Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12532 del 12/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 12/05/2021, (ud. 10/02/2021, dep. 12/05/2021), n.12532

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. CAPOZZI Raffaele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24350-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

D.M.M., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato RAFFAELE MARENGHI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1056/2/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della CAMPANIA SEZIONE DISTACCATA di SALERNO, depositata

il 07/02/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 10/02/2021 dal Consigliere Relatore Dott. RAFFAELE

CAPOZZI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

l’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione nei confronti di una sentenza CTR Campania, sezione staccata di Salerno, di conferma di una sentenza CTP Avellino, che aveva accolto il ricorso del contribuente D.M.M., esercente professione di ragioniere, avverso un avviso di accertamento IRPEF, IRAP ed IVA 2010, per Euro 176.172,00, oltre a sanzioni ed interessi; secondo la CTR il contribuente aveva adeguatamente provato di non avere conseguito i proventi ipotizzati dall’ufficio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

il ricorso è affidato a due motivi;

che, con il primo motivo di ricorso, l’Agenzia delle entrate lamenta violazione e falsa applicazione D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d); D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, commi 2 e 3 e 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto, secondo la giurisprudenza di legittimità, l’ufficio poteva legittimamente procedere all’accertamento analitico-induttivo della base imponibile del reddito d’impresa delle persone fisiche, utilizzando gli stessi dati forniti dal contribuente e potendo rilevare l’inesattezza e l’incompletezza di una o più poste delle scritture anche sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti; e ciò pur in presenza di scritture contabili regolarmente tenute dal punto di vista formale; ed era onere del contribuente dimostrare l’inefficacia di tali presunzioni, prova che, nella specie, il contribuente non aveva fornito;

che, con il secondo motivo di ricorso, l’Agenzia delle entrate lamenta violazione D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, comma 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto le dichiarazioni rese da terzi, sulle quali la CTR aveva fondato la sentenza impugnata, nel processo tributario avevano solo il valore di indizi, si da poter valorizzate solo unitamente ad altri elementi, nella specie non forniti dal contribuente, il quale, in definitiva, non aveva offerto prove idonee a contrastare le legittime presunzioni formulate dall’ufficio;

che il contribuente D.M.M. si è costituito con controricorso ed ha altresì depositato memoria illustrativa; va al riguardo rilevata l’inammissibilità dell’eccezione di giudicato, da lui formulata in sede di controricorso e ribadita in sede di memoria illustrativa, stante la funzione del controricorso di contrastare l’impugnazione altrui, si che l’eccezione anzidetta avrebbe dovuto formare oggetto di ricorso incidentale, nella specie non presentata dal contribuente (cfr. Cass. n. 1150 del 2019);

che il primo motivo di ricorso dell’Agenzia delle entrate è fondato;

che, invero, secondo la giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. n. 30803 del 2017; Cass. n. 8484 del 2009; Cass. n. 27552 del 2018; Cass. n. 8923 del 2018; Cass. n. 18695 del 2018), in materia di accertamento del reddito d’impresa, di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), pur in presenza di scritture contabili formalmente corrette, l’esistenza di introiti non dichiarati ovvero l’inesistenza di passività dichiarate può essere ipotizzata dall’ufficio anche sulla base di presunzioni semplici, purchè gravi, precise e concordanti; ed il convincimento del giudice può fondarsi anche su di una sola presunzione semplice, purchè grave e precisa, venendo il requisito della concordanza in rilievo solo in caso di presenza di più circostanze presuntive, fermo restando, in ogni caso, l’onere del contribuente di fornire la prova contraria;

che, nella specie, la CTR ha erroneamente ritenuto che il contribuente avesse validamente contrastato le presunzioni dell’ufficio, allegando la gratuità delle prestazioni professionali svolte, per essersi egli limitato a continuare l’attività professionale del figlio, tragicamente deceduto in un incidente; il che non è sufficiente a contrastare la presunzione di maggiori introiti fatta dall’ufficio; inoltre la CTR ha erroneamente ritenuto che spettasse all’ufficio di chiarire i rapporti fra il contribuente e la società “MANAGEMENT CONSULTING”, mentre era al contrario il contribuente tenuto a dimostrare che gli introiti, ipotizzati dall’ufficio, fossero stati in realtà fatturati da quest’ultima società; non appare infine idonea l’argomentazione svolta dalla CTR per contrastare la presunzione dell’ufficio, laddove ha rilevato che la fatturazione delle prestazioni avviene per i professionisti col principio di cassa, si che le prestazioni contestate avrebbero potuto essere state conseguite dal contribuente in anni successivi; trattasi invero di mera ipotesi indimostrata e certamente inidonea ad inficiare la presunzione dell’ufficio che si trattasse di maggiori introiti conseguiti dal contribuente nell’anno di riferimento (2010);

che è altresì fondato il secondo motivo di ricorso, in quanto, secondo la giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. n. 29757 del 2018), nel processo tributario, il divieto di prova testimoniale, posto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, comma 4, non esclude che il contribuente possa produrre dichiarazioni rese da terzi in sede extraprocessuale (nella specie il contribuente ha prodotto autocertificazioni dei soggetti che avevano usufruito a titolo gratuito dei suoi servigi); trattasi tuttavia di dichiarazioni che, sul piano probatorio, hanno mera valenza indiziaria, nel senso che, pur potendo concorrere a formare il convincimento del giudice, non sono idonee a costituire, da sole, il fondamento della decisione (cfr. in tal senso Corte Costituzionale sentenza n. 18 del 2000); e, nella specie, la CTR ha finito per fondare la propria decisione, favorevole al contribuente, solo ed esclusivamente su tali dichiarazioni;

che, pertanto, la sentenza impugnata va cassata e gli atti rinviati alla CTR della Campania, sezione staccata di Salerno, in diversa composizione, anche per la determinazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR della Campania, sezione staccata di Salerno, in diversa composizione, anche per la determinazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 10 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 12 maggio 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA