Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12395 del 20/05/2010

Cassazione civile sez. trib., 20/05/2010, (ud. 14/04/2010, dep. 20/05/2010), n.12395

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – rel. Presidente –

Dott. MERONE Antonio – Consigliere –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 7595-2008 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende, ope

legis;

– ricorrenti –

contro

UNICALCESTRUZZI SPA, (incorporante di Betonval Calcestruzzi di

Cemento Spa a sua volta incorporante di Bizzi Calcestruzzi S.r.l.),

in persona del procuratore speciale, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA DELLA SCROFA 57, presso lo Studio dell’avvocato PIZZONIA

GIUSEPPE, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati RUSSO

CORVACE GIUSEPPE, ZOPPINI GIANCARLO, giusta delega a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 91/2006 della COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE

di FIRENZE del 2/12/06, depositata il 24/01/2007;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/04/2010 dal Presidente Relatore Dott. FERNANDO LUPI;

è presente il P.G. in persona del Dott. MASSIMO FEDELI.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, ritenuto che è stata depositata in cancelleria la seguente relazione a sensi dell’art. 380 bis c.p.c.: “La C.T.R. della Toscana ha rigettato l’appello dell’Agenzia delle Entrate di Grosseto nei confronti di Brizzi Calcestruzzi s.r.l. confermando l’annullamento di un avviso di accertamento per IRPEG ed ILOR 1994 fondato sulla ritenuta inesistenza dei servizi fatturati alla società dalla controllata Betonval. Motivava la sentenza sulla regolarità delle modalità di stipula del contratto per corrispondenza e che la censura di genericità del contratto era infondata in quanto in contrasto con il principio dell’autonomia contrattuale ed aveva per oggetto attività inerenti la produzione della società.

Propone ricorso per cassazione affidato a due motivi l’Agenzia delle Entrate, resiste con controricorso la Unicalcestruzzi s.p.a., incorporante la Betonval a sua volta incorporante la Brizzi Calcestruzzi.

Preliminarmente si deve rilevare l’infondatezza delle eccezioni di improcedibilità per omesso deposito di documenti e di inammissibilità per difetto di autosufficienza del ricorso: la tesi dell’Ufficio è che il contratto di fornitura di servizi, il cui contenuto è trascritto nel ricorso, sia assolutamente generico , che le fatture che hanno per oggetto come trascritto in sentenza, l’addebito relativo all’accordo di prestazione di servizi stipulato in data (OMISSIS) siano di una tale genericità da far ritenere, in relazione anche al collegamento tra le due società, alla ammessa mancanza di ogni documentazione dello svolgimento, l’inesistenza dei servizi. Sul piano dell’autosufficienza il ricorso appare quindi ammissibile non censurando la controricorrente la corrispondenza del contenuto del contratto a quello indicato a pagg. 2 e 3 del ricorso per cassazione, su quello della produzione di documenti l’Amministrazione non ne aveva alcuno da esibire.

Con il primo motivo di ricorso la ricorrente formula il seguente quesito: se il D.P.R. n. 917 del 1986, art. 75, comma 5 deve essere interpretato nel senso che incombe al contribuente che ne invoca la deducibilità l’onere di provare l’esistenza dei fatti che danno luogo ad oneri e costi deducibili, ivi compresi i requisiti dell’inerenza e della imputazione di ricavi alle attività produttive che a tal fine non appare sufficiente, come ha erroneamente ritenuto la CTR il solo dato formale del contenuto della fattura e della stipulazione del contratto in forza del quale le asserite prestazioni sarebbero state eseguite.

La risposta al quesito deve essere positiva. La sentenza impugnata è fondata su circostanze pacifiche (esistenza del contratto, riferibilità al contratto delle fatture ed inerenza in astratto delle prestazioni fatturate all’attività del contribuente) ma non affronta la questione centrale che poneva l’accertamento della effettività o meno delle prestazioni fatturate e della loro concreta inerenza all’attività produttiva, applicando così falsamente l’art. 75 citato. E’ opportuno ricordare che in tema di operazioni inesistenti il riparto dell’onere della prova è nel senso che spetta alla Amministrazione fornire elementi presuntivi della loro inesistenza, ove questi sussistano spetta al contribuente dimostrare l’effettività. Ha precisato questa Corte con sentenza n. 951/09 confermando precedente giurisprudenza che: In tema di accertamento induttivo dei redditi d’impresa, consentito dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, comma 1, lett. d) sulla base del controllo delle scritture e delle registrazioni contabili, l’atto di rettifica, qualora l’ufficio abbia sufficientemente motivato, sia specificando gli indici di inattendibilità dei dati relativi ad alcune poste di bilancio, sia dimostrando la loro astratta idoneità a rappresentare una capacità contributiva non dichiarata, è assistito da presunzione di legittimità circa l’operato degli accertatori, nel senso che null’altro l’ufficio è tenuto a provare, se non quanto emerge dal procedimento deduttivo fondato sulle risultanze esposte, mentre grava sul contribuente l’onere di dimostrare la regolarità delle operazioni effettuate,anche in relazione alla contestata antieconomicità delle stesse, senza che sia sufficiente invocare l’apparente regolarità delle annotazioni contabili, perchè proprio una tale condotta è di regola alla base di documenti emessi per operazioni inesistenti o di valore di gran lunga eccedente quello effettivo.

Nella specie l’estrema genericità della fattura che non precisano quali e quante delle svariate prestazioni previste dal contratto siano state effettuate, la mancanza di ogni altra documentazione, il collegamento tra le due società erano solidi elementi presuntivi per ritenere le operazioni inesistenti o di valore molto eccedente quello effettivo, incombeva quindi alla contribuente di provare l’effettività.

Del pari fondato è il secondo motivo sull’omessa motivazione sulla circostanza della effettività delle prestazioni fatturate in quanto sul punto la sentenza si limita ad affermare la corrispondenza dell’oggetto delle fatture al contratto e l’inerenza dell’oggetto di questo all’attività produttiva della contribuente, ma nulla dice sulla prova sulla natura ed esistenza delle prestazioni indicate in modo assolutamente generico nella fattura e sulle prove della loro concreta effettuazione.

La presente relazione sostituisce quella precedentemente notificata per errore”.

Rilevato che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata alla parte costituita.

considerato che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condividendo i motivi in fatto e in diritto della relazione, ritiene che ricorra l’ipotesi prevista dall’art. 375 c.p.c., n. 5 della manifesta fondatezza del ricorso e che, pertanto, la sentenza impugnata vada cassata con rinvio della causa ad altra sezione della Commissione Tributaria Regionale della Toscana. Allo stesso giudice si demanda di provvedere sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese del giudizio di legittimità, ad altra sezione della CTR della Toscana.

Così deciso in Roma, il 14 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 20 maggio 2010

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