Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1256 del 18/01/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 18/01/2017, (ud. 01/12/2016, dep.18/01/2017),  n. 1256

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24354/2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE E DEL TERRITORIO, (OMISSIS), in persona del

Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

contro

D.S., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato SALVATORE

LA ROSA, giusta procura speciale in atti;

– resistente –

avverso la sentenza n. 2269/34/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di PALERMO SEZIONE DISTACCATA di CATANIA del 25/06/2014,

depositata l’11/07/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio

dell’01/12/2016 dal Consigliere Relatore Dott. PAOLA VELLA.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione ex art. 380-bis c.p.c., osserva quanto segue.

1. In fattispecie relativa alla rideterminazione del reddito dell’impresa individuale D.A.S. di D.S. dell’anno 2002, e con specifico riferimento all’accertamento di ricavi non contabilizzati per Euro 95.535,00 rinvenienti da movimentazioni finanziarie non riscontrate in contabilità e non giustificate – di cui un versamento di Euro 90.369,19 ed un prelevamento di Euro 3.165,62 – Agenzia delle Entrate propone tre censure avverso la sentenza impugnata.

2. Il primo motivo – “violazione e/o falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4) e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, nonchè dell’art. 112 c.p.c., in rapporto all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4”, per essere la motivazione della sentenza d’appello “perplessa, obbiettivamente incomprensibile ed assolutamente illogica” – è fondato, con assorbimento dei restanti due.

3. Invero la C.T.R., dopo aver dato atto che l’Ufficio aveva considerato “ricavi scaturenti da cessioni di beni in evasione d’imposta” il versamento affluito nel c/c bancario, “del quale la verificata non è riuscita a dimostrare di averne tenuto conto ai fini della determinazione del reddito d’impresa”, e parimenti ritenuto “ricavi non contabilizzati” le somme prelevate “in assenza dell’indicazione del nome del beneficiario”, ha osservato che “la rettifica della dichiarazione dei redditi è legittima solo se concorrono due condizioni: 1) il soggetto verificato, in sede di contraddittorio, non è in grado di dimostrare di aver tenuto conto dei versamenti affluiti nei c/c bancari e che gli stessi si riferiscono ad operazioni che non hanno rilevanza fiscale; ovvero, per i prelevamenti, di indicare il nome del beneficiario; 2) le movimentazioni bancarie non trovano riscontro nella contabilità generale della verificata”; tuttavia subito dopo ha aggiunto – in modo assolutamente ambiguo e contraddittorio – che “nel caso di specie, per converso, le operazioni bancarie contestate non trovano riscontro nè nel giornale di contabilità della verificata nè tantomeno sono transitate nel c/c bancario n. (OMISSIS) intrattenuto dalla verificata con la Intesa Sanpaolo”, per trarne la conclusione che “non sussiste nessuna delle due condizioni ut supra per operare l’accertamento ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, comma 1, n. 2, per cui in difetto, l’atto impositivo emesso dall’ufficio, per il periodo d’imposta 2002, facendo ricorso al sistema delle presunzioni è illegittimo e va parzialmente annullato”; di qui l’affermazione finale che “il mezzo non coglie nel segno per cui la doglianza va rigettata”.

4. L’apposita trascrizione dei passaggi motivazionali contestati rende palese l’incomprensibilità delle argomentazioni svolte dal giudice d’appello, con conseguente nullità della sentenza impugnata per inidoneità della motivazione adottata, restando assorbite le ulteriori censure mosse, sempre in riferimento al medesimo rilievo, con il secondo (violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 32, 39 e 42, D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, nonchè dell’art. 2697 c.c., in rapporto all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e, ove occorrer possa, n. 4″) e con il terzo motivo (“violazione e/o falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4”.

5. La sentenza va quindi cassata con rinvio ad altra sezione della C.T.R. Sicilia per nuovo esame, oltre che per la statuizione sulle spese.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla C.T.R. della Sicilia – sezione distaccata di Catania, in diversa composizione, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 1 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 18 gennaio 2017

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