Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12461 del 16/06/2016


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Cassazione civile sez. I, 16/06/2016, (ud. 30/05/2016, dep. 16/06/2016), n.12461

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPPI Aniello – Presidente –

Dott. BERNABAI Renato – Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

Sul ricorso proposto da:

BANCA Regionale Europea s.p.a., in persona del proc. spec., rappr.

e dif. dall’avv. Walter Agnese, elett. dom. presso lo studio

dell’avv. Emilia Rosa Faraglia in Roma, via Rodi n. 32, come da

procura a margine dell’atto;

– ricorrente –

contro

Astigiana ammortizzatori s.r.l., in amm. str., in persona del comm.

str., rappr. e dif. dall’avv. Stefano Ambrosini, con elezione di

domicilio presso lo studio di questi in Roma, piazza Mazzini n. 27,

come da procura a margine dell’atto;

– controricorrente –

per la cassazione del decreto Trib. Asti 24.9.2010, nel proc. R.G.

opp. 1/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

giorno 30 maggio 2016 dal Consigliere relatore dott. Massimo Ferro;

udito l’avv. G. Nicolais per il controricorrente;

udito il P.M. in persona del sostituto procuratore generale dott.

Soldi Anna Maria, che ha concluso per l’accoglimento del secondo

motivo di ricorso.

Fatto

IL PROCESSO

Banca regionale europea s.p.a. BRE impugna il decreto Trib. Asti 24.9.2010 con cui è stato parzialmente accolto il suo reclamo avverso il decreto di esecutività dello stato passivo – relativo alle domande tardive depositate nella procedura di amministrazione straordinaria di Astigiana ammortizzatori s.r.l. – che aveva inizialmente respinto in toto la domanda della banca di ammissione al passivo della procedura concorsuale.

Il tribunale ammise il credito della banca quanto ad Euro 49.705,26 in chirografo, quale saldo debitore alla data della dichiarazione d’insolvenza della debitrice e sul conto corrente n. 4267, mentre confermò il diniego di ammissione di altre poste passive per 108.376,46 Euro, con pretese parimenti coltivate – con riserva d’incasso in sede di opposizione allo stato passivo L. Fall., ex art. 98 e D.Lgs. n. 270 del 1999, art. 53 relative a crediti oggetto di cessioni notificate ai terzi debitori su tre distinti conti anticipi recanti saldi debitori. Ritenne il tribunale che fosse stata conseguita in giudizio la prova dell’avvenuta e pregressa stipula del contratto di conto corrente, nei termini allegati dall’opponente banca, tenuto conto che la procedura non aveva provato il fatto storico della pregressa contestazione ad opera della società debitrice, anche avendo riguardo all’invio degli estratti conto e così apprezzata la condotta non specificamente contestativa assunta dal commissario. In secondo luogo, e tuttavia, non potevano essere ammessi i crediti derivanti dalle rispettive cessioni, avendo omesso la banca cessionaria di fornire la prova del mancato buon fine dei relativi incassi, stante in questo caso l’inopponibilità alla procedura dei meri estratti conto.

Il ricorso è affidato a tre motivi, cui resiste con controricorso la procedura, che ha anche depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

I FATTI RILEVANTI DELLA CAUSA E LE RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo il ricorrente deduce la violazione di legge quanto agli artt. 113, 115 e 116 c.p.c., artt. 2697, 2704, 1267 e 1858 c.c., L. Fall., artt. 55, 96, 98, 99, D.Lgs. n. 270 del 1999, ex art. 53 oltre che il vizio di motivazione, avendo erroneamente il decreto ricostruito le norme dei contratti di cessione di credito e di apertura di credito imponendo alla banca cessionaria un requisito, la prova dell’inadempimento dei debitori ceduti, estranea all’istituto applicato ed in particolare alla natura pro solvendo della cessione, effettuata in realtà a scopo di garanzia e con esclusione negoziale di preventiva escussione o di prova dell’inadempimento.

