Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12389 del 20/05/2010

Cassazione civile sez. I, 20/05/2010, (ud. 18/02/2010, dep. 20/05/2010), n.12389

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – rel. Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

M.A., elettivamente domiciliato in Roma, via Federico Cesi

44, presso l’avv. Merlino Giuseppe, che lo rappresenta e difende,

insieme con l’avv. Fabio Corradi del Foro di Piacenza, giusta procura

in atti;

– ricorrente –

contro

PREFETTURA-UFFICIO TERRITORIALE DEL GOVERNO DI PIACENZA, in persona

del Prefetto pro tempore, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12,

presso l’Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e

difende per legge;

– controricorrente –

e

QUESTURA DI PIACENZA, in persona del Questore pro tempore;

– intimata –

avverso il decreto del Tribunale di Piacenza in data 2 luglio 2008,

nel procedimento n. 226/08 r.g.vol.;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18 febbraio 2010 dal relatore, cons. Dr. Stefano Schirò;

alla presenza del Pubblico Ministero, in persona dell’avvocato

generale, dott. IANNELLI Domenico che nulla ha osservato.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte:

A) rilevato che è stata depositata in cancelleria, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. la seguente relazione, comunicata al Pubblico Ministero e notificata ai difensori delle parti:

“IL CONSIGLIERE RELATORE, letti gli atti depositati;

Ritenuto che:

1. M.A., nato in (OMISSIS), ha proposto ricorso per cassazione, sulla base di cinque motivi, avverso il decreto in data 2 luglio 2008, con il quale il Tribunale di Piacenza ha respinto il ricorso da lui proposto avverso il provvedimento del Prefetto di Piacenza in data 21 dicembre 2007 con il quale è stata respinta la sua istanza di revoca del decreto di espulsione emesso a suo carico dal Prefetto di Piacenza in data 14 luglio 2005;

1.1. la Prefettura intimata ha resistito con controricorso;

Osserva:

2. il Tribunale di Piacenza ha respinto il ricorso, affermando che il ricorrente non avrebbe potuto usufruire della revoca del provvedimento di espulsione e, con essa, del beneficio della regolarizzazione della posizione lavorativa, stante il divieto espressamente stabilito dal D.L. n. 195 del 2002, nel testo risultante dalla conversione in L. n. 222 del 2002, che esclude l’applicazione delle disposizioni in materia di legalizzazione del lavoro irregolare degli extracomunitari gli stranieri clandestinamente rientrati in Italia e venutisi, pertanto, a trovare nelle condizioni di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 13;

infatti il ricorrente, destinatario del Decreto di espulsione del 14 luglio 2005, pur avendovi ottemperato il 5 gennaio 2007 mediante partenza dalla frontiera di (OMISSIS), è rientrato nel territorio dello Stato Italiano senza la speciale autorizzazione del Ministero dell’interno prevista dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 13, di conseguenza la determinazione negativa del Prefetto di Piacenza è conforme alla previsione di legge;

3. con il primo motivo, il ricorrente censura il provvedimento impugnato, in quanto il Tribunale di Piacenza non ha tenuto conto che egli si è perfettamente inserito nel tessuto sociale, trovandosi così nella condizione di poter ottenere la revoca del provvedimento di espulsione ai sensi della L. n. 189 del 2002, recante la normativa sulla emersione del lavoro irregolare; formula al riguardo il seguente quesito di diritto: In tema di immigrazione, può trovare accoglimento la domanda di revoca di un precedente provvedimento di espulsione sotto diversa identità del cittadino extracomunitario che si è obiettivamente inserito nel tessuto sociale ed ha presentato domanda di legalizzazione del lavoro, avendo frattanto trovato lavoro stabile e regolare?;

4. con il secondo motivo, si deduce difetto di motivazione e difetto di istruttoria su di un punto decisivo della controversia relativo alla circostanza dell’avvenuto inserimento sociale ricorrente; si formula il seguente quesito di diritto: In caso di istanza di revoca del provvedimento di espulsione sussiste l’obbligo in capo all’amministrazione di valutare e pronunciarsi sul sopravvenuto inserimento sociale del cittadino extracomunitario?;

5. con il terzo motivo il ricorrente, denunciando violazione della L. n. 241 del 1990, art. 2 e vizio di motivazione, deduce che l’Amministrazione avrebbe dovuto sospendere il procedimento avviato con la domanda di emersione del lavoro irregolare, per valutare se potesse ricorrere l’asserita integrazione nel tessuto sociale;

formula il seguente quesito di diritto: In caso di istanza di revoca del provvedimento di espulsione sussiste in capo all’amministrazione il dovere di pronunciarsi prima di esprimere il diniego alla domanda di emersione e regolarizzazione del lavoro del cittadino extracomunitario?;

