Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12628 del 25/06/2020

Cassazione civile sez. lav., 25/06/2020, (ud. 15/01/2020, dep. 25/06/2020), n.12628

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – rel. Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 498/2014 proposto da:

M.S., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PELLEGRINO

MATTEUCCI 44, presso lo studio dell’avvocato MILENA CIPOLLONE,

rappresentata e difesa dall’avvocato EMILIA BONFIGLIO;

– ricorrente –

contro

ASSESSORATO REGIONALE DEL LAVORO, della PREVIDENZA SOCIALE, della

FORMAZIONE PROFESSIONALE e DELL’EMIGRAZIONE, in persona del legale

rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia ex lege in ROMA,

alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– controricorrente –

e contro

N.A., L.G.;

– intimati –

e contro

A.T.M. – AZIENDA TRASPORTI DI MESSINA, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

CASSIODORO 6, presso lo studio dell’avvocato CASTROGIOVANNI GIULIO,

rappresentata e difesa dall’avvocato VITTORIO DI PIETRO;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 1686/2013 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,

depositata il 25/10/2013 R.G.N. 1727/2010.

Fatto

RILEVATO

che:

1. con sentenza n. 1686, resa in data 25 ottobre 2013, la Corte d’appello di Messina confermava la decisione del locale Tribunale che aveva respinto il ricorso proposto da M.S. nei confronti dell’Assessorato Regionale del Lavoro e Massima Occupazione e dell’A.T.M. (Azienda Trasporti Messina) per ottenere il risarcimento del danno subito dalla illegittima esclusione dalla graduatoria per l’avviamento a selezione di 120 ausiliari del traffico (ciò dopo aver disposto l’integrazione del contraddittorio nei confronti dei soli L.G. e N.A. collocati rispettivamente al 120 e al 144 posto);

esponeva la Corte territoriale: – che l’A.T.M., avendo avuto in affidamento da parte del Comune il servizio di sosta a pagamento per i parcheggi ricadenti nella zona a traffico limitato, aveva chiesto all’Ufficio Provinciale del Lavoro l’avviamento a selezione di 120 lavoratori da adibire ad “ausiliari del traffico” con contratto a tempo determinato per un anno; – che la M. aveva dedotto di essere stata illegittimamente esclusa dalla graduatoria dei 120 pur possedendo i requisiti richiesti;

riteneva che correttamente non fosse stata disposta l’integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i 120 ausiliari del traffico indicati nella graduatoria non avendo ciascuno di essi alcun interesse all’esito del giudizio avente ad oggetto il risarcimento del danno commisurato alla retribuzione non corrisposta e la perdita di chance;

rilevava che in osservanza al Decreto Assessoriale 6 luglio 2004, art. 1 ed alla L.R. n. 12 del 1991, art. 1, prevedenti la possibilità di assumere personale da adibire a qualifiche e per profili per i quali era necessario il requisito della scuola dell’obbligo ed una specifica professionalità, l’A.T.M. nel richiedere l’avviamento a selezione avesse specificato la necessità di una esperienza lavorativa di almeno due anni presso aziende che avevano svolto l’attività di sosta a pagamento;

evidenziava che dall’istruttoria svolta e dallo stesso libro matricola fosse emerso che la M. aveva esperienza di lavoro specifica per un periodo inferiore ai due anni e che pertanto la stessa fosse priva del requisito di professionalità richiesto;

2. per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso M.S. con cinque motivi;

3. la Regione Siciliana ha resistito con controricorso;

4. gli altri intimati non hanno svolto attività difensiva (l’A.T.M. ha solo depositato procura in calce al ricorso notificato);

4. non sono state depositate memorie.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. con il primo motivo la ricorrente denuncia nullità della sentenza per violazione degli artt. 102 e 354 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4;

2. con il secondo motivo la ricorrente denuncia omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5;

3. con il terzo motivo la ricorrente denuncia violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, per omessa pronuncia;

4. con il quarto motivo la ricorrente denuncia violazione degli artt. 102 e 354 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3;

