Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12518 del 12/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 12/05/2021, (ud. 28/01/2021, dep. 12/05/2021), n.12518

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 22679-2019 R.G. proposto da:

D.M., rappresentato e difeso, per procura speciale in

calce al ricorso, dall’avv. Mario Raffaele DELL’AGLIO ed

elettivamente domiciliato in Roma, alla via delle Medaglie d’Oro, n.

143, presso lo studio legale dell’avv. Luigi RUSSO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, presso la quale è domiciliata in Roma, alla via dei

Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 110241/08/2018 della Commissione tributaria

regionale della CAMPANIA, depositata il 19/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 28/0.1/2021 dal Consigliere Lucio LUCIOTTI.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito dal D.L. n. 168 del 2016, art. 1 – bis, comma 1, lett. e), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016, osserva quanto segue.

L’Agenzia delle entrate – Riscossione ricorre con un unico motivo, illustrato anche con memoria, cui replica l’intimata con controricorso, per la cassazione della sentenza della CTR della Campania, che in controversia relativa ad impugnazione di un avviso di accertamento emesso con riferimento all’anno d’imposta 2009 nei confronti di D.M., ha rigettato l’appello proposto dal predetto contribuente avverso la sfavorevole sentenza della CTP di Napoli che aveva dichiarato inammissibile il ricorso sul rilievo della regolarità della notificazione dell’avviso di accertamento.

Va preliminarmente rigettata l’eccezione di inammissibilità del ricorso per tardività della notifica. Invero, nel caso di specie, non essendo andata a buon fine quella tentata in data 18/66/2019, ovvero entro il termine di impugnazione di cui all’art. 327 c.p.c., nella specie scadente il 19/06/2019, il ricorrente l’ha reiterata, peraltro tempestivamente in data 11/07/2019, in ossequio al principio espresso da Cass., Sez. U., n. 14594 del 2016.

Venendo, quindi, al merito del ricorso, con il primo motivo il contribuente deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 140 c.p.c. sostenendo che la CTR aveva errato nel ritenere regolarmente effettuata la notifica dell’avviso di accertamento mancando nell’avviso di ricevimento della raccomandata postale i codici meccanografici, il timbro postale, l’attestazione di affissione all’albo comunale e non risultando provata la spedizione della raccomandata informativa, avendo l’ufficio allegato una stampa ad uso interno e non una ricevuta dell’ufficio postale.

Il motivo è inammissibile per difetto di autosufficienza.

Invero, ove sia contestata la rituale notifica di un atto impositivo, “per il rispetto del principio di autosufficienza, è necessaria la trascrizione integrale delle relate e degli atti relativi al procedimento notificatorio, al fine di consentire la verifica della fondatezza della doglianza in base alla sola lettura del ricorso, senza necessità di accedere a fonti esterne allo stesso” (Cass. n. 31038 del 2018; in termini anche Cass. n. 5185 del 2017, secondo cui “In tema di ricorso per cassazione, ove sia denunciato il vizio di una relata di notifica, il principio di autosufficienza del ò ricorso esige la trascrizione integrale di quest’ultima, che, se omessa, determina l’inammissibilità del motivo”).

Nella specie il ricorrente ha del tutto omesso di trascrivere i documenti cui ha fatto riferimento nel motivo in esame e nemmeno li ha allegati al ricorso, come avrebbe potuto fare in ossequio al protocollo d’intesa tra questa Corte ed il Consiglio Nazionale Forense del 17/12/2015, impedendo in tal modo a questa Corte la necessaria verifica di fondatezza del motivo.