6. con il quarto e quinto motivo, da esaminarsi congiuntamente in quanto attinenti a questioni strettamente connesse, si solleva questione di illegittimità costituzionale del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13 e della L. n. 189 del 2002, art. 33, comma 7 con riferimento agli artt. 3, 35, 1 e 4 Cost. per disparità di trattamento e violazione dei diritti fondamentali dell’individuo e con riferimento agli artt. 24 e 111 Cost. per violazione del diritto di difesa e per irragionevolezza manifesta;

7. il primo motivo appare inammissibile in quanto contiene censure non attinenti alle ragioni di diritto poste a base del provvedimento impugnato e riguardanti in particolare l’esclusione dall’applicazione delle disposizioni in materia di legalizzazione del lavoro irregolare di extracomunitari degli stranieri, che, come il ricorrente, dopo essere stati espulsi sono rientrati clandestinamente in Italia; il relativo quesito di diritto è del tutto generico, risolvendosi in un mero interpello sulla fondatezza della opposizione, e tautologico, presupponendo come dimostrata la circostanza di fatto su cui si fonda (l’essersi il ricorrente inserito nel tessuto sociale), che invece necessitava di accertamento nel corso del giudizio di merito;

8. anche il secondo motivo appare inammissibile, in quanto non contiene censure attinenti alla ratio del provvedimento impugnato;

inoltre il ricorrente non ha illustrato il motivo di doglianza con la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa, ovvero delle ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione, attraverso un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità e da evitare che all’individuazione di detto fatto controverso possa pervenirsi solo attraverso la completa lettura della complessiva illustrazione del motivo e all’esito di un’attività di interpretazione svolta dal lettore (Cass. S.U. 2007/20603; Cass. 2007/16002; 2008/8897); il quesito di diritto è comunque del tutto generico e non attinente al decisum del provvedimento impugnato.

9. parimenti inammissibile appaiono il terzo motivo e il relativo quesito di diritto, in quanto non conferenti, riguardando l’operato dell’Amministrazione, ma non il provvedimento giurisdizionale impugnato;

10. le questioni di illegittimità costituzionale sollevate con gli ultimi due motivi non appaiono infine rilevanti ai fini della decisione della controversia, in quanto non tengono conto della situazione di fatto concretamente presa in considerazione del giudice di merito (rientro clandestino dell’espulso nel territorio italiano) e non riguardano il principio di diritto conseguentemente posto dal Tribunale a fondamento della propria decisione (esclusione dall’applicazione delle disposizioni in materia di legalizzazione del lavoro irregolare degli extracomunitari degli stranieri già espulsi e clandestinamente rientrati in Italia);

11. alla stregua delle considerazioni che precedono e qualora il collegio condivida i rilievi formulati ai punti da 7. a 10, si ritiene che il ricorso possa essere trattato in camera di consiglio ai sensi degli artt. 375 e 380 bis c.p.c.”;

B) osservato che non sono state depositate conclusioni scritte o memorie ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. e che, a seguito della discussione sul ricorso tenuta nella camera di consiglio, il collegio, rilevata l’inammissibilità del ricorso proposto nei confronti della Questura di Piacenza sprovvista di legittimazione passiva, ha condiviso le considerazioni esposte nella relazione per quanto concerne i primi tre motivi di ricorso, mentre con riferimento alle questioni di legittimità costituzionale sollevate con il quarto e quinto motivo deve rilevarsi che, attesa l’inammissibilità degli altri motivi di ricorso, le medesime sono parimenti inammissibili, in quanto la questione di legittimità costituzionale di una norma non può costituire unico e diretto oggetto del giudizio (Cass. 2003/16245; 2004/5135); considerato che le osservazioni che precedono conducono alla dichiarazione d’inammissibilità del ricorso e che le spese del giudizio di legittimità, da liquidarsi come in dispositivo in favore della Prefettura-Ufficio Territoriale del Governo di Piacenza che ha svolto attività difensiva, seguono la soccombenza, nulla invece dovendosi disporre al riguardo in favore della Questura di Piacenza che non ha svolto difese.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento, in favore della Prefettura-Ufficio Territoriale del Governo di Piacenza, delle spese del giudizio di cassazione che si liquidano in Euro 1.000,00 (mille/00), oltre alle spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 18 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 20 maggio 2010

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA