Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12488 del 12/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 12/05/2021, (ud. 12/02/2021, dep. 12/05/2021), n.12488

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. TRISCARI Giancarlo – rel. Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. CHIESI Gian Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 2245 del ruolo generale dell’anno 2018

proposto da:

Avicola Molisana s.r.l. Unipersonale, in liquidazione, in persona del

legale rappresentante, rappresentata e difesa dall’Avv. Giuseppe

Nebbia per procura speciale a margine del ricorso, elettivamente

domiciliata in Roma, P.le Clodio n. 32/A, presso lo studio dell’avv.

Lidia Sgotto Ciabattini;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura generale dello Stato, presso

i cui uffici in Roma, via dei Portoghesi, n. 12, è domiciliata;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria

regionale del Molise, n. 618/2/2016, depositata in data 28 novembre

2016;

udita la relazione svolta nella camera di consiglio del giorno 12

febbraio 2021 dal Consigliere Giancarlo Triscari.

 

Fatto

RILEVATO

che:

dall’esposizione in fatto della sentenza impugnata si evince che: l’Agenzia delle entrate aveva notificato a Avicola Molisana Unipersonale s.r.l., esercente l’attività di allevamento di pollame destinato ad industrie agroalimentari, tre distinti avvisi di accertamento con i quali aveva rettificato la dichiarazione Iva per gli anni 2006, 2007 e 2008, avendo contestato la non sussistenza dei presupposti per l’applicazione del regime speciale dell’Iva per i produttori agricoli di cui al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 34, comma 1, con conseguente recupero dell’Iva illegittimamente detratta; agli avvisi di accertamento aveva fatto seguito, altresì, la notifica della cartella di pagamento; avverso gli atti impositivi e la cartella di pagamento la società aveva proposto distinti ricorsi che, previa riunione, erano stati rigettati dalla Commissione tributaria provinciale di Campobasso; avverso la decisione del giudice di primo grado la società aveva proposto appello;

la Commissione tributaria regionale del Molise ha riformato la sentenza di primo grado per la sola parte relativa alle spese di lite, rigettando per il resto i motivi di appello della contribuente, in particolare ha ritenuto che: come già la medesima Commissione aveva ritenuto relativamente ad altre annualità, ai fini dell’applicabilità della disciplina di cui al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 34, comma 1, è necessario che il produttore agricolo eserciti direttamente ed effettivamente le attività di allevamento; nella fattispecie, la società ricorrente, priva di strutture (anche logistiche) proprie, non procedeva all’allevamento di animali, posto che tale attività veniva svolta dai soccidari ai quali la contribuente si limitava a fornire mangimi, medicinali e assistenza tecnica e sanitaria per tutta la durata dell’allevamento, riservando per sè la direzione; erano infondati gli ulteriori motivi di appello proposti, ad eccezione di quello relativo alla condanna alle spese, sicchè, con esclusivo riferimento a tale ultimo profilo, doveva essere pronunciata la compensazione delle spese di lite di entrambi i gradi di giudizio, stante la complessità della vicenda;

la società ha quindi proposto ricorso per la cassazione della sentenza affidato a quattro motivi di censura, cui ha resistito l’Agenzia delle entrate con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

va preliminarmente esaminata l’eccezione di improcedibilità del ricorso per tardività proposta dalla controricorrente;

in particolare, si deduce che la previsione di cui al D.L. n. 50 del 2017, art. 11, comma 9, secondo cui sono sospesi ope legis, per un periodo di sei mesi, i termini di impugnazione, anche incidentale, delle pronunce giurisdizionali e di riassunzione che scadono dalla data di entrata in vigore della previsione normativa fino al 30 settembre 2017, comporta che la durata della sospensione resta pari a sei mesi anche nei casi in cui si sovrapponga al periodo di sospensione dei termini feriali;

