Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12586 del 09/06/2011

Cassazione civile sez. trib., 09/06/2011, (ud. 23/02/2011, dep. 09/06/2011), n.12586

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. DI IASI Camilla – rel. Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 16294-2009 proposto da:

C.M. (OMISSIS) già socio della società

Pescheria Alessio di Casarino Alessio e C. Sas, elettivamente

domiciliato in ROMA, PIAZZA GONDAR 22, rappresentato e difeso

dall’avvocato ANTONELLI MARIA, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS) in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– controricorrente –

sul ricorso 16297/2009 proposto da:

PESCHERIA ALESSIO DI CASARINO ALESSIO E C. SAS (OMISSIS) in

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, PIAZZA GONDAR 22, rappresentata e difesa

dall’avvocato ANTONELLI MARIA, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS) in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– controricorrente –

sul ricorso 16299/2009 proposto da:

C.A. (OMISSIS) già socio della società

Pescheria Alessio di Casarino Alessio e C. Sas, elettivamente

domiciliato in ROMA, PIAZZA GONDAR 22, rappresentato e difeso

dall’avvocato ANTONELLI MARIA, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS) in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– controricorrente –

sul ricorso 16301/2009 proposto da:

M.I. (OMISSIS) già socia della società

Pescheria Alessio di Casarino Alessio e C. Sas, elettivamente

domiciliata in ROMA, PIAZZA GONDAR 22, rappresentata e difesa

dall’avvocato ANTONELLI MARIA, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS) in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– controricorrente –

avverso le sentenze n.ri 43/2008 + 51/2008 della Commissione

Tributaria Regionale di GENOVA entrambe dell’1.4.08 e depositate il

16/05/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/02/2011 dal Consigliere Relatore Dott. CAMILLA DI IASI;

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. RAFFAELE

CENICCOLA.

Fatto

FATTO E DIRITTO

1. C.M. propone ricorso per cassazione, successivamente illustrato da memoria, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate (che resiste con controricorso) e avverso le sentenze numeri 43 e 51 depositate il 16 maggio 2008, con le quali, in controversie concernenti impugnazione di avvisi di accertamento per Iva e Irap relativi alla società Pescheria Alessio di Alessio Casarino e C. s.a.s. con riguardo agli anni 2001 e 2002, la C.T.R. Liguria, in riforma delle impugnate sentenze di primo grado, confermava l’operato dell’Ufficio.

All’odierna udienza sono stati chiamati altresì i ricorsi (recanti i numeri 16297/09, 16299/09 e 16301/09 tutti successivamente illustrati da memoria) proposti dalla società suddetta e dagli altri soci della stessa – C.A. e M.I. – avverso le medesime sentenze della C.T.R. Liguria e nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, che ha resistito con controricorso. Di tali ricorsi si è disposta la riunione ai sensi dell’art. 335 c.p.c., sotto il presente numero, più antico di ruolo.

2. Il primo motivo dei ricorsi in esame (col quale si deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, e art. 132 c.p.c., per difetto assoluto di motivazione) è manifestamente infondato, posto che nella specie una motivazione esiste ed essa non è meramente apparente, essendo appena il caso di evidenziare che l’eventuale non correttezza sul piano giuridico di tale motivazione (dalla quale i ricorrenti fanno discendere il carattere tautologico della medesima), ovvero la sua omissione, insufficienza o contraddittorietà su uno o più fatti controversi e decisivi possono essere fatte valere con la denuncia di vizi diversi da quello denunciato col motivo in esame.

Il secondo motivo dei suddetti ricorsi (col quale si deduce vizio di motivazione) è manifestamente fondato, nei termini che seguono,, limitatamente alla doglianza concernente la mancata considerazione, da parte dei giudici d’appello, della circostanza che la percentuale di ricarico era stata determinata sulla base degli elementi raccolti in una giornata estiva in località balneare a forte vocazione turistica.

La circostanza che le vendite e i ricavi riscontrati il giorno dell’accesso non corrispondessero a quelli dell’intero periodo di imposta non è irrilevante, posto che gli accertatori in occasione dell’accesso raccolgono elementi per valutare la congruità di quanto riportato nelle scritture contabili sempre che l’accesso, per i modi, i tempi e le circostanze in cui si è svolto, possa fornire elementi validi per tale valutazione, con la conseguenza che è legittima la presunzione che quanto riscontrato in sede di accesso corrisponda all’andamento dell’attività anche in altri periodi solo se il contribuente non provi, in ipotesi anche per presunzioni (eventualmente desumibili pure dalle peculiarità del tempo e del luogo dell’accesso) – ovvero non risulti in punto di fatto – che l’attività sottoposta ad accertamento va incontro a periodi disomogenei con riguardo all’andamento delle vendite e dei ricavi, con la conseguenza che su tali circostanze (ove allegate e provate anche solo per presunzioni dal contribuente) e sulla loro incidenza (o meno) in ordine all’accertamento relativo all’intero periodo di imposta, i giudici d’appello avrebbero dovuto specificamente motivare.

Il primo motivo deve essere pertanto rigettato e il secondo motivo deve essere accolto, nei termini di cui sopra. Le sentenze impugnate devono essere pertanto cassate in relazione alla censura accolta con rinvio ad altro giudice che provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Riunisce al presente i ricorsi n. 16297/09, 16299/09 e 16301/09.

Rigetta il primo motivo dei suddetti ricorsi e accoglie nei sensi di cui in motivazione il secondo motivo. Cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per le spese alla C.T.R. Liguria.

Così deciso in Roma, il 23 febbraio 2011.

Depositato in Cancelleria il 9 giugno 2011

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