Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12387 del 11/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 11/05/2021, (ud. 11/12/2020, dep. 11/05/2021), n.12387

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – Consigliere –

Dott. ARMONE G.M. – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7848-2014 proposto da:

D.D.E., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE

GIUSEPPE MAZZINI 145, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO

LOMBARDI, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato BRUNO

GARLATTI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 61/2013 della COMM.TRIB.REG. FRIULI VENEZIA

GIULIA, depositata il 05/09/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/12/2020 dal Consigliere Dott. GIOVANNI MARIA ARMONE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

1. la signora D.D.E. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Friuli-Venezia Giulia n. 61/08/13, depositata il 5 settembre 2013, che ha confermato la sentenza di primo grado, con cui è stato rigettato l’originario ricorso della contribuente avverso alcuni avvisi di accertamento IRPEF, IRAP e IVA e altro per gli anni 2003, 2005, 2006;

2. il ricorso è affidato a tre motivi;

3. l’Agenzia delle entrate resiste con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Considerato che:

1. con il primo motivo di ricorso, parte ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la falsa applicazione dell’art. 149 c.p.c. e della L. 20 novembre 1982, n. 890, art. 8;

2. con il secondo motivo di ricorso, parte ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la falsa applicazione dell’art. 149 c.p.c. e della L. 20 novembre 1982, n. 890, art. 9;

3. con il terzo motivo di ricorso, parte ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel testo previgente, l’omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto V:7 controverso e decisivo per il giudizio;

4. il primo e il secondo motivo, da esaminare congiuntamente per la loro stretta connessione, sono infondati;

5. la CTR ha accertato: a) che gli avvisi di accertamento sono stati notificati alla contribuente presso quello che risultava essere il suo domicilio fiscale, via (OMISSIS), sulla base tra l’altro di una dichiarazione di inizio attività del 2008, prodotta dall’Agenzia e non contestata dalla contribuente; b) che la notifica è avvenuta a mezzo del servizio postale e si è perfezionata per cd. compiuta giacenza in data 9 novembre 2008; c) che i ricorsi sono stati presentati oltre il termine previsto al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21;

6. la ricorrente non contesta, a ben vedere, tali accertamenti, ma lamenta che la CTR non abbia preso in considerazione i documenti prodotti nel corso del giudizio, che dimostrerebbero come ella non avesse residenza o domicilio a Gorizia ormai da molti anni; in ciò consisterebbe l’invalidità della notifica eseguita ai sensi della L. n. 890 del 1982, art. 8 anzichè ai sensi dell’art. 9, secondo l’iter ivi disciplinato;

7. tale impostazione non può essere seguita;

8. anzitutto, va ricordato che le variazioni e le modificazioni del domicilio fiscale hanno effetto, ai fini della notifica, solo a condizione che esse siano state comunicate all’ufficio finanziario; lo stabilisce il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, comma 3, che individua anche le modalità con cui le comunicazioni devono essere eseguite e che rimanda, ai fini dell’IVA, alle dichiarazioni di inizio attività previste dal D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 35 e 35-ter; poichè nella specie la CTR ha accertato che poche settimane prima della notifica la D.D. aveva presentato una dichiarazione di inizio attività con l’indicazione del domicilio fiscale proprio dove l’avviso è stato notificato, è evidente che l’asserita cancellazione dalle liste anagrafiche e l’asserito trasferimento all’estero della contribuente non possono assumere rilievo (v. per tutte Cass. 24/09/2015, n. 18934 e altre);

9. a ciò va aggiunto che compito della CTR era verificare la validità della notifica non già sulla base dei documenti prodotti nel corso del giudizio, ma sulla base degli elementi a disposizione dell’agente postale al momento in cui è stata tentata la consegna del plico;

10. se, come accertato, la notifica è stata eseguita “per compiuta giacenza”, ai sensi dell’art. 8, vuol dire che l’agente postale (le cui attestazioni sull’avviso di ricevimento e sugli altri atti del procedimento postale fanno fede fino a querela di falso, nella specie non presentata) si è recato presso quello che era stato indicato come l’indirizzo del destinatario, ma non ha potuto consegnare il plico per temporanea assenza del destinatario, senza avere elementi per affermare che ricorresse una delle ipotesi previste dall’art. 9, nel testo previgente rispetto a quello attuale, che cioè il destinatario avesse cambiato indirizzo;

11. nè può dirsi, come sostiene la ricorrente, che gravasse sull’agente postale l’onere di compiere adeguate ricerche anagrafiche, le quali avrebbero senz’altro portato a verificare il trasferimento della contribuente e a restituire il plico all’Agenzia delle entrate, la quale avrebbe dunque dovuto procedere seguendo l’iter delineato dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60;

12. anzitutto, occorre ribadire che la notifica degli atti impositivi può essere eseguita anche a mezzo del servizio postale, ai sensi dell’art. 149 c.p.c.;

