Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12507 del 12/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 12/05/2021, (ud. 09/02/2021, dep. 12/05/2021), n.12507

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. GUIDA Riccardo – rel. Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Paolo – Consigliere –

Dott. MELE Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 13579/2014 R.G. proposto da:

SELECTA SPA, rappresentata e difesa dall’avv. Francesco Moschetti e

dall’avv. Francesco d’Ayala Valva, elettivamente domiciliata in

Roma, viale Parioli, n. 43, presso lo studio dell’avv. Francesco

d’Ayala Valva.

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE;

– intimata –

Avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del

Veneto, sezione staccata di Venezia-Mestre, sezione n. 18, n.

281/18/14, pronunciata il 31/01/2014, depositata il 17/02/2014.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 09 febbraio

2021 dal Consigliere Riccardo Guida.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. si controverte dell’impugnazione, da parte di Selecta S.p.a., operante nel settore del commercio di prodotti alimentari, di tre distinti avvisi di accertamento che rettificavano, ai fini I.R.e.s., L.R.a.p., I.v.a., per gli anni dal 2004 al 2006, i redditi dichiarati dalla contribuente, a seguito di una verifica da cui era risultato che l’ente collettivo aveva concluso, con finalità elusiva, due operazioni di “finanza straordinaria”, consistenti nella sottoscrizione di obbligazioni convertibili garantite, emesse da società del gruppo Credit Suisse;

2. la CTP di Rovigo, con due distinte sentenze, accolse parzialmente i ricorsi della contribuente, escludendo che fossero dovute le sanzioni, ma per il resto confermando la legittimità degli atti impositivi; tali pronunce sono state appellata dall’Agenzia e dalla società, per i capi di rispettiva soccombenza, e la CTR del Veneto, riuniti gli atti di gravame, con la sentenza indicata in epigrafe, testualmente (cfr. il dispositivo a pag. 11 della sentenza) ha accolto gli appelli dell’Agenzia ed ha confermato gli avvisi di accertamento impugnati, anche nella parte relativa all’irrogazione delle sanzioni;

3. in particolare, la Commissione regionale, per quanto adesso interessa, ha affermato di condividere – anche alla luce della giurisprudenza di legittimità (la CTR cita Cass. 14494/2012 che, a sua volta, menziona Cass. Sez. U. 23/12/2008, n. 30055) – le motivazioni delle sentenze di primo grado che avevano ravvisato la sussistenza, nel caso di specie, di attività elusive riconducibili all’abuso del diritto;

4. la società ricorre con cinque motivi, mentre l’Agenzia è rimasta intimata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. con il primo motivo di ricorso (“1. Nullità della sentenza per omessa motivazione, in violazione del combinato disposto dell’art. 61 e art. 36, comma 2, n. 4) del D.Lgs. n. 546 del 1992 (letto anche alla luce dell’art. 111 Cost., comma 6) in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), nella parte in cui il giudice formula in diritto un giudizio di abuso del diritto senza descrivere in fatto quale sarebbe il comportamento abusivo.”), si fa valere la nullità della sentenza impugnata che si limita a richiamare la giurisprudenza di legittimità sul concetto di abuso del diritto, senza minimamente descrivere il comportamento della società contribuente che l’Amministrazione qualifica come abusivo, e, conseguentemente, omettendo di esprimersi in punto di sussunzione del fatto entro la norma e, ancora, trascurando di confrontarsi con i motivi dell’appello incidentale della società sottoposta a verifica, volti a dimostrare che il contestato acquisto di obbligazioni convertibili garantite poggiava su “valide ragioni economiche” (e cioè sull’aspettativa di un rendimento dell’8%, a fronte di un tasso di finanziamento del 2,5%, con la prospettiva di un risultato positivo imponibile di Euro 309.375,00), idonee ad escludere la sussistenza della figura dell’abuso del diritto del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, ex art. 37-bis;

2. con il secondo motivo (“2. Violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37-bis, e dei principi in materia di abuso del diritto, laddove tale sistema normativo è applicato a prescindere dai fatti che sono presupposto di tale sistema. Cassazione in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3″), la ricorrente censura la sentenza impugnata per essersi limitata ad indicare i teorici elementi costitutivi del concetto di abuso del diritto, come delineati dalla giurisprudenza di legittimità, senza minimamente sussumere il fatto entro la cornice normativa, ossia senza verificare se, nel caso concreto, ricorressero o meno i presupposti dell'”indebito vantaggio tributario”, del “difetto di ragioni economicamente apprezzabili” e dell'”uso distorto” di norme, al fine di “aggirare obblighi o divieti previsti dall’ordinamento”;

3. con il terzo motivo (“3. Nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c., laddove il Giudice di seconde cure non prende in considerazione l’eccezione della società relativa alla non applicabilità delle sanzioni in caso di “obiettive condizioni di incertezza”. Cassazione ex art. 360 c.p.c., n. 4″), la ricorrente assume che, con appello incidentale, aveva (ri)proposto l’eccezione (già sollevata in primo grado) di non applicabilità delle sanzioni in presenza di condizioni di incertezza sull’ambito e la portata delle disposizioni violate; indi, ascrive alla CTR il vizio di ultrapetizione, per avere confermato le sanzioni in ragione della loro conformità al principio di legittimità in quanto, in caso di elusione, si ha una dichiarazione infedele, sanzionabile ai sensi del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, omettendo di pronunciarsi sulla sussistenza o meno di un’obiettiva incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione delle disposizioni antielusive;

