Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12491 del 18/05/2017

Cassazione civile, sez. III, 18/05/2017, (ud. 26/04/2017, dep.18/05/2017),  n. 12491

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. SCODITTI Enrico – rel. Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29945/2014 proposto da:

M.P., in proprio e nella qualità di amministratore di

sostegno di M.G., C.R., M.I.,

M.M.R., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA FULCIERI PAULUCCI DE’

CALBOLI 6, presso lo studio dell’avvocato ROBERTA TOMA,

rappresentati e difesi dall’avvocato ERMANNO ZANCLA giusta procura

speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA SALUTE, (OMISSIS) in persona del Ministro pro

tempore, ASSESSORATO SALUTE REGIONE SICILIANA in persona del legale

rappresentante pro tempore, domiciliato ex lege in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, da cui è

difeso per legge;

– controricorrente –

e contro

ASP DI PALERMO, ASP PALERMO DIPARTIMENTO PREVENZIONE MEDICO AREA

DIPARTIMENTALE IGIENE E SANITA’ PUBBLICA, GA.GI.,

B.I.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1624/2013 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 28/10/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

26/04/2017 dal Consigliere Dott. ENRICO SCODITTI.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

M.P. e C.R., in proprio e nella qualità di esercenti la potestà sui figli minori, convennero in giudizio innanzi al Tribunale di Palermo il Ministero della Salute, l’Assessorato alla Sanità della Regione Sicilia, l’Azienda U.S.L. n. (OMISSIS) di Palermo, G.G. e B.I. chiedendo il risarcimento del danno in relazione all’encefalopatia di origine virale da cui era stato attinto il figlio G. a seguito della somministrazione delle tre dosi di vaccino obbligatorio antipolio. Il Tribunale adito rigettò la domanda. Avverso detta sentenza proposero appello gli originari attori ed appello incidentale taluni degli appellati. Con sentenza di data 28 ottobre 2013 la Corte d’appello accolse l’appello incidentale relativo alle spese processuali e confermò per il resto la sentenza di primo grado.

Osservò la corte territoriale, premesso che erano state disposte due CTU in primo grado e che la prima CTU aveva evidenziato la mancanza in atti della cartella clinica completa relativa al parto, mentre il collegio dei consulenti nella relazione del 9 gennaio 2008 aveva rilevato che si sarebbero dovuto produrre i referti pediatrici, che il collegio dei CTU aveva concluso nel senso dell’esistenza di un quadro malformativo di origine prenatale, risalente al periodo fra il quarto ed il sesto mese di vita intrauterina (e che solitamente si manifesta al settimo mese di età), e che era da escludere l’ascrivibilità del quadro di encefalopatia alle vaccinazioni (le cui reazioni avverse peraltro non erano quelle di tetraparesi spastica, rilevabile nel caso di specie). Aggiunse il giudice di appello che era stato evidenziato dai CTU che era da scartare anche l’ipotesi di una “sommazione” del danno avvenuto in seguito alla somministrazione vaccinale, non avendo nessun rilievo la somministrazione della terza dose in un’epoca in cui si erano già manifestati i segni di una grave encefalopatia, e che alla mera affermazione della sussistenza di un nesso causale fra l’infermità e la vaccinazione da parte della commissione medica ospedaliera, la cui valutazione aveva valenza meramente indiziaria, era stato attribuito dai CTU valore relativo a fronte degli approfonditi accertamenti eseguiti dai medesimi consulenti e che portavano ad una diversa conclusione.

Hanno proposto ricorso per cassazione sulla base di un motivo M.P., in proprio e nella qualità di amministratore di sostegno di M.G., C.R., M.I. e M.M.R. e resistono con un unico controricorso il Ministero della Salute e l’Assessorato alla Salute della Regione Sicilia. E’ stato fissato il ricorso in Camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 2.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

con l’unico motivo di ricorso si denuncia omesso esame di fatto decisivo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Osservano i ricorrenti che M.G. al momento della nascita era perfettamente sano (questa la ragione di mancanza di certificazione medica dei primissimi mesi di vita) e che sia la Commissione medica ospedaliera che l’ufficio medico legale del Ministero avevano riconosciuto l’esistenza del nesso causale fra infermità e vaccino. Aggiungono che sulla base della regola del “più probabile che non” doveva ritenersi sussistente il nesso eziologico con il vaccino (ed in particolare la condotta omissiva del Ministero che non aveva vietato la somministrazione e quella dei sanitari che avevano trascurato l’esistenza del peggioramento delle condizioni cliniche prima della terza dose) e che altresì il vaccino era stato somministrato a soggetto predisposto, sicchè anche ipotizzando un danno prenatale la patologia era stata aggravata dalla terza dose di vaccino, dalla quale i sanitari avrebbero dovuto astenersi stante il peggioramento del quadro clinico.

Il motivo è inammissibile. La denuncia di vizio motivazionale non risulta formulata sulla base dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in quanto manca nell’articolazione del motivo la specifica indicazione di fatto storico, decisivo e controverso, il cui esame sarebbe stato omesso dal giudice di appello. Il motivo sarebbe in realtà inidoneo anche sotto il profilo della precedente formulazione del vizio motivazionale perchè la censura mira puramente e semplicemente ad una rivisitazione del giudizio di fatto in ordine alla sussistenza del nesso di causalità fra la condotta degli esercenti la professione sanitaria e dell’autorità ministeriale ed il danno. L’accertamento dell’esistenza del nesso eziologico spetta al giudice di merito, mentre compete a questa Corte, salvo il sindacato in ordine alla mancanza di vizio motivazionale, il controllo se nello svolgimento del giudizio di fatto il giudice di merito abbia rispettato le connotazioni normative del rapporto causale fra condotta e danno. I ricorrenti non si dolgono del mancato rispetto delle coordinate normative del nesso eziologico ma del mancato riconoscimento dell’esistenza di tale nesso. In tali limiti la censura corrisponde ad un’istanza di rivalutazione del giudizio di merito, inammissibile nella presente sede di legittimità. Non è idonea ad introdurre l’omesso esame di fatto storico neanche la deduzione della qualità di soggetto predisposto in capo a M.G. in quanto circostanza fattuale non scindibile da uria valutazione, nella specie quella del consulente di parte, ed in ogni caso priva di decisività una volta che l’accertamento di fatto del giudice di merito sia stato nel senso di un quadro malformativo di origine prenatale.

Circa le spese del giudizio di cassazione permangono i giusti motivi per disporre la compensazione gà valutati nei gradi di merito.

Poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 e viene disatteso, sussistono le condizioni per dare atto, ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che ha aggiunto del Testo Unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

PQM

 

Dichiara inammissibile il ricorso e dispone la compensazione delle spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 26 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 18 maggio 2017

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