Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12601 del 17/06/2016


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Cassazione civile sez. lav., 17/06/2016, (ud. 23/03/2016, dep. 17/06/2016), n.12601

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRONZINI Giuseppe – Presidente –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. ROGHETICH Elena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 13324/2013 proposto da:

AST – AZIENDA SICILIANA TRASPORTI S.P.A., C.F. (OMISSIS), in

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA DEL FANTE 2, presso o studio dell’avvocato

PAOLO PALMERI, rappresentata e difeso dall’avvocato DIEGO ZIINO,

giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

C.G., C.F. (OMISSIS), elettivamente

domiciliato in ROMA, VIALE DELLE MILIZIE 106, presso lo studio

dell’avvocato FRANCESCO FALVO D’URSO, rappresentato e difeso

dall’avvocato LIBORIO GAMBINO, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 296/2012 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 30/05/2012 r.g.n. 1500/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

23/03/2016 dal Consigliere Dott. ELENA BOGHETICH;

udito l’Avvocato PALMERI PAOLO per delega Avvocato ZIINO DIEGO;

udito l’Avvocato CAMPINO LIBORIO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SANLORENZO Rita, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con sentenza depositata il 30 maggio 2012, la Corte d’Appello di Palermo, respingendo sia il gravame principale svolto dall’Azienda Siciliana Trasporti s.p.a. (nel proseguo A.S.T.) sia il gravame incidentale proposto da G.C. s.p.a. contro la sentenza di primo grado, confermava il riconoscimento delle mansioni superiori corrispondenti al 6^ livello del CCNL Autoferrotranvieri (quale addetto a pratiche amministrative) con decorrenza 5.11.1997 e la condanna al pagamento delle differenze retributive a partire dal semestre anteriore.

2. La Corte territoriale puntualizzava, per quel che interessa, che il primo giudice aveva correttamente dato prevalenza all’applicazione all’art. 18 del regolamento allegato A al R.D. n. 148 del 1931, rispetto al principio dettato dall’art. 2103 c.c., valorizzando –

quali elementi presuntivi dei requisiti costituiti dall’esistenza della vacanza del posto e dall’ordine scritto del direttore dell’azienda – la prolungata copertura del posto da parte del C. e la comunicazione scritta del direttore dell’Agenzia di Palermo al direttore generale del 17.4.1998.

3. Avverso l’anzidetta sentenza della Corte territoriale, la A.S.T. s.p.a. ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi. Il lavoratore ha resistito con controricorso. Entrambe le parti hanno depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso viene denunciata violazione e falsa applicazione dell’art. 18 del regolamento allegato Aal R.D. n. 148 del 1931, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. La società ricorrente assume che la nota informativa del direttore dell’Agenzia di Palermo del 17.4.1998 (resa al direttore generale che chiedeva chiarimenti in ordine al ricorso gerarchico proposto dal lavoratore) non è idonea a sopperire alla mancanza dell’ordine di servizio da parte del direttore generale, quale presupposto indefettibile previsto dal R.D. n. 148 del 1931, art. 18, per il riconoscimento della qualifica superiore, in quanto l’accertamento dell’effettivo conferimento di mansioni superiori da parte di un dirigente può avere rilevanza solo se detto dirigente è munito di delega di poteri del direttore generale che, nella specie, mancava.

2. Con il secondo motivo la società deduce omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo del giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, avendo, il giudice del merito, attribuito la veste di un provvedimento di nomina o di promozione ad una semplice relazione informativa.

