Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1252 del 18/01/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 18/01/2017, (ud. 01/12/2016, dep.18/01/2017),  n. 1252

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14987/2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTIGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

D.M.U., C.C.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 2375/13/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di FIRENZE del 4/12/2014, depositata il 05/12/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio

dell’01/12/2016 dal Consigliere Relatore Dott. PAOLA VELLA.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione ex art. 380-bis c.p.c., osserva quanto segue.

1. In fattispecie in cui l’accertamento sintetico del reddito a carico dei coniugi D.M. – C., D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 38, era stato confermato dalla di Pisa ed annullato dalla C.T.R. della Toscana, l’Agenzia delle Entrate propone un unico motivo di ricorso per “violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38ed art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3)” – sostenendo che il giudice d’appello avrebbe violato le regole sul riparto dell’onere della prova, in quanto “la determinazione sintetica del reddito si avvale di presunzioni legali relative che comportano lo spostamento dell’onere della prova contraria sul contribuente, il quale deve dimostrare con mezzi idonei che alla disponibilità del bene non si accompagna l’entità del reddito così come determinata dall’Ufficio”.

2. L’assunto, per quanto astrattamente fondato, non trova riscontro in concreto, poichè il giudice d’appello ha in realtà valutato la portata delle prove contrarie offerte dai contribuenti (contributo costante dei nonni materni alle spese dell’autovettura utilizzata dal figlio; successiva necessità di vendita della seconda casa nel 2007), ritenendola congrua, sicchè la censura in diritto veicola in realtà una incursione nel merito della causa inammissibile in questa sede perchè incompatibile con la funzione assegnata dall’ordinamento al giudizio di legittimità (cfr., ex plurimis, Cass. nn. 959/15, 14233/15), spettando in via esclusiva al giudice di merito la selezione degli elementi del suo convincimento (cfr. Cass. nn. 26860/14, 962/15).

3. Il ricorso va quindi respinto per inammissibilità del motivo, senza necessità di statuizione sulle spese che, in assenza di difese degli intimati, restano a carico della parte ricorrente che le ha anticipate.

4. Non ricorrono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato, in quanto per l’amministrazione pubblica opera il meccanismo della prenotazione a debito delle spese (cfr. Cass. S.U. n. 9338/14; conf. Cass. sez. 6-L, n. 1778/16 e 6-T n. 18893/16).

PQM

La Corte rigetta il ricorso e dichiara irripetibili le spese anticipate da parte ricorrente.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 1 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 18 gennaio 2017

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