Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12625 del 17/06/2016

Cassazione civile sez. II, 17/06/2016, (ud. 11/12/2015, dep. 17/06/2016), n.12625

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BUCCIANTE Ettore – Presidente –

Dott. PARZIALE Ippolisto – rel. Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 4385/2014 proposto da:

F.S., elettivamente domiciliato in Roma, Viale Angelico,

78, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO FERRARA,

rappresentato e difeso da se stesso;

– ricorrente –

contro

PREFETTURA CASERTA;

– intimata –

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, in Roma, Via Dei Portoghesi 12, presso AVVOCATURA GENERALE

DELLO STATO, che lo rappresenta e difende per legge;

– resistente –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di SANTA MARIA CAPUA VETERE,

depositata il 13/01/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

11/12/2015 dal Consigliere Ippolisto Parziale;

udito il sostituto procuratore generale, Maurizio Velardi, che

conclude per l’accoglimento del ricorso per quanto di ragione.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – L’avv. F.S. ha proposto ricorso per cassazione avverso l’ordinanza del Tribunale di S. Maria Capua Vetere in data 13/1/2014 con la quale è stata accolta la sua opposizione al diniego di liquidazione del compenso professionale per l’attività svolta nel processo di cassazione dal predetto avvocato, quale difensore di persona ammessa al patrocinio a spese dello Stato, senza tuttavia provvedere sulle spese del giudizio di opposizione.

2. Resiste la parte intimata Ministero della Giustizia.

3. In fatto è opportuno precisare che:

a) l’odierno ricorrente, difensore del cittadino extracomunitario sig. J.S., ammesso in via provvisoria ed anticipata D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 126, al beneficio del patrocinio a spese dello Stato ex art. 126, proponeva impugnazione per cassazione avverso l’ordinanza del Giudice di Pace di Caserta, pubblicata in data 27/12/2007, con la quale era stato respinto il ricorso D.Lgs. n. 286 del 2008, ex art. 13, comma 8, avverso il decreto di espulsione del Prefetto di Caserta del 26 settembre 2007, in pari data notificato;

b) la Corte di cassazione, con sentenza nr. 16650/10, pubblicata in data 16/07/2010, respingeva il ricorso, senza adottare alcuna decisione sulle spese del giudizio, “non avendo l’intimato svolto attività difensiva”;

c) l’avvocato F.S., per la liquidazione delle spese del giudizio di cassazione, depositava istanza al giudice di pace di Caserta, che la respingeva richiamando in motivazione la decisione della Corte di cassazione;

d) l’adito Tribunale, in sede di opposizione, liquidava le spese del giudizio di Cassazione, ma non quelle del giudizio di opposizione, pur in presenza di esplicita richiesta in tal senso e deposito della relativa nota spese.

4. Il ricorso è stato trattato all’udienza camerale del 12 febbraio 2015 all’esito del procedimento ex art. 375 c.p.c., e su proposta del relatore di pronuncia di inammissibilità per essere nel caso in questione applicabile la procedura per la correzione degli errore materiale.

In tale udienza, anche all’esito della memoria depositata dal ricorrente, il collegio ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per carenza della necessaria evidenza decisoria.

In particolare il Collegio ha evidenziato quanto segue: a – non risulta che il giudice abbia assunto alcun provvedimento sulle spese, neppure in punto compensazione, nè ha ritenuto che le stesse per qualche ragione non fossero liquidabili: ha semplicemente omesso un atto non discrezionale (il provvedimento sulle spese), ma dovuto in forza di un obbligo normativo; – tale provvedimento deve essere assunto indipendentemente dalla proposizione di una domanda così che si pone la questione della possibile estensione della categoria dell’errore materiale e della conseguente applicabilità della procedura della correzione a qualsiasi errore, anche non omissivo che derivi dalla necessità di introdurre nel provvedimento una statuizione obbligatoria consequenziale a contenuto predeterminato, ovvero una statuizione obbligatoria di carattere accessorio, anche se a contenuto discrezionale (dr,. motivazione, Cass. S.U. 7/7/2010 n. 16037); – che tale procedura consentirebbe il migliore rispetto del principio costituzionale della ragionevole durata del processo, garantirebbe con maggiore rapidità lo scopo di ottenere il provvedimento sulle spese processuali”.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. I motivi del ricorso.

1.1 – Con il primo motivo il ricorrente deduce la violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., del D.M. n. 140 del 2012 (parametri forensi) e la violazione dell’art. 112 c.p.c..

Lamenta il ricorrente che il giudice dell’opposizione, nulla disponendo in merito alla sua richiesta di condanna alle spese del procedimento, avrebbe implicitamente deciso di compensarle;

compensazione illegittima, immotivata e in violazione del principio di soccombenza e dell’art. 92 c.p.c., che impone l’esplicita indicazione, in motivazione, delle gravi ed eccezionali ragioni che giustificano la compensazione delle spese.

1.2 – Con il secondo motivo il ricorrente deduce la violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., del D.M. n. 140 del 2012 (parametri forensi) e l’omessa pronuncia.

2. Il ricorso è fondato e va accolto per quanto di ragione, restando applicabile il condiviso principio (Cass. n. 13513 del 2005, Rv.

582009), secondo cui “La mancata statuizione sulle spese del giudizio integra una vera e propria omissione di carattere concettuale e sostanziale e costituisce un vizio della sentenza, stante la mancanza di qualsiasi decisione da parte del giudice in ordine ad una domanda che è stata ritualmente proposta e che richiede pertanto una pronuncia di accoglimento o di rigetto. Ne consegue che l’omessa pronuncia sulle spese in un provvedimento a contenuto decisorio che definisce il giudizio non costituisce mero errore materiale emendabile con la speciale procedura di correzione prevista dall’art. 287 c.p.c. e ss., ma vizio di omessa pronuncia da farsi valere solo con i mezzi d’impugnazione”.

Le spese del giudizio di opposizione non sono state liquidate.

Non resta applicabile il procedimento di correzione dell’errore materiale.

3. L’ordinanza impugnata va, quindi, cassata per quanto di ragione e rinviata ad altro magistrato del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che provvederà anche alle spese del presente giudizio.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa per quanto di ragione l’ordinanza impugnata e rinvia, anche per le spese, ad altro magistrato del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 11 dicembre 2015.

Depositato in Cancelleria il 17 giugno 2016

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