3. L’esame dei motivi, che sono strettamente connessi, impone alcune premesse di ordine generale.

4. Questa Corte di legittimità (cfr. da ultimo, Cass. n. 27859/2013, Cass. n. 5795/2013, Cass. n. 14476/2013, Cass. n. 9344/2012; in senso conforme, e più risalenti, Cass. n. 12871/2004, Cass. n. 7702/2003), ha ripetutamente affermato che al rapporto di lavoro dei dipendenti da imprese esercenti pubblici servizi di trasporto, soggetto ad un’organica disciplina di carattere speciale, non è applicabile, in tema di svolgimento di mansioni superiori alla qualifica, la norma dell’art. 2103 c.c., ma sono applicabili le disposizioni di cui all’art. 18 dell’allegato A, R.D. n. 148 del 1931, la cui persistente vigenza, nonostante la sopravvenuta disciplina della promozione automatica come regola generale del rapporto di lavoro privato (L. n. 300 del 1970, art. 13), trova peraltro conferma nei richiami ad esso operati da numerosi provvedimenti legislativi posteriori allo statuto dei lavoratori. Si tratta, secondo la citata giurisprudenza, di una disciplina speciale connaturata alla specialità dell’intera disciplina del rapporto di lavoro del personale autoferrotranviario per le garanzie di stabilità e di congrua retribuzione assicurate ai lavoratori, in certo qual modo assimilati ai dipendenti pubblici (cfr., al riguardo, Cass. 12119/2002 la quale ha riconosciuto lo ius variandi anche in peius, cui adde Cass. 6943/2005).

5. Questa Corte è ha conoscenza dell’ordinanza di rimessione al Primo Presidente (ordinanza interlocutoria n. 13825/2015) con la quale si segnala un quadro esegetico relativo al rapporto di lavoro degli autoferrotranvieri assai composito, non sempre coerente, in cui si privilegia ora un’interpretazione restrittiva, che riconosce e accentua la “specialità” del rapporto per affermare l’applicazione tout court delle norme del regio decreto, ora un’interpretazione evolutiva e “storicamente adeguata” che, pur continuando ad affermarne la sopravvivenza nel nostro ordinamento del regio decreto, ne attenua le differenze rispetto alla disciplina generale, per sottoporre a quest’ultima il rapporto di lavoro degli autoferrotranvieri. Peraltro, la suddetta ordinanza (che si incentra essenzialmente sull’interpretazione dell’art. 26 del R.D. e sulla ricostruzione della disciplina da applicare in materia di licenziamenti individuali e collettivi) e l’eventuale rimessione della questione alle Sezioni Uniti, non appare imporre, nel caso di specie, la sospensione della trattazione del presente ricorso, considerato il processo di progressivo ridimensionamento della disciplina speciale in favore della normativa generale che questa Corte ha ormai da diversi anni assunto in materia di svolgimento di mansioni superiori.

6. Invero, è giurisprudenza di questa Corte (cfr. le sentenze innanzi citate), pienamente condivisa dal Collegio, la regula iuris secondo cui con riferimento al rapporto di lavoro degli autoferrotranvieri, il lavoratore che rivendica una qualifica superiore in ragione delle mansioni svolte di fatto, ha l’onere di dimostrare la ricorrenza delle relative condizioni previste dal R.D. n. 148 del 1931, art. 18, all. A, ovvero dalla L. n. 30 del 1978, art. 9 e cioè, rispettivamente, l’esistenza della vacanza del posto e di un ordine scritto del direttore dell’azienda di svolgere dette mansioni, ovvero il superamento di una prova selettiva, cui, a tutela della unità strutturale ed organica della stessa azienda è subordinata la promozione. Tuttavia, proprio nell’ottica di tendenziale omogeneizzazione del rapporto di lavoro degli autoferrotranvieri con quello del settore privato, nel caso di prolungata copertura provvisoria del posto – nella specie, protrattasi per anni – questa circostanza può essere apprezzata e valutata dal giudice quale elemento presuntivo dell’esistenza di una effettiva vacanza del posto che, di fatto, è stato ricoperto dal lavoratore con qualifica inferiore, soprattutto nel caso in cui l’azienda ometta di allegare l’esistenza di un organigramma aziendale da cui risulti inesistente detta vacanza, potendo altresì la protrazione dell’incarico essere valorizzata anche al fine di escludere la violazione dell’obbligo di provvedere alla copertura del posto mediante concorso, in quanto essa, induttivamente, dimostra l’inesistenza di una riserva di concorso per il conferimento della relativa qualifica (Cass. 16 maggio 2003 n. 7702).