Con il secondo motivo viene censurata la motivazione della sentenza ed il rispetto in essa delle norme di cui agli artt. 113, 115 e 116 c.p.c., L. Fall., artt. 55, 96, 98 e 99, D.Lgs. n. 270 del 1999, ex art. 53 oltre che il vizio di motivazione, avendo erroneamente il decreto omesso di ammettere il credito della banca almeno in via condizionata.

Con il terzo motivo si deduce il vizio degli artt. 113, 115 e 116 c.p.c., L. Fall., artt. 55, 96, 98 e 99, D.Lgs. n. 270 del 1999, ex art. 53 ove il tribunale avrebbe errato nel negare alla opponente banca la facoltà di introdurre memorie così da contestare le difese con cui la procedura, con deduzioni per la prima volta assunte in sede di opposizione allo stato passivo, avversava la richiesta di ammissione del credito.

1.I1 primo motivo è fondato, conseguendone l’assorbimento dei restanti. Il decreto impugnato, negando che il credito della banca potesse essere fatto valere se non previa dimostrazione degli insoluti in capo ai debitori ceduti, ricostruisce in modo sbrigativo la causa delle pretese insinuate dalla banca e contabilizzate come saldi debitori di tre conti: questi ultimi sono stati infatti dedotti ed allegati documentalmente, con indicazione della loro tempestività di produzione, quali conti anticipi, nei quali la banca faceva confluire uno specifico finanziamento alla società Astigiana ammortizzatori srl, a fronte della cessione da parte di quest’ultima ed alla stessa banca dei crediti vantati verso terzi-clienti. Dalla documentazione qui riprodotta e riassunta in termini sufficientemente coerenti con la ripresa di contestazione del punto, emerge che le clausole dei contratti di cessione non prevedevano in modo categorico alcun obbligo a carico della banca di procedere alla previa escussione dei debitori ceduti o comunque di poter esigere la restituzione degli anticipi solo dopo la dimostrazione dell’inadempimento, a sè cessionaria, dei crediti appunto ceduti: su tale circostanza il tribunale non si è soffermato, così omettendo sia un dovere istruttorio (la produzione documentale unitamente al ricorso in opposizione allo stato passivo è consentita dalla natura temperatamente impugnatoria del giudizio, non vigendo in tema le preclusioni dell’art. 345 c.p.c.: Cass. 4708/2011, 11026/2013, 24972/2013, 25174/2015), sia una più adeguata motivazione, invero circoscritta alla laconica equiparazione tra prova degli insoluti e causa del credito bancario, oltre tutto contraddittoria con l’omesso riscontro della tempestiva eccezione di inopponibilità degli estratti conto da parte della procedura, mentre proprio su tale inerzia processuale, per altro profilo di credito, il tribunale aveva costruito il quadro giustificativo dell’ammissione al passivo.

2. Nè può dirsi, il modello contrattuale allegato dalla banca ed inadeguatamente esaminato dal tribunale, incompatibile con una ordinata insinuazione al passivo del credito, vantato per anticipi non restituiti, nella esatta misura finale che risulti, così potendo anche operare la cessione in funzione di garanzia, con conseguente eccezione di indebito laddove e per quanto vi siano stati pagamenti da parte dei debitori ceduti. Tanto più che, si aggiunge, la cessione dei crediti a scopo di garanzia, ai sensi della L. Fall., art. 61 fa del terzo un coobbligato del cedente. Il legittimo esercizio dell’autonomia negoziale non impedisce, infatti e per conseguenza, che il trasferimento del diritto all’incasso –

circostanza pacifica in causa e – derivante dalla cessione del credito dal cliente finanziato su conto anticipi alla banca (negozio a causa variabile da ricercarsi in concreto, attraverso l’individuazione della reale finalità perseguita dalle parti Cass. 12736/2011), possa integrare, unitamente agli estremi della cessione pro solvendo del credito vantato verso terzi, sia una funzione di garanzia che solutoria.

Il ricorso va così accolto quanto al primo motivo, con assorbimento dei restanti e cassazione con rinvio al tribunale, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del presente procedimento.

PQM

La Corte accoglie il ricorso quanto al primo motivo, dichiara assorbiti i restanti; cassa e rinvia al Tribunale di Asti, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del procedimento di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 30 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 16 giugno 2016

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