Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12657 del 19/05/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 19/05/2017, (ud. 26/04/2017, dep.19/05/2017),  n. 12657

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. BOTTA Raffaele – Consigliere –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. CARBONE Enrico – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 23920/2012 R.G. proposto da:

Piviere Holding s.r.l., rappresentata e difesa dall’Avv.

Gianfrancesco Vecchio, elettivamente domiciliata in Roma al viale

Bruno Buozzi n. 49 presso lo studio dell’Avv. Alessandro Riccioni,

per procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Roma Capitale, già Comune di Roma, rappresentata e difesa dagli

Avv.ti Massimo Baroni e Sergio Siracusa, elettivamente domiciliata

presso di loro negli uffici dell’Avvocatura capitolina in Roma alla

via Tempio di Giove n. 21, per procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

e contro

Agenzia delle Entrate, quale successore ex lege dell’Agenzia del

Territorio, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, presso i cui uffici in Roma alla Via dei Portoghesi n. 12 è

domiciliata;

– resistente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio

n. 239/10/11 depositata il 19 luglio 2011.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 26 aprile

2017 dal Consigliere Dott. Enrico Carbone.

Letta la memoria depositata dall’Agenzia delle Entrate, che insiste

per il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Rilevato che:

In relazione ad avviso di accertamento per maggior ICI annualità 2003 notificato dal Comune di Roma a RICA s.p.a. riguardo a immobile di categoria D/8, Piviere Holding s.r.l. (incorporante RICA s.p.a.) ricorre per cassazione con due motivi avverso la sentenza che ha respinto l’appello contro il rigetto dell’impugnazione di primo grado.

Il primo motivo di ricorso denuncia violazione della L. n. 342 del 2000, art. 74, per aver il giudice d’appello dichiarato legittima l’applicazione della rendita catastale attribuita in un atto di classamento non notificato alla contribuente.

Il primo motivo è infondato; riguardo gli atti attributivi di rendita successivi al 1 gennaio 2000, la L. n. 342 del 2000, art. 74, impedisce di utilizzare la rendita prima della notifica, ma non esclude affatto che un volta notificata la rendita sia utilizzabile a fini impositivi per annualità sospese (Cass., sez. un., 9 febbraio 2011, n. 3160, Rv. 616101; segnatamente per i fabbricati in gruppo D, Cass. 6 giugno 2012, n. 9111, Rv. 622975); nella specie, la rendita è stata attribuita nel 2001, cosicchè, in virtù della notifica avvenuta in uno all’avviso di accertamento, essa poteva applicarsi all’annualità 2003, salva l’impugnazione eventualmente proposta nel termine decorrente dalla notifica stessa.

Il secondo motivo di ricorso denuncia omissione di pronuncia, per non aver il giudice d’appello deciso sul mezzo di gravame concernente l’eccessività della rendita attribuita.

– Il secondo motivo è fondato; sin dal primo grado e poi in appello, la ricorrente ha impugnato in uno all’avviso di accertamento anche l’attribuzione di rendita, deducendone l’eccessività sulla base di una perizia estimativa che fissa un valore assai inferiore rispetto all’attribuito (circa quattro milioni di Euro contro nove: trascrizione autosufficiente a pag. 11/12 del ricorso per cassazione); su questo motivo di gravame il giudice d’appello ha omesso di provvedere e l’omissione è potenzialmente decisiva circa la sorte dell’avviso di accertamento.

– L’Agenzia delle Entrate, intimato tardivamente costituito, nella memoria depositata in prossimità dell’adunanza ha eccepito che l’attribuzione di rendita era stata prontamente notificata a RICA s.p.a., sicchè l’omessa tempestiva impugnazione avrebbe reso la rendita stessa ormai definitiva; l’eccezione è inammissibile, giacchè, nel procedimento camerale introdotto dal D.L. n. 168 del 2016, conv. L. n. 197 del 2016, la memoria di parte ex art. 380-bis c.p.c., comma 1, pur potendo essere depositata in ragione del principio tempus regit actum anche dall’intimato che si fosse costituito tardivamente al fine di partecipare alla discussione orale, ha funzione meramente illustrativa delle questioni già presenti in giudizio e non può introdurne di nuove, non essendo previste occasioni di replica a favore delle altre parti.

– Il ricorso deve essere accolto nel secondo motivo, respinto il primo; la sentenza va cassata in relazione al motivo accolto, con rinvio per nuovo esame e regolamento delle spese.

PQM

 

Accoglie il ricorso nel secondo motivo, respinto il primo; cassa la sentenza in relazione al motivo accolto e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 26 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 19 maggio 2017

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