Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12495 del 08/06/2011

Cassazione civile sez. VI, 08/06/2011, (ud. 28/04/2011, dep. 08/06/2011), n.12495

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. SALVAGO Salvatore – Consigliere –

Dott. RORDORF Renato – Consigliere –

Dott. CECCHERINI Aldo – Consigliere –

Dott. FORTE Fabrizio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso iscritto al n. 4005 del Ruolo Generale degli affari

civili dell’anno 2010 di:

C.G.V., elettivamente domiciliato in Roma, al

Viale Giulio Cesare n. 14, presso l’avv. Gerardo Romano Cesareo e

rappresentato e difeso dall’avv. FACCENDA Cosimo del foro di Salerno,

per procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI CAMPAGNA, in persona del sindaco in carica, autorizzato a

stare in giudizio con Delib. G.M. 19 febbraio 2010, n. 43 ed

elettivamente domiciliato in Roma, alla Via Barnaba Oriani n. 32,

presso l’avv. Antonietta Majoli, rappresentato e difeso, per procura

a margine del controricorso, dall’avv. MELCHIONDA Martino del foro di

Salerno;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Salerno n. 810/09 del 3

giugno – 28 settembre 2009.

Letta la memoria integrativa deposita dal ricorrente in adesione alle

conclusioni della relazione.

Fatto

PREMESSO IN FATTO

1. E’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.: “Con ricorso notificato il 19 marzo 2010 al Comune di Campagna, C.G.V. ha chiesto la cassazione della sentenza della Corte d’appello di Salerno n. 810/09, del 3 giugno – 28 settembre 2009, che ha accolto l’appello dell’indicato ente locale, riducendo la misura del risarcimento del danno a carico di questo per la trasformazione irreversibile di un’area, già oggetto di un preliminare di vendita tra le parti nell’ambito di una procedura espropriativa, contratto risolto per inadempimento del Comune che non aveva pagato il prezzo, perchè non approvato dall’U.T.E., che lo ha ritenuto eccessivo.

Avverso detta sentenza propone ricorso per cassazione notificato al Comune l’8 febbraio 2010 il C., deducendo con il primo motivo di ricorso che, all’udienza collegiale del 2 ottobre 2008 (il processo si è svolto in base alle norme di rito vigenti prima della riforma di cui alla L. n. 353 del 1990), la causa era passata in decisione con la presenza del solo difensore del Comune, essendo il procuratore del ricorrente deceduto in data 12 ottobre 2007; di conseguenza, da tale data il processo è da ritenere interrotto automaticamente, ai sensi dell’art. 301 c.p.c., e l’attività svolta dopo l’evento indicato, cioè la stessa udienza collegiale, la riserva per la decisione della causa e la sentenza oggetto di ricorso, devono considerarsi nulle per violazione dei diritti di difesa del C..

Con lo stesso ricorso che precede si sono poi prospettati altri due motivi, relativi a pretesi errori di diritto della sentenza, nella considerazione del negozio di cessione non come alternativo alla procedura espropriativa e per la liquidazione equitativa dei danni arrecati alla proprietà del ricorrente.

DIRITTO – Il primo motivo del ricorso è manifestamente fondato in base ai seguenti principi di diritto, espressione della giurisprudenza unanime di questa Corte: “La morte (come la radiazione o sospensione dall’albo) dell’unico difensore a mezzo del quale la parte è costituita nel giudizio di merito, determina automaticamente l’interruzione del processo, anche se il giudice e le altre parti non ne hanno avuto conoscenza e senza che occorra, perchè si perfezioni la fattispecie interruttiva, la dichiarazione o notificazione dell’evento, con preclusione di ogni ulteriore attività processuale che, se compiuta, è causa di nullità degli atti successivi e della sentenza” (Cass. 11 gennaio 2010 n. 244), producendosi tale effetto anche se gli eventi di cui all’art. 301 c.p.c. siano “intervenuti tra l’udienza di precisazione delle conclusioni e la chiusura della discussione” (Cass. 30 aprile 2009 n. 10112), dovendosi quindi rilevare la nullità della sentenza e rimettere la causa nello stesso grado e fase in cui era al momento dell’interruzione (Cass. 15 febbraio 2007 n. 3459).

I residui due motivi del ricorso devono ritenersi assorbiti.

In conclusione, opina il relatore che il ricorso è manifestamente fondato e chiede che il presidente della sezione voglia fissare l’adunanza in Camera di consiglio per la decisione, ai sensi dell’art. 375 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il collegio, esaminati la relazione e gli scritti difensivi in atti, ha condiviso gli argomenti svolti nella relazione e la soluzione da essa proposta, rafforzati dalla memoria integrativa del C..

2. Il primo motivo del ricorso quindi deve essere accolto nei sensi che precedono ed ai sensi dell’art. 360 bis c.p.c., n. 1, in rapporto ai numerosi precedenti richiamati nella relazione, con assorbimento degli altri due motivi di impugnazione; la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio dinanzi alla Corte d’appello di Salerno anche per la disciplina delle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso e dichiara assorbiti gli altri. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa alla Corte d’appello di Salerno in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 28 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 8 giugno 2011

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