Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12579 del 25/06/2020

Cassazione civile sez. VI, 25/06/2020, (ud. 23/01/2020, dep. 25/06/2020), n.12579

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. COSENTINO Antonello – rel. Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18689-2018 proposto da:

M.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VITTORIO

VENETO 108, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO MALIZIA,

rappresentato e difeso dall’avvocato ALESSANDRO CHIUCCHIOLO;

– ricorrente –

contro

EDIL P.I.R. SRL;

– intimata –

avverso la sentenza n. 944/2017 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,

depositata il 16/12/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 23/01/2020 dal Consigliere Relatore Dott. COSENTINO

ANTONELLO.

Fatto

RAGIONI IN FATTO E DIRITTO DELLA DECISIONE

Il sig. M.F. acquistava dalla ditta Edil P.I.R. s.r.l. una minipala Mustang 930/A Himer usata, pagando il prezzo di Euro 4.840; dopo la consegna della macchina, constatata l’esistenza di un vizio nella stessa (l’impossibilità di effettuare la manovra di sterzo a destra), conveniva la venditrice davanti al Tribunale di Terni, chiedendo la risoluzione del contratto per fatto e colpa della convenuta e la condanna della stessa al risarcimento del danno.

Costituitasi la Edil P.I.R. – che chiedeva il rigetto dell’avversa domanda – il Tribunale ha pronunciato la risoluzione del contratto ed ha condannato la Edil P.I.R. a restituire all’attore la somma versata a titolo di prezzo, omettendo, tuttavia, la pronuncia sulla domanda di interessi su tale somma; ha invece respinto la richiesta di risarcimento dei danni, per omessa carenza di prova sul punto.

La Corte d’appello di Perugia, adita da entrambe le parti con l’impugnazione principale della Edil P.I.R. e incidentale del M., rigettava l’appello principale e, in accoglimento dell’incidentale, condannava la società venditrice a risarcire i danni al compratore, liquidandoli nel complessivo importo di Euro 750, ed a corrispondere al medesimo gli interessi legali sulla somma di Euro 4.840 da versare a titolo di restituzione del prezzo. Condannava altresì l’appellante alla refusione delle spese del giudizio di appello, liquidandole in Euro 640 per competenze ed Euro 64,50 per esborsi, oltre accessori di legge.

A seguito della pubblicazione della sentenza di secondo grado il sig. M. avanzò istanza di correzione di errore materiale o di calcolo, lamentando che la liquidazione delle spese ivi operata risultava commisurata ad uno scaglione inferiore rispetto a quello effettivamente applicabile.

La Corte territoriale ha disatteso l’istanza di correzione argomentando, per un verso, che, ai sensi del D.M. n. 55 del 2014, art. 5, comma 2, la liquidazione delle spese va commisurata alla somma attribuita non a quella domandata; per altro verso, che comunque, se errore vi fosse stato, esso non sarebbe stato emendabile con il procedimento di correzione di errore materiale.

Il sig. M. ha quindi impugnato per cassazione la sentenza della Corte d’appello, censurando esclusivamente la liquidazione delle spese del secondo grado.

La causa è stata decisa nell’adunanza in camera di consiglio del 23 gennaio 2020, per la quale il ricorrente ha presentato memoria difensiva.

Con l’unico motivo di ricorso si denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 10 e 12 c.p.c. e del D.M. n. 55 del 2014, art. 5 in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.

Il ricorrente, in particolare, censura la decisione della corte territoriale per avere errato nella individuazione dello scaglione applicabile ai fini della liquidazione delle spese di lite del D.M. n. 55 del 2014, ex art. 5.

Il motivo è fondato.

La domanda di M. era stata accolta in primo grado per l’importo di Euro 4.840; Edil P.I.R. ha appellato la sentenza di primo grado; la Corte distrettuale ha rigettato l’appello di Edil P.I.R. e, in accoglimento dell’appello incidentale di M., ha condannato la stessa Edil P.I.R. a pagare a M. una somma ulteriore (parte a titolo di risarcimento danni e parte a titolo di interessi sul prezzo) complessivamente rientrante nel primo scaglione.

La Corte umbra, liquidando le competenze del giudizio di appello con riferimento al primo scaglione, ha violato il disposto dell’art. 10 c.p.c., comma 2, richiamato dal D.M. n. 55 del 2014, art. 5, alla cui stregua avrebbe dovuto sommare il valore, per sorte capitale, della domanda restitutoria (contestata con l’appello principale e accolta in sentenza), il valore degli interessi maturati ante causam sulla suddetta sorte capitale (richiesti nell’appello incidentale e riconosciuto in sentenza) ed il valore della domanda risarcitoria (riproposta nell’appello incidentale e accolta in sentenza).

La sentenza impugnata va quindi cassata, con rinvio alla Corte di appello di Perugia in altra composizione, che si atterrà agli enunciati principi di diritto e regolerà anche le spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte, accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e rinvia alla Corte di appello di Perugia, in diversa composizione, che regolerà anche le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 23 gennaio 2020.

Depositato in cancelleria il 25 giugno 2020

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