evidenzia, quindi, parte ricorrente, che nel caso di specie, poichè il termine di impugnazione sarebbe dovuto scadere il 28 maggio 2017, il ricorso avrebbe dovuto essere proposto entro il termine del 28 novembre 2017, cioè nei sei mesi successivi rispetto alla scadenza del termine originario, senza potere computare, ai fini del calcolo del termine di impugnazione, la sospensione del periodo feriale;

l’eccezione è fondata;

il D.L. n. 50 del 2017, art. 11, comma 9, prevede che: “Per le controversie definibili sono sospesi per sei mesi i termini di impugnazione, anche incidentale, delle pronunce giurisdizionali e di riassunzione che scadono dalla data di entrata in vigore del presente articolo fino al 30 settembre 2017”;

in base a tale disposizione il termine di sospensione di sei mesi si aggiunge al termine previsto per l’impugnazione della sentenza qualora lo stesso viene a scadere nel periodo compreso tra la data di entrata in vigore del D.L. e il 30 settembre 2017;

con riferimento, poi, al computo del periodo di sospensione feriale, questa Corte (Cass. civ., 19 luglio 2019, n. 19587) ha precisato che nel caso in cui il termine di impugnazione scada entro il periodo compreso tra la data di entrata in vigore della previsione normativa in esame ed il 30 settembre 2017, non risulta applicabile la sospensione feriale dei termini, essendo la stessa già compresa nel periodo di sospensione previsto dal D.L. n. 50 del 2017, art. 11, comma 9, e non essendo ipotizzabile, in assenza di espressa disposizione normativa, che in relazione al medesimo periodo di tempo si applichi una doppia sospensione;

il suddetto principio è stato affermato da questa Corte (Cass. civ., 29 maggio 2020, n. 10252) anche con riferimento al periodo di sospensione legale di cui al D.L. n. 98 del 2011, art. 39, comma 12, che aveva previsto che erano sospesi, sino al 30 giugno 2012, i termini per la proposizione di ricorsi, appelli, controdeduzioni, ricorsi per cassazione, controricorsi e ricorsi in riassunzione, compresi i termini per la costituzione in giudizio;

invero, anche in relazione al suddetto periodo di sospensione è stato affermato che “non deve prorogarsi ulteriormente la scadenza del termine de quo in ragione del periodo di sospensione feriale compreso tra l’1 agosto 2011 ed il 15 settembre 2011, in quanto quest’ultimo è già interamente assorbito dal concorrente decorso della sospensione stabilita in via eccezionale (dal 6 luglio 2011 al 30 giugno 2012) dal D.L. n. 98 del 2011, art. 39, comma 12. Infatti, come questa Corte ha già avuto modo di precisare con riferimento ad altre fattispecie legali, il periodo di sospensione feriale, cadente nella ben più ampia fase di sospensione stabilita dalla norma in esame, resta in essa assorbito, non ravvisandosi alcuna ragione, in assenza di espressa contraria previsione, perchè detto periodo debba essere calcolato in aggiunta alla stessa (Cass. 28/06/2007, n. 14898; Cass. 11/03/2010, n. 5924; Cass. 24/07/2014, n. 16876)”; nel caso di specie, è pacifico che la sentenza del giudice del gravame è stata depositata in data 28 novembre 2016, sicchè il termine per impugnare veniva a scadere il 28 maggio 2017;

per effetto del regime di sospensione di cui al D.L. n. 50 del 2017, art. 11, comma 9, il termine di impugnazione scadeva il 28 novembre 2017, non potendosi tenere conto, per quanto detto, del periodo di sospensione feriale compreso entro il suddetto termine, sicchè, poichè il ricorso è stato notificato in data 28 dicembre 2017, dunque oltre il termine sopra indicato, lo stesso è inammissibile perchè tardivamente proposto;

sussistono giusti motivi per la compensazione delle spese di lite, attesa la complessità della questione e l’assenza di precedenti giurisprudenziali specifici sull’intervento normativo di cui al D.L. n. 50 del 2017, art. 11, comma 9, al momento della presentazione del ricorso;

si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

PQM

La Corte:

dichiara inammissibile il ricorso, spese compensate;

dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, il 12 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 12 maggio 2021

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