Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12604 del 17/06/2016


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Cassazione civile sez. lav., 17/06/2016, (ud. 07/04/2016, dep. 17/06/2016), n.12604

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NOBILE Vittorio – Presidente –

Dott. VENUTI Pietro – rel. Consigliere –

Dott. MANNA Antonio – Consigliere –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 723/2011 proposto da:

F.S., C.F. (OMISSIS), domiciliato in ROMA, PIAZZA

CAVOUR, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA Dl CASSAZIONE,

rappresentato e difeso dall’avvocato TULLIO CONTU, giusta delega in

atti;

– ricorrente –

contro

DITTA P.G.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 264/2010 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 19/03/2010, r.g.n. 1326/2007;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

07/04/i016 dal Consigliere Dott. PIETRO VENUTI;

udito l’Avvocato FRANZIN LUDOVICA per delega CONTU TULLIO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CERONI Francesca, che ha concluso per l’inammissibiità del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte d’appello di Firenze, con sentenza depositata il 19 marzo 2010, ha confermato la decisione di primo grado, che aveva respinto la domanda proposta da F.S. nei confronti di P. G., titolare dell’omonima ditta.

Il lavoratore aveva lamentato di essere stato assunto quale operaio ecologico; di aver subito un infortunio sul lavoro il 15 giugno 2004 e di essere stato licenziato nonostante si trovasse assente per tale causa. Aveva altresì lamentato la mancata corresponsione della retribuzione relativa a diciotto mensilità, pari ad Euro 12.000.

La Corte d’appello, nel rigettare l’impugnazione, ha osservato che gli elementi addotti dal lavoratore a sostegno del gravame non tenevano conto che si trattava di un rapporto a tempo determinato, sul quale non v’era contestazione, e che la cessazione del rapporto non era stata determinata dal licenziamento ma dalla sua naturale scadenza. Conseguentemente non poteva trovare applicazione il principio secondo il quale la malattia sospende il licenziamento, “nel senso che la sua efficacia è rimessa alla data di cessazione della causa di legittima sospensione”.

Per la cassazione di questa sentenza propone ricorso il lavoratore, affidato ad un solo motivo. La ditta P.G. è rimasta intimata.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo del ricorso il ricorrente deduce che la Corte di merito ha ignorato l’esistenza di un contratto collettivo per i dipendenti da imprese esercenti servizi di igiene ambientale, che prevede (art. 10), in caso di infortunio durante il periodo di prova, che il contratto rimanga sospeso per sei mesi e comunque sino alla guarigione clinica accertata dall’INAIL. Per effetto di tale disposizione contrattuale egli aveva diritto, nel periodo anzidetto, al pagamento delle retribuzioni.

Aggiunge il ricorrente, a “titolo di cronaca”, che il titolare della ditta P.G. è stato condannato in primo grado, dal Tribunale di Pisa, per violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro, in relazione all’infortunio da lui subito.

2. Il ricorso è inammissibile sotto un duplice profilo.

A norma dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3), il ricorso per cassazione deve contenere, a pena di inammissibilità, l’esposizione sommaria dei fatti di causa.

Questa Corte ha più volte affermato che, ai fini della sussistenza di tale requisito, è necessario, in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso, che in esso vengano indicati, in maniera specifica e puntuale, tutti gli elementi utili perchè il giudice di legittimità possa avere la completa cognizione dell’oggetto della controversia, dello svolgimento del processo e delle posizioni in esso assunte dalle parti, senza dover ricorrere ad altre fonti o atti del processo, ivi compresa la sentenza impugnata, così da acquisire un quadro degli elementi fondamentali in cui si colloca la decisione censurata e i motivi delle doglianze prospettate (Cass. 12 giugno 2008 n. n. 15808; Cass. 9 marzo 2010 n. 5660 e, in precedenza, fra le altre, Cass. 24 luglio 2007 n. 16315; Cass. 31 gennaio 2007 n. 2097).

Nella specie il ricorso è del tutto privo della esposizione dei fatti di causa, avendo il ricorrente, dopo aver rassegnato le conclusioni, esposto i motivi a sostegno del ricorso, come sopra trascritti.

3. Sotto altro profilo, si osserva che la questione dedotta dal ricorrente a sostegno del gravame (sospensione del periodo di prova in caso di infortunio sul lavoro) non risulta trattata dalla Corte merito. Il ricorrente, in violazione del principio di autosufficienza, non deduce di averla sottoposta all’esame del giudice d’appello nè, tanto meno, ne espone i termini, trascrivendone il contenuto, al fine di consentire al giudice di legittimità il controllo demandatogli.

4. Infine, e per completezza, il ricorrente, nel richiamare il contratto collettivo per i dipendenti da imprese esercenti servizi di igiene ambientale, omette di produrlo unitamente al ricorso, incorrendo, ai sensi dell’art. 369 c.p.c., comma 1, n. 4, anche nella sanzione di improcedibilità.

Il ricorso va pertanto rigettato.

Non v’è luogo a provvedere sulle spese del presente giudizio, essendo la ditta P.G. rimasta intimata.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.

Così deciso in Roma, il 7 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 17 giugno 2016

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