Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12602 del 25/06/2020

Cassazione civile sez. VI, 25/06/2020, (ud. 14/01/2020, dep. 25/06/2020), n.12602

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. LEONE Maria Margherita – rel. Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26116-2018 proposto da:

F.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VALDINIEVOLE

11, presso lo studio dell’avvocato FERRARI MORANDI ESTER, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE (OMISSIS), in

persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la sede dell’AVVOCATURA

dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso dagli avvocati PULLI

CLEMENTINA, MASSA MANUELA, CAPANNOLO MANUELA, VALENTE NICOLA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5119/2018 del TRIBUNALE di ROMA, depositata il

14/06/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 14/01/2020 dal Consigliere Relatore Dott. LEONE

MARGHIAUTA MARIA.

Fatto

RILEVATO

Che:

Il Tribunale di Roma, in sede di procedimento ex art. 445 c.p.c., con sentenza n. 5119/2018 dichiarava sussistente in riferimento a F.C. il requisito sanitario utile all’assegno mensile, rigettava la domanda relativa alla pensione di inabilità e compensava le spese di lite in ragione della reciproca soccombenza. Il Tribunale poneva inoltre le spese di ctu a carico di entrambe le parti, in ragione della metà, non ritenendo applicabile l’art. 152 dis. att. c.p.c. in quanto l’autocertificazione allegata dalla ricorrente, attestativa delle condizioni utili alla esenzione dalle spese, non indicava in termini numerici il reddito familiare.

Avverso tale decisione lai proponeva ricorso affidato a 2 motivi cui resisteva l’Inps con controricorso.

Veniva depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1) Con il primo motivo è denunciata la violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., comma 1, art. 92 c.p.c., comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver, il tribunale, compensato le spese del giudizio, in assenza delle gravi ragioni richieste a tal fine dall’art. 92 c.p.c..

Il motivo risulta infondato.

Il tribunale disponeva la compensazione delle spese in ragione della posticipazione della decorrenza della prestazione rispetto alla domanda effettuata.

La decisione sostanzia una ipotesi di parziale accoglimento della domanda e dunque una reciproca soccombenza.

Questa Corte ha precisato che “La nozione di soccombenza reciproca, che consente la compensazione parziale o totale tra le parti delle spese processuali (art. 92 c.p.c., comma 2), si verifica anche in relazione al principio di causalità – nelle ipotesi in cui vi è una pluralità di domande contrapposte, accolte o rigettate e che siano state cumulate nel medesimo processo fra le stesse parti, ovvero venga accolta parzialmente l’unica domanda proposta, sia essa articolata in un unico capo o in più capi, dei quali siano stati accolti uno o alcuni e rigettati gli altri” (Cass.n. 20888/2018).

Il motivo è dunque infondato.

2) Con il secondo motivo la parte ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 152 dis. att. c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver, il tribunale, affermato che non era, la dichiarazione presentata, idonea ai fini della esenzione dal pagamento delle spese di lite. Il giudice aveva rilevato che la dichiarazione non conteneva i riferimenti numerici del reddito familiare.

Il motivo risulta fondato.

Questa Corte ha chiarito che “Ai fini dell’esenzione dal pagamento di spese, competenze e onorari, nei giudizi per prestazioni previdenziali, la dichiarazione sostitutiva di certificazione delle condizioni reddituali, da inserire nelle conclusioni dell’atto introduttivo ex art. 152 disp. att. c.p.c., sostituito dal D.L. n. 269 del 2003, art. 42, comma 11, conv. nella L. n. 326 del 2003, è inefficace se non sottoscritta dalla parte, poichè a tale dichiarazione la norma connette un’assunzione di responsabilità non delegabile al difensore, stabilendo che “l’interessato” si impegna a comunicare, fino a che il processo non sia definito, le variazioni rilevanti dei limiti di reddito” (Cass. n. 22952/2016).

Ha poi soggiunto che ” è del pari consolidato il principio secondo cui va ritenuta efficace la dichiarazione sostitutiva che, pur materialmente redatta su foglio separato, sia espressamente richiamata nel ricorso introduttivo del giudizio di primo grado e ritualmente prodotta con il medesimo – v. tra le altre, Cassazione civile, sez. VI, 26/07/2011, n. 16284; 29/11/2016, n. 24303 cit. -” (Cass. n. 23424/2018)

Nel caso di specie la dichiarazione sostitutiva allegata al ricorso risulta sottoscritta dalla parte interessata e pertanto riveste i criteri della idoneità ai fini della invocata esenzione, in quanto è in essa contenuto l’impegno a comunicare ogni variazione.

Quanto alla indicazione numerica del reddito deve ribadirsi che ” In tema di esenzione dal pagamento delle spese nei giudizi per prestazioni previdenziali, l’art. 152 disp. att. c.p.c., nel testo modificato dal D.L. n. 269 del 2003, art. 42, comma 11, conv., con modif., dalla L. n. 326 del 2003, e risultante dall’aggiunta operata dalla L. n. 69 del 2009, art. 52, comma 6, stante il richiamo limitato al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 79, commi 2 e 3, con esclusione del comma 1, che disciplina il contenuto dell’istanza per il gratuito patrocinio, non impone alla parte ricorrente l’indicazione specifica dell’entità del reddito nella prescritta dichiarazione sostitutiva, in un’ottica di semplificazione delle condizioni di accesso alla tutela giurisdizionale, coerente con la “ratio” ispiratrice della disciplina di favorire l’effettivo accesso alla tutela di diritti costituzionalmente garantiti, benchè diretta ad evitare e punire gli abusi (Cass. n. 24303/2016). I principi esposti, a cui si intende dare continuità, evidenziano le ragioni sottese alla dichiarazione in questione, finalizzate a una logica di semplificazione del procedimento, cui segue il contenuto della stessa dichiarazione, mitigato, nella sua essenzialità, dalla assunzione di piena responsabilità del dichiarante. La specificazione dettagliata dei redditi risulta estranea a tale contesto semplificatorio.

Il motivo deve quindi essere accolto e cassata la sentenza con riguardo al motivo accolto. Non risultando necessari ulteriori accertamenti istruttori e decidendo nel merito, deve dichiararsi il ricorrente non tenuto al pagamento delle spese di ctu ponendo queste a carico dell’Inps. Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate in favore della parte ricorrente nella misura di cui al dispositivo.

Non sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. n. 30 maggio, art. 13, comma 1-quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (legge di stabilità 2013) trovando tale disposizione applicazione ai procedimenti iniziati in data successiva al 30 gennaio 2013, quale quello in esame (Cass. n. 22035 del 17/10/2014; Cass. n. 10306 del 13 maggio 2014 e numerose successive conformi).

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo motivo del ricorso e rigetta il primo; cassa la sentenza con riguardo al motivo accolto e, decidendo nel merito, dichiara il ricorrente non tenuto al pagamento delle spese di ctu ponendo le stesse a carico dell’Inps.

Condanna l’Inps al pagamento delle del giudizio di legittimità liquidate in Euro 1.500,00 per compensi ed Euro 200,00 per spese oltre spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 14 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 25 giugno 2020

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