giudizio, la ragione stessa di attrazione dell’illecito civile nell’ambito delle regole della responsabilità penale, risulta coerente con la stessa ragion d’essere dell’intero sistema normativo che la domanda risarcitoria venga esaminata secondo le regole proprie dell’illecito aquiliano – regole la cui peculiarità è conseguenza della attuale funzione della responsabilità civile, volta all’individuazione del soggetto su cui, secondo il sistema del diritto civile, far gravare le conseguenze risarcitorie del danno verificatosi nella sfera giuridica della vittima, e non (più) a comminargli una sanzione (penale)”.

Si è dunque al cospetto, giusta il disposto dell’art. 622 c.p.p., di una sostanziale, definitiva ed integrale translatio iudicii dinanzi al giudice civile, “con la conseguenza che rimane del tutto estranea all’assetto del giudizio di rinvio ex art. 622 c.p.p. la possibilità di applicazione di criteri e regole probatorie, processuali e sostanziali, tipiche della fase penale esauritasi a seguito della pronuncia della Cassazione, atteso che la funzione di tale pronuncia, al di là della restituzione dell’azione civile all’organo giudiziario a cui essa naturaliter appartiene, è limitata a quella di operare un trasferimento della competenza funzionale dal giudice penale a quello civile, essendo propriamente rimessa in discussione la res in iudicium deducta, nella specie costituita da una situazione soggettiva ed oggettiva del tutto autonoma (il fatto illecito) rispetto a quella posta a fondamento della doverosa comminatoria della sanzione penale (il reato), attesa la limitata condivisione, tra l’interesse civilistico e quello penalistico, del solo punto in comune del “fatto” (e non della sua qualificazione), quale presupposto del diritto al risarcimento, da un lato, e del dovere di punire, dall’altro” (Cass., 25 giugno 2019, n. 16916; Cass., 10 settembre 2019, n. 22525; Cass., 10 settembre 2019, n. 22516; Cass., 15 gennaio 2020, n. 517).

1.6 Deve, quindi, affermarsi che ha errato la Corte territoriale a dichiarare l’intervenuta estinzione del giudizio promosso ex art. 2901 c.c. dalla Banca di Girgenti s.p.a., poichè la causa pregiudicante non era stata ancora compiutamente definita, essendo all’epoca sub iudice il punto concernente la liquidazione del credito della Banca nei confronti di D.M., espressamente indicato, nell’originario provvedimento di sospensione del giudizio di revocatoria ordinaria, assunta dal G.I. con ordinanza del 28 giugno 1999, quale ragione della disposta sospensione del processo.

2. Il secondo motivo, con il quale la Banca ricorrente deduce la violazione o erronea applicazione degli artt. 75 e 622 c.p.p. e dell’art. 307 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, poichè la riassunzione decorreva dalla data di deposito della motivazione della sentenza della Corte di Cassazione in Cancelleria e non dalla lettura in udienza del dispositivo, va ritenuto assorbito.

3. In conclusione, va accolto il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo; la sentenza impugnata va cassata, con rinvio alla Corte di appello di Palermo, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Corte di appello di Palermo in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 11 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 12 maggio 2021

 

 

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