Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12524 del 12/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 12/05/2021, (ud. 09/02/2021, dep. 12/05/2021), n.12524

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 33171-2019 proposto da:

B.R., N.V., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA MANCINI 4, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE PICONE,

rappresentati e difesi dall’avvocato ORLANDO MARIO CANDIANO;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE E DEL TERRITORIO UFFICIO PROVINCIALE DI

(OMISSIS), in persona del Direttore pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende, ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2043/29/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA PUGLIA, depositata il 27/06/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 09/02/2021 dal Consigliere Relatore Dott. LORENZO

DELLI PRISCOLI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

la Commissione Tributaria Provinciale rigettava il ricorso della parte contribuente avverso l’atto con il quale l’Agenzia del territorio aveva provveduto a rettificare, della L. n. 331 del 2004, ex art. 1, comma 335, il classamento di un loro fabbricato sito in (OMISSIS), località “(OMISSIS)”, attribuendo ad esso la classe quarta in luogo della prima, con conseguente aumento della rendita catastale;

la Commissione Tributaria Regionale accoglieva l’appello della parte contribuente, ritenendo che il nuovo classamento non indica il rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale della microzona rispetto all’analogo rapporto dell’insieme delle microzone comunale, nè tanto meno il relativo scostamento; in considerazione del consolidamento solo recente del principi giurisprudenziali citati, ritiene la Commissione Tributaria Regionale sussistere giusti motivi per dichiarare compensate le spese del doppio grado di giudizio;

la parte contribuente proponeva ricorso affidato ad un unico motivo di impugnazione e in prossimità dell’udienza depositava memoria insistendo per l’accoglimento del ricorso e in prossimità dell’udienza depositava memoria insistendo per l’accoglimento del ricorso mentre l’Agenzia delle entrate si costituiva con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la parte contribuente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 92 c.p.c., in quanto la motivazione del provvedimento impugnato non sarebbe adeguata in relazione ai requisiti richiesti dalla legge e d’altra parte la CTR richiama giurisprudenza della Corte di Cassazione favorevole alla parte contribuente, cosicchè non ricorreva l’assoluta novità delle questioni trattate.

Il motivo di impugnazione è infondato.

Secondo questa Corte, infatti, ai sensi dell’art. 92 c.p.c., come risultante dalle modifiche introdotte dal D.L. n. 132 del 2014, e dalla sentenza n. 77 del 2018 della Corte costituzionale, la compensazione delle spese di lite può essere disposta (oltre che nel caso della soccombenza reciproca), nell’eventualità di assoluta novità della questione trattata o di mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti o nelle ipotesi di sopravvenienze relative a tali questioni e di assoluta incertezza che presentino la stessa, o maggiore, gravità ed eccezionalità delle situazioni tipiche espressamente previste dall’art. 92 c.p.c., comma 2, (Cass. 2 ottobre 2020, n. 21178; Cass. 18 febbraio 2019, n. 4696; Cass. 7 novembre 2019, n. 28658).

Nel caso di specie è stata fornita una motivazione adeguata relativa al perchè siano state compensate le spese (il consolidamento solo recente del principi giurisprudenziali citati) in ragione dell’assoluta novità della questione trattata in virtù dell’assenza, al momento della proposizione del ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale (che ha dato torto alla parte contribuente) e dell’appello, di precedenti specifici riguardanti l’assai complesso caso di specie, essendosi consolidatasi una giurisprudenza di legittimità favorevole alla parte contribuente solo a partire dal 2018 (Cass. n. 16378; Cass. n. 28076 del 2018; 31829 del 2018), mentre il ricorso avverso l’avviso di accertamento è del 2010, e quello contro la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale è del 2013. Del resto, tuttora la Cassazione, nel decidere in merito alle questioni relative alla L. n. 331 del 2004, art. 1, comma 335, compensa le spese di legittimità sia quando a ricorrere in Cassazione sia il contribuente sia quando a ricorrere sia l’Agenzia delle entrate, tutte le volte in cui momento della proposizione del ricorso in Cassazione non vi fossero precedenti specifici al momento della proposizione del ricorso (Cass. n. 28542 del 2020; Cass. n. 28544 del 2020; Cass. n. 28545 del 2020).

Ritenuto che pertanto il ricorso va rigettato e che le spese seguono la soccombenza.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, che liquida in Euro 1.000, oltre a spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 9 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 12 maggio 2021

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