Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12501 del 12/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 12/05/2021, (ud. 24/02/2021, dep. 12/05/2021), n.12501

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 27603/2014 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del legale rappresentante p.t.,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio ex lege in Roma, alla via dei Portoghesi, n. 12;

– ricorrente –

contro

il sig. M.A.;

– intimato –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria kegionale per la

Lombardia n. 1732/32/14, pronunciata t11 dicembre 2013 e depositata

il 03 aprile 2014, non notificata;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 24 febbraio

2021 dal Co: Marcello M. Fracanzani.

 

Fatto

RILEVATO

Il contribuente era attinto da avvisi di accertamento per gli anni di imposta 2006 e 2007 in ragione della reiterata incoerenza dei redditi esposti in rapporto alla disponibilità di beni indicatori di maggiore ricchezza.

La commissione di prossimità accoglieva parzialmente il ricorso, rimodulando il dovuto su quello che era stato l’accertamento con adesione (evidentemente non perfezionato), donde spiccava appello il contribuente, sollevando plurime doglianze, in ordine alla legittimità dell’accertamento sintetico per violazione della riserva di legge, altresì protestando nel merito il bilanciamento del compendio probatorio come operato senza tener conto di alcuni elementi offerti.

Il giudice del gravame, argomentata la legittimità dello strumento impositivo sintetico, rivedeva ulteriormente al ribasso la pretesa erariale, indicando alcune voci giustificative.

Propone ricorso l’Avvocatura generale dello Stato, affidandosi a tre motivi, mentre rimane intimato il contribuente.

Diritto

CONSIDERATO

Vengono proposti tre motivi di ricorso.

1. Con il primo motivo si prospetta censura ex art. 360 c.p.c., n. 4 per violazione dell’art. 132, comma 2, n. 4; art. 118 disp. att. c.p.c.; D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, n. 4 e art. 61. Nella sostanza, il patrono erariale contesta il difetto assoluto di motivazione per essersi limitata la CTR, per la quantificazione dell’importo, ad enunciare alcune voci a detrazione, senza ancorarle a documenti e senza indicare per quali motivi dovessero ritenersi provate e capaci di superare la presunzione di maggior ricchezza che deriva dalla disponibilità di determinati beni indice Il motivo è fondato.

La lettura della gravata sentenza, precisamente nell’ultima pagina, ove la quantificazione è trattata, dimostra trattarsi di semplice enunciazione di voci, non ancorate a documenti e non autonomamente e criticamente valutate dal giudicante, dimostrandone la prevalenza rispetto la presunzione generata dalla legge.

Deve premettersi che è ormai principio consolidato nella giurisprudenza di questa Corte Suprema l’affermazione secondo la quale (Cass. VI- 5, n. 9105/2017) ricorre il vizio di omessa o apparente motivazione della sentenza allorquando il giudice di merito ometta ivi di indicare gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento ovvero li indichi senza un’approfondita loro disamina logica e giuridica, rendendo, in tal modo, impossibile ogni controllo sull’esattezza e sulla logicità del suo ragionamento. In tali casi la sentenza resta sprovvista in concreto del c.d. “minimo costituzionale” di cui alla nota pronuncia delle Sezioni Unite di questa Corte (Cass. S.U, n. 8053/2014, seguita da Cass. VI – 5, n. 5209/2018). In termini si veda anche quanto stabilito in altro caso (Cass. Sez. L, Sentenza n. 161 del 08/01/2009) nel quale questa Corte ha ritenuto che la sentenza è nulla ai sensi dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, ove risulti del tutto priva dell’esposizione dei motivi sui quali la decisione si fonda ovvero la motivazione sia solo apparente, estrinsecandosi in argomentazioni non idonee a rivelare la ratio decidendi (cfr. Cass. V, n. 24313/2018).

Pur considerando la sentenza un unicum in cui parte espositiva e parte motiva si sostengono reciprocamente, non è dato individuare il filo logico per cui gli enunciati flussi finanziari siano provati e portino ad una riduzione dell’imponibile accertato.

2. Con il secondo motivo, espressamente indicato come subordinato, si censura la motivazione della gravata sentenza ex art. 360 c.p.c., n. 3 per violazione delle disposizioni sulla valutazione delle prove, non potendosi dar per prevalente le affermate cessioni aziendali ed automobilistiche da dedursi dall’imponibile.

3. Con il terzo motivo si censura violazione ex art. 360 c.p.c., n. 5 per aver omesso di esaminare il fatto dell’esistenza di redditi diversi da quelli dichiarati che, in quanto esenti o già tassati, fossero idonei a ridurre l’imponibile induttivamente ricostruito dall’Ufficio.

I due motivi possono considerarsi assorbiti dall’accoglimento del primo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo, assorbiti i rimanenti, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR per la Lombardia -Sezione di Milar9, in diversa composizione, cui demanda anche la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 24 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 12 maggio 2021

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