Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12458 del 12/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 12/05/2021, (ud. 11/01/2021, dep. 12/05/2021), n.12458

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – rel. Consigliere –

Dott. MELE Maria Elena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 32353-2018 proposto da:

BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA SPA, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA XX SETTEMBRE 98/E, presso lo studio dell’avvocato SABRINA

CHERCHI, rappresentata e difesa dall’avvocato MARIA MADDALENA

ARLENGHI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1337/2018 della COMM.TRIB.REG. LOMBARDIA,

depositata il 27/03/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/01/2021 dal Consigliere Dott. ANTONIO MONDINI.

 

Fatto

PREMESSO

che:

1.la spa Banca del Monte dei Paschi di Siena ricorre, con due motivi avversati dall’Agenzia delle entrate, per la cassazione della sentenza in epigrafe con cui è stato giudicato legittimo l’avviso di liquidazione di imposta proporzionale di registro emesso ai sensi del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 37 e dell’art. 8, lett. b della tariffa, parte prima, allegata al medesimo D.P.R., su sentenza del tribunale di Monza n. 290/2012, con cui erano stati revocati, ex art. 67 legge fallimentare, pagamenti effettuati su conto corrente dalla spa Formenti Seleco, poi fallita, ed essa ricorrente era stata condannata alla restituzione in favore del Fallimento delle somme ricevute;

2. la ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. con il primo motivo di ricorso viene dedotta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione dell’art. 8, comma 1, lett. b) della Tariffa, parte 1, allegata al D.P.R. n. 131 del 1986. Sostiene la ricorrente che la sentenza del tribunale avrebbe dovuto essere assoggettata ad imposta fissa ai sensi dell’art. 8, comma 1, lett. e) delle suddetta Tariffa essendo assimilabile ad una sentenza di annullamento cui consegue come pronuncia accessoria una “statuizione di condanna alla restituzione e non certo al pagamento di some quale capo autonomo”;

2. con il secondo motivo di ricorso viene dedotta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 40. La ricorrente, premesso che la sentenza del Tribunale di Monza aveva avuto dichiarato inefficaci versamenti ed operazioni in conto corrente e come tali ricadenti in ambito Iva, seppur esenti ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 10 sostiene che CTR abbia commesso la denunciata violazione laddove ha affermato che “non è applicabile il principio di alternatività IVA – Registro (posto che) la sentenza revocatoria fallimentare fa nascere un’obbligazione che ha una sua autonomia”;

3. il due motivi di ricorso sono connessi, possono pertanto essere trattati in modo congiunto, sono infondati. Questo collegio intende dare continuità al principio più volte enunciato dalla Corte di legittimità secondo cui, in tema di imposta di registro, la sentenza che accoglie l’azione revocatoria fallimentare e dispone le conseguenti restituzioni, producendo l’effetto giuridico del recupero alla procedura esecutiva di beni che ne erano in precedenza assenti e realizzando un trasferimento di ricchezza in favore del fallimento, è soggetta ad aliquota proporzionale ai sensi dell’art. 8, comma 1, lett. b), della prima parte della tariffa, allegata al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, il quale assoggetta ad imposta proporzionale i provvedimenti dell’autorità giudiziaria recanti condanna al pagamento di somme o valori (comportanti, quindi, un trasferimento di ricchezza), mentre la lett. e) del medesimo articolo, norma speciale e di stretta interpretazione, determina l’imposta in misura fissa in relazione ai provvedimenti che dichiarano la nullità o pronunciano l’annullamento di un atto, ancorchè portanti condanna alla restituzione di denaro o beni o la risoluzione di un contratto (dunque, in funzione meramente restitutoria e di ripristino della situazione patrimoniale anteriore) (Cass. 22503/2017; Cass. 16418/2017; Cass. 24954/2013; Cass. 17584/2012; Cass. 4537/2009). “La sentenza che ha pronunciato la revocatoria fallimentare del pagamento posto in essere dalla fallita nel c. d. periodo sospetto possiede contenuti ed effetti diversi dalle sentenze di nullità o annullamento di un atto o di risoluzione di un contratto poichè, a differenza di queste, essa non opera alcuna caducazione dell’atto impugnato, che rimane in vita sia pure privo di efficacia nei confronti del Fallimento e della procedura esecutiva. Inoltre la condanna alla restituzione di quanto ricevuto dal creditore non comporta un ripristino della situazione anteriore, ma un trasferimento di ricchezza in favore del Fallimento, che vede incrementata la massa fallimentare. L’effetto giuridico della sentenza che accoglie l’azione di revocatoria fallimentare e dispone le conseguenti restituzioni è, infatti, ravvisabile nel mero recupero alla procedura esecutiva di beni che ne erano in precedenza assenti, situazione che realizza, per l’appunto, un trasferimento di ricchezza in favore del Fallimento” (Cass. 16418/2017 cit.). Nella fattispecie sottoposta all’esame del Collegio, sull’atto originario dichiarato inefficace – singole rimesse in conto corrente eseguite dalla società fallita – non è stata applicata l’imposta di registro. “Quanto precede consente di superare l’argomento posto dalla ricorrente a fondamento del secondo motivo, concernente la prospettata violazione del principio di alternatività iva/registro di cui al D.P.R. n. 131 del 1986, art. 40 posto che, nel caso di specie, non ricorre alcuna esigenza di evitare una duplicazione d’imposta” (Cass. 22503/2017);

4. il ricorso deve essere rigettato;

5. le spese seguono la soccombenza.

PQM

la Corte rigetta il ricorso e condanna kOcorrentea rifondere alla Agenzia delle entrate le spese del giudizio, liquidate in Euro4000,00, oltre spese prenotate a debito;

ai sensi del testo unico approvato con il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il pagamento, a carico dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma del comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 11 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 12 maggio 2021

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