7. Parallelamente va ribadita l’affermazione di questo giudice di legittimità per il quale nel rapporto di lavoro degli autoferrotranvieri, in tema di svolgimento di mansioni superiori, pur non applicandosi l’art. 2103 c.c., sulla cosiddetta promozione automatica, ma vigendo ancora del R.D. n. 148 del 1931, art. 18 all.

A, la pluriennale copertura del posto da parte del lavoratore con qualifica inferiore è elemento presuntivo della relativa vacanza, dell’assenza di una riserva datoriale di provvedervi mediante concorso e dell’idoneità del dipendente all’esercizio delle superiori mansioni. Ne consegue che, in linea con l’attenuazione della specialità del rapporto di lavoro in questione e col graduale avvicinamento della sua disciplina a quella del rapporto di lavoro privato, al lavoratore può riconoscersi, in ragione del suddetto elemento indiziario, il diritto al superiore inquadramento (Cass. nn. 5795/2013, 27859/2013, 14476/2013, 9344/2012).

8. Alla luce di tali principi la sentenza impugnata risulta conforme al diritto avendo riconosciuto valore indiziario non solo alla pluriennale adibizione del C. al posto di lavoro concernente mansioni superiori ma altresì alla nota informativa del direttore dell’Agenzia di Palermo al direttore generale (nota che confermava lo svolgimento di mansioni riconducibili al 6^ livello di cui al CCNL Autoferrotranvieri) e alla mancanza di conseguenti provvedimenti da parte del direttore generale.

La Corte ha invero rilevato che “Ebbene, a tacere della qualificazione giuridica della nota 17/4/1998 – se ordine di servizio oppure relazione informativa – fatto è che, una volta ricevuta la notizia della pregressa destinazione del C. al disbrigo delle menzionate mansioni amministrative, la Direzione generale, competente a disporre in ordine alle funzioni di “reggenza”, non ebbe ad adottare provvedimenti modificativi o di revoca della pregressa assegnazione, in tal modo avallando e facendo propria, alla stregua di una vera e propria ratifica, quella che era stata fino ad allora una destinazione extra ordinem del personale in servizio attuata dal dirigente periferico. Il che non solo soddisfa il requisito della forma scritta dell’atto dispositivo e della imputabilità al suo autore mediato, quale volontà trasfusa nell’atto posto in essere dal funzionario, ma appare integrare anche gli ulteriori requisiti normativi richiesti, facendo essa riferimento ad incombenze ultrasemestrali espletate su posto reso vacante per la cessazione dal servizio del titolare”.

9. Non sono, pertanto, riscontrabili – per le sue esposte ragioni – i dedotti vizi di violazione di legge e di insufficiente motivazione (quest’ultimo consentito dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nella formulazione vigente ratione temporis, anteriore alla modifica introdotta con il D.L. n. 83 del 2012, conv. nella L. n. 134 del 2012, trattandosi di sentenza depositata prima dell’11.9.2012), considerato che sul punto la Corte del merito, movendo da corretti principi di diritto, fornisce una argomentazione logica circa gli elementi indiziari presi in considerazione ai fini di cui trattasi.

10. Alla stregua delle su esposte considerazioni, in conclusione, il ricorso va rigettato. Le spese seguono il criterio della soccombenza.

Il ricorso è stato notificato il 20.5.2013, dunque in data successiva a quella (31/1/2013) di entrata in vigore della legge di stabilità del 2013 (L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17), che ha integrato il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, aggiungendovi il comma 1 quater, del seguente tenore: “Quando l’impugnazione, anche incidentale è respinta integralmente o è dichiarata inammissibile o improcedibile, la parte che l’ha proposta è tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione, principale o incidentale, a norma art. 1 bis. Il giudice dà atto nel provvedimento della sussistenza dei presupposti di cui al periodo precedente e l’obbligo di pagamento sorge al momento del deposito dello stesso”. Essendo il ricorso in questione (avente natura chiaramente impugnatoria) integralmente da respingersi, deve provvedersi in conformità.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la società ricorrente alla spese del giudizio di legittimità liquidate in Euro 100,00 per spese ed Euro 3.500,00 per competenze professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 23 marzo 2016.

Depositato in Cancelleria il 17 giugno 2016

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