Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12502 del 21/05/2010

Cassazione civile sez. I, 21/05/2010, (ud. 15/04/2010, dep. 21/05/2010), n.12502

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITTORIA Paolo – Presidente –

Dott. SALVAGO Salvatore – Consigliere –

Dott. CECCHERINI Aldo – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

Dott. CULTRERA Maria Rosaria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 8151-2005 proposto da:

COMUNE DI (OMISSIS) (C.F. (OMISSIS)), in persona del Sindaco pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA DEL FANTE 2,

presso l’avvocato ACCIAI COSTANZA, rappresentato e difeso

dall’avvocato LEONE RAFFAELE, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

B.V. (C.F. (OMISSIS)), L.S. (C.F.

(OMISSIS)), elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA

VENEZIA 11, presso l’avvocato ZANCHINI GIAN PAOLO, che li rappresenta

e difende unitamente all’avvocato ROMANO PIETRO, giusta procura a

margine del controricorso;

– controricorrenti –

contro

L.M.G.;

– intimatati –

avverso la sentenza n. 748/2004 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,

depositata il 31/08/2004;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/04/2010 dal Consigliere Dott. MARIA ROSARIA CULTRERA;

udito, per il ricorrente, l’Avvocato LEONE che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ABBRITTI Pietro che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

B.V. ed i figli L.S. e M.G., con citazione 7 luglio 1993, chiesero al Tribunale di Siracusa la condanna del Comune di (OMISSIS) in solido con la società Burgio alla restituzione del fondo, oggetto d’occupazione in forza di Delib.

Sindacale 19 marzo 1980, ed al risarcimento dei danni alle colture ed alle pertinenze del fondo, ivi compreso il ristoro per le porzioni del manufatto occupate sine titulo.

Ritualmente radicatosi il contraddittorio, il Tribunale adito con sentenza 30.1.2001 condannò il suddetto ente al risarcimento dei danni subiti dagli attori in L. 47.719.928, oltre rivalutazione ed accessori di legge. Rigettò invece la domanda nei confronti dell’altra convenuta.

Il Comune di (OMISSIS) con atto 28.5.91 propose appello innanzi alla Corte d’appello di Catania che lo ha dichiarato inammissibile con sentenza n. 748 depositata il 28.5.2005.

Il Comune di (OMISSIS) ha impugnato quest’ultima decisione col presente ricorso per cassazione affidato a due motivi resistiti dagli intimati B.V. e L.S. con controricorso.

L.M.G. non ha spiegato difesa. Le parti costituite hanno depositato memorie ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

La decisione impugnata ha ravvisato la nullità della procura ad litem rilasciata al difensore del Comune di (OMISSIS) dal dirigente dell’area amministrativa, che non era abilitato ad agire in rappresentanza del Comune. Pur ritenendo sanato il difetto di legittimatici ad processum del soggetto che aveva agito in rappresentanza dell’ente in seguito a determinazione sindacale n. 4 dell’1.2.2002, intervenuta in corso di giudizio, con cui il Comune aveva ratificato l’attività processuale sino ad allora espletata, ha invece escluso siffatto effetto in ordine alla ravvisata carenza dello jus postulando, poichè la ratifica era intervenuta dopo l’introduzione del giudizio di gravame; quando era già spirato il termine d’impugnazione.

L’ente ricorrente impugna la statuizione denunciando col primo motivo violazione e falsa applicazione degli artt. 75 e 182 c.p.c. e correlato vizio d’omessa insufficiente e contraddittoria motivazione su punto decisivo della controversia. Con riferimento a precedente di questa Corte n. 13688/2001, deduce contraddizione del percorso logico che sostiene l’approdo censurato per aver correttamente valutato la rilevanza della delibera di ratifica da parte del Sindaco in ordine al ravvisato difetto di legitimatio ad processum ma per averla invece esclusa in relazione alla procura, sull’assunto che detto effetto sanante dovesse intervenire prima della scadenza del termine utile per proporre l’appello.

Lamenta inoltre omesso esercizio da parte del giudice d’appeLlo del potere di concedere termine per la costituzione del soggetto legittimato ai sensi dell’art. 182 c.p.c..

Col secondo motivo il ricorrente, denunciando violazione dell’art. 83 c.p.c., censura l’impugnata sentenza per non aver rilevato che l’Avv. Antonino Angelico, suo difensore in grado d’appello, era stato officiato dal Sindaco in primo grado per la difesa dell’ente anche nelle fasi successive, per cui era legittimamente investito dello jus postularteli.

I resistenti B.V. e L.S. replicano alle censure deducendone l’infondatezza.

Il privo motivo è fondato.

Secondo consolidato orientamento, che ha superato contraria esegesi, ed al quale s’intende dare continuità, il difetto di legittimazione processuale della persona fisica che agisce in giudizio in rappresentanza di un ente può essere sanato in qualunque stato e grado del giudizio con efficacia retroattiva, e tale sanatoria riguarda tutti gli atti processuali già compiuti laddove, in sede di costituzione in giudizio, il soggetto dotato dell’effettiva rappresentanza dell’ente stesso esprima la volontà, anche tacita, di ratificare la precedente condotta difensiva del “falsus procurator”.

In questa evenienza, sia la ratifica che la conseguente sanatoria si estendono anche alla procura originariamente conferita al difensore dal soggetto non abilitato a rappresentare l’ente in giudizio, “trattandosi di atto soltanto inefficace e non anche invalido per vizi formali o sostanziali, attinenti a violazione degli artt. 83 e 125 cod. proc. civ.” (Cass. nn. 23670/2008, 15304/2007, 2270/2006, 15031/2000, 272/1998, 882/1995. In tema, v. S.U. n. 9217/2010 seppur in diversa fattispecie). Tale principio, disapplicato dalla Corte territoriale, doveva invece presiedere alla definizione della causa dal momento che il giudice del gravame accertò che la determinazione sindacale n. 4 dell’1.2.2002 aveva comportato la ratifica dell’attività processuale posta in essere sino a quella data dal dirigente che spese nel ricorso introduttivo la supposta erronea qualità di legale rappresentante del Comune di (OMISSIS). Il secondo motivo è assorbito.

In relazione al motivo accolto, la decisione impugnata deve essere pertanto cassata con rinvio degli atti alla Corte d’appello di Catania per l’esame del merito, che provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio.

PQM

LA CORTE accoglie il primo motivo e dichiara assorbito il secondo; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia anche per le pese del presente giudizio alla Corte d’appello di Catania in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 15 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 21 maggio 2010

 

 

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