13. lo dimostrano tre dati: – il richiamo, contenuto nel D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, comma 1 alle norme stabilite dagli artt. 137 ss. c.p.c.; – il fatto che l’art. 149 non sia tra le disposizioni la cui applicabilità è esclusa dallo stesso comma 1, lett. f); – la circostanza che dell’art. 60, il comma 6 parli espressamente di notifica eseguita a mezzo del servizio postale, limitandosi a dettare alcune regole sui termini di decorrenza;

14. ne consegue che, una volta intrapresa la legittima strada della notifica a mezzo del servizio postale, le regole sulla consegna e sugli adempimenti successivi sono quelle dettate dalla L. n. 890 del 1982, che differiscono parzialmente sia dalle regole generali degli artt. 137 ss. c.p.c., sia dalle regole speciali stabilite dallo stesso art. 60;

15. gli artt. 137 e ss. riguardano infatti le notifiche fatte dal solo ufficiale giudiziario, mentre l’art. 60, comma 1, lett. a)-f) riguarda le notifiche fatte dal messo comunale o dal messo speciale direttamente, ossia mediante materiale consegna da parte sua, con le maggiori garanzie che la materia tributaria impone;

16. il notificatore può dunque avvalersi del servizio postale, ma in tal caso la materiale consegna è eseguita dall’agente postale con le regole della L. n. 890 del 1982;

17. alla luce di tale precisazione, non si adattano alla notifica dell’atto impositivo a mezzo del servizio postale le elaborazioni giurisprudenziali compiute in altri settori: nè quelle relative alla notifica eseguita dall’ufficiale giudiziario ai sensi degli artt. 140 o 143 cod. proc., nè quelle eseguite ai sensi dell’art. 60 citato;

18. pertanto, deve dirsi non appropriato il richiamo ad es. a Cass. 02/12/2003, n. 18385 (e successive conformi), che riguarda l’ipotesi delle ricerche necessarie in caso di notifica alle persone irreperibili ex art. 143 c.p.c.;

19. nè più appropriato sarebbe il richiamo alla giurisprudenza in materia di notifica eseguita ex art. 60, comma 1, lett. e), dato che tale norma disciplina il caso della cd. irreperibilità assoluta rispetto alla notifica eseguita dal messo o dall’ufficiale giudiziario direttamente (Cass. 21/02/2020, n. 4657, Cass. 08/03/2019, n. 6765, Cass. 28/02/2019, n. 5902);

20. le norme applicabili restano dunque quelle della L. n. 890 del 1982, artt. 8 e 9 che non pongono a carico dell’agente postale, nè nella versione “ratione temporis” applicabile, nè in quella oggi vigente, alcun obbligo di compiere ricerche in caso di temporanea assenza del destinatario;

21. del resto, più in generale, chiunque esegua la notificazione (e dunque anche l’ufficiale giudiziario o il messo, nelle ipotesi sopra considerate) è tenuto ad eseguire ricerche solo ove sussistano indici obiettivi del fatto che l’assenza del destinatario non è temporanea, ma non quando, sulla base delle circostanze da lui verificate, il destinatario appaia domiciliato presso l’indirizzo indicato nel plico, ad es. perchè il nominativo è indicato sulla porta del domicilio o sul citofono o perchè, da informazioni raccolte, egli risulti ancora presso quell’indirizzo;

22. per questa ragione, al di là della loro rilevanza e decisività, i documenti prodotti nel corso del giudizio, dai quali emergerebbe la cancellazione della contribuente dall’anagrafe di Gorizia, non possono determinare l’invalidità della notifica se non sono accompagnati dalla prova (tempestivamente addotta nei giudizi di merito) che tale trasferimento fosse conosciuto o conoscibile anche dall’ufficiale postale all’atto del tentativo di consegna del plico;

23. il terzo motivo è inammissibile, perchè con esso si censura la motivazione sotto un profilo di insufficienza e contraddittorietà, nonostante che il ricorso sia stato proposto avverso una sentenza pubblicata il 5 settembre 2013, quando era dunque già applicabile (D.L. 22 giugno 2012, n. 83, ex art. 54, comma 3, conv., con modificazioni, dalla L. 7 agosto 2012, n. 134) il nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 e il semplice vizio logico della motivazione non era più invocabile;

24. il nuovo art. 360, comma 1, n. 5, è applicabile anche al processo tributario (v. Cass., Sez. un., 07/04/2014, nn. 8053 e 8054);

25. il ricorso va in definitiva rigettato;

26. le spese seguono la soccombenza e si liquidano nella misura indicata in dispositivo; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale, ex art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese processuali, liquidandole in complessivi Euro 4.000,00, oltre spese prenotate a debito. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 11 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 11 maggio 2021

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