Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12482 del 12/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 12/05/2021, (ud. 12/02/2021, dep. 12/05/2021), n.12482

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. PIRARI Valeria – rel. Consigliere –

Dott. MAISANO Giulio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 20693/14 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del direttore pro-tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

S.A., rappresentata a difesa dall’avv. Luigi Fernando

Berardi, nel cui studio in Roma, via Giulio Caccini, n. 1, è

elettivamente domiciliata;

– controricorrente –

Avverso la sentenza n. 139/02/2014 della Commissione tributaria

regionale per la Basilicata, depositata il 21/02/2014 e non

notificata;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/02/2021 dalla Dott.ssa Valeria Pirari.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. In data 08/09/2008 furono notificati ad S.A. quattro avvisi di accertamento, relativi agli anni di imposta 2001, 2002, 2003 e 2004, con i quali l’Agenzia delle Entrate recuperò un’indebita detrazione d’imposta per familiari a carico ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 41. Avverso gli stessi fu proposta dalla contribuente istanza di accertamento per adesione D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218, ex art. 6, comma 2, spedita, in plico semplice, in data 13/11/2008, la quale esitò nel provvedimento di rigetto, emesso dall’Ufficio in data 11/12/2008, in ragione della tardività della stessa, in quanto ricevuta il 19/11/2008 e dunque successivamente alla data del 14/11/2008 per la proposizione di eventuale ricorso, e alla quale seguì l’emissione di cartella di pagamento, ricevuta il 08/10/2009, recante l’iscrizione a ruolo dei predetti atti impositivi. Impugnato il provvedimento di diniego dell’istanza di accertamento con adesione dalla contribuente, in quanto asseritamente tempestivo, la C.T.P. di Potenza accolse il ricorso con sentenza 315 del 21/5/2010, che fu confermata dalla C.T.R. per la Basilicata, adita dall’Ufficio, con la sentenza n. 139/02/2014, depositata il 21/02/2014.

2. Avverso questa sentenza, l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione sulla base di tre motivi. Il contribuente si è difeso con controricorso.

3. Con il primo motivo, si lamenta la violazione e falsa applicazione del D.L. 6 luglio 2011, n. 98, art. 39 convertito con modificazioni dalla L. 15 luglio 2011, n. 111, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la C.T.R. ritenuto valida l’istanza di definizione sulla base dell’erroneo presupposto che quella in corso, benchè avente ad oggetto l’impugnazione della cartella di pagamento, costituisse “lite pendente” e avesse valorizzato a tal fine sia l’intervenuta declaratoria di illegittimità dell’iscrizione a ruolo da parte dei giudici di prime cure, in ragione della mancata conclusione dell’istituto dell’accertamento con adesione, sia l’affermazione, da parte loro, del mancato perfezionamento della cartella di pagamento e della non definitività degli avvisi di accertamento ad essa riferiti. Ad avviso dell’Ufficio, la C.T.R. aveva fatto malgoverno della disciplina condonistica, in quanto la presunta illegittimità della cartella avrebbe dovuto indurla al più a respingere il gravame proposto, ma non ad estinguere il giudizio per intervenuto condono, essendo questo riferito alla definizione delle liti pendenti alla data del 1 maggio 2011 (poi prorogato al 31/12/2011) e dovendosi considerare “liti pendenti”, ai sensi della L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 16 soltanto quelle aventi ad oggetto avvisi di accertamento, provvedimenti di irrogazione sanzioni e ogni altra imposizione, non anche quelle riguardanti atti privi di contenuto impositivo o con funzione di liquidazione o riscossione del tributo, come nella specie, stante l’assenza di censure, da parte della contribuente, sugli avvisi di accertamento prodromici e la mancata proposizione di un’istanza di rimessione in termini. Pertanto, la controversia, siccome avente ad oggetto l’iscrizione a ruolo delle somme il cui pagamento era stato intimato con i prodromici avvisi di pagamento, assolverebbe una funzione di mera riscossione, come tale non sussumibile nella fattispecie di cui alla definizione D.L. n. 98 del 2011, ex art. 39.

4. Col secondo motivo, si lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218, art. 6, commi 2 e 3, in combinato disposto con il D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 20, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la C.T.R. affermato che l’opposizione a cartella esattoriale non riguardasse l’atto di riscossione in sè, ma l’illegittimità di altro atto, ossia l’istanza di accertamento con adesione asseritamente proposta fuori termine, sostenendo al riguardo che non sussistesse alcun obbligo, in capo al contribuente, di inoltrare tale istanza con raccomandata con avviso di ricevimento, essendo invece sufficiente l’utilizzo del servizio postale semplice. L’Ufficio ha invece affermato che, alla stregua della circolare n. 28/e del 8/04/2002, dovendo l’istanza di accertamento con adesione precedere l’impugnazione dell’avviso di accertamento ed essendo il termine di sessanta giorni per l’impugnazione rispettato con la spedizione dell’atto secondo le formalità di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 20 la sua tempestività potesse essere regolata dai medesimi principi processuali, secondo cui vale la data di spedizione, solo quando la trasmissione fosse avvenuta in plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento ai sensi del ridetto art. 20, stante la connessione tra i due atti, ma non quando fosse eseguita, come nella specie, per posta prioritaria entro il termine e fosse pervenuta a termine spirato.

5. Con il terzo motivo, infine, si lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218, art. 6, comma 4, in combinato disposto con il D.P.R. 31 luglio 1996, n. 460, art. 3, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la C.T.R. affermato che, in mancanza di specifica indicazione di legge, l’Amministrazione non avrebbe potuto statuire al di là di quanto stabilito dalla legge (ubi lex voluit dixit). A questo riguardo, l’Ufficio ha evidenziato come la prassi seguita dall’Amministrazione, che estende l’applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 20 anche all’istanza di accertamento con adesione, è più favorevole al contribuente e pertanto richiede un approccio rigoroso, imponendo di non estendere illimitatamente le regole riguardanti la notifica di atti processuali all’istanza di accertamento con adesione, sicchè l’effetto principale della stessa, in quanto finalizzata a garantire il contraddittorio, come indicato dal D.P.R. n. 460 del 1996, art. 3, comma 2, si sarebbe dovuto far decorrere dalla sua ricezione, stante la diversa natura del procedimento amministrativo rispetto a quello giurisdizionale.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Ciò premesso, deve innanzitutto evidenziarsi come la presente causa abbia ad oggetto l’impugnazione del provvedimento di diniego dell’istanza di accertamento con adesione avanzata dalla contribuente ai sensi del D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218, art. 6, comma 2, con riguardo a quattro avvisi di accertamento riferiti agli anni di imposta dal 2001 al 2004 e ad essa precedentemente notificati.

In proposito, questa Corte ha già avuto modo di affermare che, in tema di accertamento con adesione, la presentazione di istanza di definizione da parte del contribuente, ai sensi del D.Lgs. n. 218 del 1997, art. 6 non comporta l’inefficacia dell’avviso di accertamento, ma soltanto la sospensione del termine di impugnazione per un periodo di 90 giorni, decorsi i quali, senza che sia stata perfezionata la definizione consensuale, l’accertamento, che non sia stato a sua volta impugnato, diviene comunque definitivo anche se sia mancata la convocazione del contribuente, che costituisce per l’Ufficio non un obbligo, ma una facoltà, da esercitare in relazione ad una valutazione discrezionale del carattere di decisività degli elementi posti a base dell’accertamento e dell’opportunità di evitare la contestazione giudiziaria (Cass. Sez. 5, 03/12/2019, n. 31472; Cass., Sez. 5, 30/12/2009, n. 28051), secondo un meccanismo non dissimile dal silenzio-rifiuto, cui va ricondotto l’inutile spirare del termine dalla presentazione dell’istanza, senza che l’Ufficio abbia risposto (cfr. Cass., Sez. 5, 16/05/2019, n. 13172; Cass., Sez. 6 – 5, 21/06/2017, n. 15401).

La violazione delle norme procedurali di cui al D.Lgs. n. 218 del 1997 non incide, invero, sulla validità dell’atto impositivo, non soltanto perchè la legge non ha previsto alcuna sanzione, in termini di nullità, derivante dalla mancata convocazione del contribuente (in tal senso, Cass., Sez. 5, 11/01/2018, n. 474), ma anche perchè il contribuente che abbia ricevuto l’avviso di accertamento, decorso il termine di sospensione di novanta giorni per la sua impugnazione, conseguente, in automatico, alla presentazione dell’istanza di definizione, ha facoltà di farne valere i vizi in sede giurisdizionale, senza che possa ipotizzarsi, pertanto, alcun effettivo pregiudizio al diritto di difesa del medesimo dall’esito di quell’istanza (Cass., Sez. 5, 24/08/2018, n. 21096).

Pertanto, non risultando che la contribuente abbia impugnato i predetti avvisi, ma soltanto la reiezione dell’istanza di definizione agevolata (e, con altro ricorso, la cartella di pagamento), deve ritenersi che gli stessi siano divenuti definitivi, restando del tutto irrilevanti le vicende afferenti a quell’istanza.

In ragione di ciò, la sentenza impugnata va cassata senza rinvio ex art. 382 c.p.c., perchè la causa non poteva essere proposta in primo grado, con compensazione delle spese del giudizio.

P.Q.M.

cassa la sentenza impugnata senza rinvio e compensa tra le parti le spese del giudizio.

Così deciso in Roma, il 12 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 12 maggio 2021

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