Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12523 del 08/06/2011

Cassazione civile sez. II, 08/06/2011, (ud. 24/02/2011, dep. 08/06/2011), n.12523

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIOLA Roberto Michele – Presidente –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – rel. Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 19759/2005 proposto da:

C.A. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA APUANIA 12, presso lo studio dell’avvocato LA BUA,

rappresentato e difeso dall’avvocato TENNI Arturo;

– ricorrenti –

contro

P.C., P.A., quale erede di P.

P., FALLIMENTO della SDF PASTORE ANGELA & SAVINO VINCENZO;

– intimati –

avverso la sentenza n. 167/2004 della SEZ. DIST. CORTE D’APPELLO di

TARANDO, depositata il 24/05/2004;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

24/02/2011 dal Consigliere Dott. PASQUALE D’ASCOLA;

udito l’Avvocato SALVATORE CICERO con delega dell’avvocato TENNA

ARTURO difensore del ricorrente che si riporta agli atti;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUCCI Costantino, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1) C.A. chiedeva al tribunale di Taranto di convalidare il sequestro conservativo concessogli nell’agosto 1985 dal presidente del tribunale sui beni di P.P. e C., rispettivamente promittente venditore e garante contrattuale dell’alienazione di un lotto di terreno, in agro di (OMISSIS).

Il tribunale con sentenza del 1 maggio 1988 non convalidava il sequestro.

Con sentenza 13 luglio 2001 rigettava la domanda di risarcimento danni.

L’appello avverso queste pronunce veniva respinto dalla Corte di appello di Lecce il 24 maggio 2004.

La Corte, quanto alla sussistenza del presupposto per il sequestro, rilevava che l’appellante non aveva fornito prova di atti, commessi dal debitore, pregiudizievoli per l’aspettativa risarcitoria del creditore, essendo P.P. proprietario di un cospicuo patrimonio.

Quanto ai danni, rilevava che le richieste istruttorie respinte in primo grado erano le stesse già dichiarate inammissibili in primo grado e che comunque non si poteva sopperire con indagini di un consulente alla carenza probatoria sull’esistenza dei danni.

C. ricorre per cassazione con quattro motivi.

Gli intimati: P.C.; P.A. quale erede di P.P. e il fallimento della sdf Pastore Angela e Savino Vincenzo, non hanno svolto attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

2) Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 671 c.c.; assume che la misura cautelare avrebbe dovuto essere convalidata e che nella fattispecie vi sarebbero “errori di diritto”. A tal fine riassume o riporta inutilmente alcune sentenze di legittimità e di merito.

Il ricorso infatti trascura di precisare le argomentazioni giuridiche o fattuali meritevoli di censura, rendendo così impossibile il compito della Corte di Cassazione.

L’unico spunto evidenziato graficamente in grassetto è quello che attiene alla necessità che la garanzia generica permanga fino al momento in cui sussistono le condizioni per il soddisfacimento coattivo del credito. Se questo fosse il punto oggetto di denuncia, la sentenza resterebbe comunque validamente motivata, perchè essa ha avuto cura di chiarire che tanto al momento della richiesta di sequestro, quanto al momento della decisione sulla convalida, i patrimoni di P.P. e di P.C. erano cospicui, ditalchè non sussisteva pregiudizio per l’aspettativa risarcitoria dell’attore.

3) Il secondo motivo lamenta violazione dell’art. 1453 c.c.. Espone che il diritto al risarcimento del danno, negato dai giudici di appello, deriva dalla inadempienza in cui sarebbe incorsa parte avversa, consistita nella omessa cancellazione, anche dopo il termine contrattale pattuito del 31 dicembre 1984, delle iscrizioni pregiudizievoli presenti sul bene.

Il terzo motivo lamenta insufficienza della motivazione in relazione alla contraddittorietà che sussisterebbe tra sussistenza dell’inadempimento e decisioni assunte.

Anche questi motivi, sommariamente argomentati, non meritano accoglimento.

Coerentemente con la materia del contendere, che concerneva il risarcimento di un asserito danno, i giudici di merito hanno rigettato la domanda formulata dal C., perchè questi non aveva dimostrato i danni di cui chiedeva il risarcimento, danni che non potevano essere provati con una consulenza tecnica esplorativa o con l’ammissione di prove orali già ritenute inammissibili dai giudici di primo grado e che non presentavano il requisito di novità richiesto dall’art. 345 c.p.c., nel testo ratione temporis applicabile.

Queste argomentazioni non sono adeguatamente censurate perchè, in proposito, il ricorso si limita apoditticamente a dire che “è indubbio che il deducente abbia subito un danno”. In tal modo però non può ritenersi superata la motivazione della Corte d’appello la quale, in mancanza di prova del danno conseguente alla “omessa o tardiva” cancellazione delle trascrizioni pregiudizievoli, ha dovuto confermare il rigetto della domanda.

4) Anche l’ultimo motivo, che lamenta violazione dell’art. 91 c.p.c., in relazione alla mancata compensazione delle spese, merita il rigetto.

La soccombenza dell’attore, secondo la regola dettata dalla norma invocata, imponeva infatti, senza bisogno di motivazione alcuna, di addebitargli le spese. Non può essere sindacata la mancata compensazione, posto che non vi era soccombenza reciproca e che il giudice non è tenuto a giustificare il rispetto del criterio della soccombenza fissato dal legislatore.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 24 febbraio 2011.

Depositato in Cancelleria il 8 giugno 2011

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