5. con il quinto motivo la ricorrente denuncia omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5;

censura, in sintesi, la sentenza impugnata per aver la Corte territoriale erroneamente ritenuto che il Tribunale non dovesse disporre l’integrazione del contraddittorio, omettendo di considerare che la domanda della M. non aveva avuto ad oggetto solo il risarcimento del danno ma anche il diritto ad essere inserita nella graduatoria in questione in posizione utile, domanda cui sarebbe seguita, in caso di accoglimento della stessa, una variazione della graduatoria con diversa collocazione dei soggetti ivi inseriti;

censura, inoltre, la sentenza impugnata per aver escluso, in capo ad essa ricorrente, la sussistenza del requisito dell’esperienza lavorativa di almeno due anni presso aziende che avevano svolto l’attività di sosta a pagamento atteso che le prove documentali versate in atti (buste paga, libro matricola nonchè dichiarazione rilasciata dalla Coop. Il Pilone attestante lo svolgimento dall’1/6/1997 al 18/6/2004 di attività di vigilanza e sorveglianza dei parcheggi con compiti di riscossione dei servizi) dimostravano, al contrario, il possesso di tale requisito;

6. i motivi da trattarsi congiuntamente in ragione della intrinseca connessione non sono meritevoli di accoglimento;

6.1. anche ammesso che fosse stato necessario, come sostiene la ricorrente, integrare il contraddittorio nei confronti di tutti i soggetti inclusi nella graduatoria, il ricorso della M., in applicazione del criterio della ragione più liquida, era comunque infondato (sulla correttezza d’una decisione in base alla ragione più liquida, che consente di modificare l’ordine delle questioni da trattare, in adesione alle esigenze di celerità del giudizio e di economia processuale di cui agli artt. 24 e 111 Cost., v. – per tutte – Cass. 18 novembre 2016, n. 23531/16);

6.2. si osserva, quanto alle altre doglianze, che laddove la ricorrente denuncia violazioni di norme di diritto, non formula le censure così come richiesto dalla giurisprudenza di questa Corte, trascurando di considerare che il vizio ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, va dedotto, a pena di inammissibilità, non solo con l’elencazione delle norme di diritto asseritamente violate ma anche mediante la specifica indicazione delle affermazioni in diritto contenute nella sentenza impugnata che motivatamente si assumano in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie e con l’interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità o dalla prevalente dottrina, così da prospettare criticamente una valutazione comparativa fra opposte soluzioni, non risultando altrimenti consentito alla S.C. di adempiere al proprio compito istituzionale di verificare il fondamento della denunziata violazione (v. Cass. 12 gennaio 2016, n. 287; Cass. 15 gennaio 2015, n. 635; Cass. 1 dicembre 2014, n. 25419; Cass. 26 giugno 2013, n. 16038);

nella specie, invece, i motivi, nonostante la veste formale della denuncia di violazione e falsa applicazione di legge, nella sostanza censurano quelli che sono stati accertamenti in fatto della Corte territoriale concernenti la sussistenza (negata) del requisito di professionalità richiesto dall’A.T.M. (almeno due anni di esperienza lavorativa presso aziende che avevano svolto attività di sosta a pagamento);

6.3. anche le censure di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, si risolvono, per come formulate, nella critica della sufficienza del ragionamento logico posto dal giudice di merito a base dell’interpretazione degli elementi probatori del processo e, in sostanza, nella richiesta di una diversa valutazione degli stessi, ipotesi integrante un vizio motivazionale non più proponibile in seguito alla modifica dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, apportata dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, convertito in L. n. 134 del 2012;

una cosa è l’omesso esame d’un fatto storico, altra la valutazione del relativo corredo istruttorio, del tutto insindacabile considerati i ristretti limiti ora imposti dall’art. 360 c.p.c., n. 5, quale risultante in seguito alla modifica apportata dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, convertito in L. n. 134 del 2012, così come rigorosamente interpretato da Cass., Sez. Un., 7 aprile 2014, nn. 8053 e 8054 secondo cui non è più consentito denunciare un vizio di motivazione se non quando esso dia luogo, in realtà, ad una vera e propria violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 (ciò si verifica soltanto in caso di mancanza grafica della motivazione, di motivazione del tutto apparente, di motivazione perplessa od oggettivamente incomprensibile, oppure di manifesta e irriducibile sua contraddittorietà e sempre che i relativi vizi emergano dal provvedimento in sè, esclusa la riconducibilità in detta previsione di una verifica sulla sufficienza e razionalità della motivazione medesima mediante confronto con le risultanze probatorie);

7. per tali motivi, il ricorso deve essere rigettato;

8. l’onere delle spese del giudizio di legittimità resta a carico di parte ricorrente, in applicazione della regola generale della soccombenza;

9. sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (legge di stabilità 2013).

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento, in favore dell’Assessorato controricorrente, delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 5.500,00 per compensi professionali oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza Camerale, il 15 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 25 giugno 2020

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