Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12490 del 08/06/2011

Cassazione civile sez. VI, 08/06/2011, (ud. 28/04/2011, dep. 08/06/2011), n.12490

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. SALVAGO Salvatore – Consigliere –

Dott. RORDORF Renato – Consigliere –

Dott. CECCHERINI Aldo – Consigliere –

Dott. FORTE Fabrizio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso iscritto al n. 1279 del Ruolo Generale degli affari

civili dell’anno 2010 di:

COMUNE DI LECCE, in persona del sindaco p.t., autorizzato a stare in

giudizio con Delib. G.M. 30 dicembre 2009 ed elettivamente

domiciliato in Roma, alla Via Cola di Rienzo n. 271, presso l’avv.

Francesco Baldassarre, rappresentato e difeso dall’avv. ASTUTO Laura

per procura in calce al ricorso notificato il 31 dicembre 2009;

– ricorrente –

contro

F.T., domiciliata elettivamente in Roma alla Via Giulio

Venticinque n. 6, presso l’avv. POLIMENO Laura e rappresentata e

difesa anche disgiuntamente dagli avv.ti Fabio Valenti e Gianluigi

Bidetti del Fooro di Lecce, per procura a margine del controricorso,

notificato l’8 febbraio 2010;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Lecce n. 451/09 del 23

aprile – 14 settembre 2009, notificata il 2 novembre 2009.

Fatto

PREMESSO IN FATTO

E’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.: “Con ricorso notificato il 31 dicembre 2009, il Comune di Lecce ha chiesto la cassazione della sentenza della Corte d’appello di Lecce n. 451/09 del 23 aprile – 14 settembre 2009, che ha determinato, sull’opposizione alla stima della F. per le indennità di espropriazione e occupazione di un terreno in comproprietà dell’opponente in territorio comunale, in area compresa nel locale PEEP di mq. 466,50, già fissate in Euro 5.387,07 e in Euro 448,92, il residuo dovuto per i due predetti titoli, rispettivamente in Euro 29.650,00 ed Euro 1.040,55 con annessi interessi, condannando l’ente locale alle spese.

La sentenza, ritenuta edificabile l’area inserita nel PEEP per la natura conformativa della destinazione urbanistica in esso prevista, ha liquidato il valore venale dell’area, tenendo conto del valore di mercato accertato dal dirigente dell’ufficio tecnico comunale nel 1996, con metodo analitico deduttivo, di L. 191.000 a mq., per terreni simili, non molto diverso da quello previsto dal progettista del piano di edilizia economica e popolare di L. 149.000 a mq., accertato nel 1997. Secondo la decisione di merito, il Comune di Lecce per un suolo a circa 100 metri da quello oggetto di esproprio nel 1996, aveva corrisposto L. 191.000 a mq. e il 12 febbraio 2001, con due cessioni a cooperative di aree per edilizia residenziale per notar Cillo, era giunto a un prezzo di L. 252.910 e di L. 291.296 a mq.

Considerato che l’intera volumetria realizzabile nel comparto C del PEEP in cui si trovavano le aree della F. era stata edificata, la Corte di merito, anche in base ad ulteriori informazioni acquisite dal c.t.u. e della rivalutazione dei prezzi immobiliari nel tempo, ha aderito alle conclusioni del suo ausiliare, facendo propria la valutazione da questo proposta di Euro 150,00 a mq. che ha comportato la liquidazione delle indennità nella misura sopra detta, fissata tenendo conto dell’incidenza della specifica destinazione ad edilizia popolare dei suoli e dell’assenza di ostacoli naturali alla loro concreta fabbricabilità di fatto.

La richiamata sentenza è impugnata dal Comune di Lecce con un unico motivo di ricorso, che deduce la violazione degli artt. 61, 115 e 116 c.p.c., in relazione all’art. 360, comma 1, nn. 3 e 5, anche per omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, circa un fatto decisivo per il giudizio pure per travisamento dei fatti a base della pronuncia.

Erroneamente, ad avviso del ricorrente, la Corte di merito non ha tenuto conto di due atti del febbraio 2001 per notar Cillo, nei quali il valore venale era fissato in L. 149.094 a mq. ed ha travisato le conclusioni del c.t.u. perchè ha tenuto conto del prezzo corrisposto al comune dalle cooperative in due atti di cessione delle aree da questo alle cooperative stesse, oscillanti tra L. 251.910 e 291.296 a mq., prezzi che non furono decisi in base al valore di mercato dei suoli ma in rapporto ai terreni dell’intero comparto acquisiti dall’ente locale nei quali l’area edificabile per l’acquirente costituiva solo una parte e valeva quindi assai di meno del prezzo concordato. La mancata considerazione di tale decisiva circostanza aveva determinato un travisamento dei fatti decisivo ai fini della decisione in danno del ricorrente.

La controricorrente replica, eccependo la infondatezza del motivo d’impugnazione, non essendo decisiva la pretesa omessa circostanza sopra descritta ai fini della decisione.

Il ricorso è manifestamente infondato.

Invero, effettivamente la Corte ha erroneamente fatto riferimento ad atti di cessione dal Comune alle cooperative di aree comprese nel PEEP per prezzi superiori al L. 260.000 a mq, qualificandoli come atti di acquisto dall’ente locale delle aree che, a rogito dello stesso notaio, erano stati conclusi nello stesso giorno, per un corrispettivo di circa L. 150.000 a mq. come valore venale, ma tale circostanza non risulta decisiva a fronte non solo delle altre valutazioni riportate dalla sentenza e dalla relazione del c.t.u. e delle indagini di mercato da questo espletate che, anche in ragione della rivalutazione della moneta, hanno fatto proporre al consulente di ufficio e accettare dalla Corte di merito il valore venale di Euro 150,00 a mq. effettivamente adottato nella sentenza.

Gli altri prezzi indicati in sentenza sono certamente compatibili, per il tempo decorso, con quelli ritenuti corretti dalla Corte di merito, per cui deve negarsi il valore decisivo della erronea considerazione degli atti a rogito del notaio Cillo del 12 febbraio 2001 che, pur essendo di cessione e non di acquisto, comunque rilevano, non essendo certa l’affermazione dell’ente locale che in tali rogiti il prezzo si sarebbe determinato in ragione del maggiore comparto che l’ente locale aveva dovuto acquisire. Pertanto il motivo di ricorso non può che ritenersi manifestamente infondato, salvo che non si consideri inammissibile, chiedendo in sede di legittimità una nuova valutazione delle aree rispetto a quella di cui alla sentenza impugnata, implicante comunque giudizi di fatto sulle ragioni di determinazione del prezzo nei rogiti di cessione citati, preclusi in questa sede (Cass. n. 55 del 2009).

In conclusione, opina il relatore che il ricorso è manifestamente infondato e chiede quindi che il presidente della sezione voglia fissare l’adunanza in camera di consiglio per la decisione, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., nn. 1 e 5.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il collegio, esaminati la relazione e gli scritti difensivi in atti, in particolare la memoria del Comune di Lecce che insiste ancora nelle deduzioni già esaminate dal relatore e ritenute errate o inammissibili, ha condiviso gli argomenti svolti nella relazione e la soluzione da essa proposta.

2. Il ricorso quindi deve essere rigettato perchè manifestamente infondato, ai sensi dell’art. 360 bis c.p.c., n. 1.

3. Le spese del giudizio di cassazione seguono la soccombenza e sono a carico del ricorrente nella misura di cui al dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese del presente giudizio di cassazione che liquida in Euro 2.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre alle spese generali e agli accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 28 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 8 giugno 2011

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