4. con il quarto motivo (“Violazione del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 5 e art. 6, comma 2, nella parte in cui la sentenza di secondo grado conferma le sanzioni irrogate per “il solo fatto di aver il contribuente indicato in dichiarazione un reddito imponibile inferiore a quello accertato”, senza verificare la sussistenza dell’elemento soggettivo della violazione. La mancata considerazione della sussistenza o meno di elementi di colpevolezza si risolve in una illegittima creazione di ipotesi di responsabilità oggettiva. Cassazione ex art. 360 c.p.c., n. 3″), la ricorrente addebita alla sentenza impugnata di avere ritenuto applicabile le sanzioni a titolo di “responsabilità oggettiva”, per il solo fatto dello scostamento tra il reddito dichiarato e quello accertato, trascurando di verificare se la violazione fosse sorretta dall’indefettibile elemento soggettivo;

5. con il quinto motivo (“Violazione del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6, comma 2, e del L. 27 luglio 2000, n. 212, nella parte in cui non considera esistenti e rilevanti le “obiettive condizioni di incertezza” in ipotesi elusive o di abuso del diritto, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3)”), si imputa alla sentenza impugnata di non avere verificato se, effettivamente, come prospettato dalla contribuente, le disposizioni dettate in tema di elusione fiscale e di abuso del diritto presentino obiettive condizioni di incertezza, la cui sussistenza esclude l’applicazione delle sanzioni;

6. il primo motivo è fondato, con conseguente assorbimento degli altri quattro motivi;

secondo il costante orientamento della Corte, al quale il Collegio aderisce: “In tema di processo tributario è nulla, per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 36 e 61 nonchè dell’art. 118 disp. att. c.p.c., la sentenza della commissione tributaria regionale completamente priva dell’illustrazione delle censure mosse dall’appellante alla decisione di primo grado e delle considerazioni che hanno indotto la commissione a disattenderle e che si sia limitata a motivare “per relationem” alla sentenza impugnata mediante la mera adesione ad essa, poichè, in tal modo, resta impossibile l’individuazione del “thema decidendum” e delle ragioni poste a fondamento della decisione e non può ritenersi che la condivisione della motivazione impugnata sia stata raggiunta attraverso l’esame e la valutazione dell’infondatezza dei motivi di gravame”; (Cass. 05/10/2018, n. 24452; conf.: ex multis: 11/11/2020, n. 25325; 14/02/2020, n. 3819; 25/10/2018, n. 27112; 05/11/2018, n. 28139, la quale ha stabilito che: “La sentenza d’appello può essere motivata “per relationem”, purchè il giudice del gravame dia conto, sia pur sinteticamente, delle ragioni della conferma in relazione ai motivi di impugnazione ovvero della identità delle questioni prospettate in appello rispetto a quelle già esaminate in primo grado, sicchè dalla lettura della parte motiva di entrambe le sentenze possa ricavarsi un percorso argomentativo esaustivo e coerente, mentre va cassata la decisione con cui la corte territoriale si sia limitata ad aderire alla pronunzia di primo grado in modo acritico senza alcuna valutazione di infondatezza dei motivi di gravame”;

nel caso in esame, la sentenza impugnata è viziata da motivazione apparente in quanto, disattendendo questi principi di diritto, senza compiere il necessario scrutinio dei motivi di gravame, ha condiviso, in modo acritico, il dictum della commissione di primo grado, e, in particolare, la qualificazione delle due operazioni di acquisto di obbligazioni reverse convertible quali atti elusivi, espressione dell’abuso del diritto, privi di valide ragioni economiche e, in quanto tali, illegittimi, senza nemmeno mettere a fuoco la ragione giustificatrice delle operazioni prospettate dalla società sottoposta a verifica fiscale. A questo proposito, per completezza espositiva, è il caso di ricordare il sicuro indirizzo nomofilattico di questa Sezione tributaria (Cass. 30/12/2019, n. 34595), per il quale: “In materia tributaria, l’elusione fiscale, quale espressione dell’abuso del diritto, in ossequio ai principi espressi dalla raccomandazione 2012/772/UE, sussiste quando l’operazione economica in esame manca di sostanza economica, i cui indici sono: la non coerenza della qualificazione delle singole operazioni con il fondamento giuridico del loro insieme e la non conformità degli strumenti giuridici a normali logiche di mercato, mentre per vantaggi fiscali indebiti si considerano i benefici realizzati in contrasto con le finalità delle norme fiscali o con i principi dell’ordinamento tributario”;

7. ne consegue che, accolto il primo motivo e assorbiti tutti gli altri, la sentenza è cassata, con rinvio alla CTR del Veneto (sezione staccata di Venezia-Mestre), in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata, e rinvia alla Commissione tributaria regionale del Veneto (sezione staccata di Venezia-Mestre), in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 9 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 12 maggio 2021

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