Il motivo è anche infondato avendo la CTR accertato il regolare espletamento da parte del notificante degli adempimenti previsti dalla disposizione censurata dandone espressamente e dettagliatamente conto in sentenza, in cui si afferma che “dopo il rifiuto della notifica dell’avviso da parte della moglie dell’appellante, risulta che la busta sigillata sia stata alla casa comunale il 24 ottobre 2014 e poi sia stata inviata la raccomandata in data 27.10.2014 giunta a destinazione il 30.10.2014 come da date poste sulla stessa raccomandata. La raccomandata inviata è allegata agli atti e contiene il timbro postale di restituzione e cioè il 1.12.2014 con la dizione non avvenuto ritiro. Inoltre l’invio della raccomandata con il suo numero preciso era stato indicato nella copia dell’avviso alla casa comunale e, a fianco della stessa, con la firma del messo notificatore (…)”.

Con il secondo motivo è dedotta la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. per avere la CTR omesso di pronunciarsi sull’eccezione con cui il ricorrente aveva contestato la validità ed autenticità dell’avviso di ricevimento della raccomandata postale utilizzata per la notificazione dell’avviso di accertamento.

La censura posta con riferimento alla validità dell’avviso di ricevimento è manifestamente infondata in quanto tale questione è quella esaminata dalla CTR e su cui il ricorrente ha fondato, in maniera però inammissibile, come sopra detto, il primo motivo di ricorso.

La censura posta invece con riferimento all’autenticità dell’avviso di ricevimento è inammissibile per difetto di autosufficienza.

Invero, “Affinchè possa utilmente dedursi in sede di legittimità un vizio di omessa pronunzia, ai sensi dell’art. 112 c.p.c., è necessario, da un lato, che al giudice del merito siano state rivolte una domanda od un’eccezione autonomamente apprezzabili, ritualmente ed inequivocabilmente formulate, per le quali quella pronunzia si sia resa necessaria ed ineludibile, e, dall’altro, che tali istanze siano riportate puntualmente, nei loro esatti termini e non genericamente ovvero per riassunto del loro contenuto, nel ricorso per cassazione, con l’indicazione specifica, altresì, dell’atto difensivo e/o del verbale di udienza nei quali l’una o l’altra erano state proposte, onde consentire al giudice di verificarne, “in primis”, la ritualità e la tempestività ed, in secondo luogo, la decisività delle questioni prospettatevi. Ove, quindi, si deduca la violazione, nel giudizio di merito, del citato art. 112 c.p.c., riconducibile alla prospettazione di un’ipotesi di “error in procedendo” per il quale la Corte di cassazione è giudice anche del “fatto processuale”, detto vizio, non essendo rilevabile d’ufficio, comporta pur sempre che il potere-dovere del giudice di legittimità di esaminare direttamente gli atti processuali sia condizionato, a pena di inammissibilità, all’adempimento da parte del ricorrente – per il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione che non consente, tra l’altro, il rinvio “per relationem” agli atti della fase di merito, com’è avvenuto nel caso di specie con un generico rinvio ad alcune pagine dell’atto di appello dell’onere di indicarli compiutamente, non essendo legittimato il suddetto giudice a procedere ad una loro autonoma ricerca, ma solo ad una verifica degli stessi” (Cass. n. 15367 del 2014).

A ciò aggiungasi che il ricorrente, mancando ogni riferimento nell’impugnata sentenza, avrebbe dovuto anche indicare in quale parte del giudizio di primo grado aveva proposto la questione dell’autenticità dell’avviso di ricevimento, su cui i giudici di appello non si sarebbero pronunciati.

Al riguardo deve ricordarsi che l’omessa pronuncia, qualora cada su una domanda inammissibile (come nell’ipotesi di domanda nuova in appello), non costituisce vizio della decisione impugnata, nè rileva come motivo di ricorso per cassazione, in quanto alla proposizione di una tale domanda non consegue l’obbligo del giudice di pronunciarsi nel merito (cfr. Cass. n. 22784 del 2018, n. 24445 del 2010, n. 12412 del 2006 e n. 13735 del 2019, non massimata).

In sintesi, il ricorso va dichiarato inammissibile ed il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali nella misura liquidata in dispositivo.

PQM

dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente, al pagamento, in favore della controricocrente, delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 5.600,00 per compensi oltre al rimborso delle spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 28 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 12 maggio 2021

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