Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12380 del 24/06/2020

Cassazione civile sez. VI, 24/06/2020, (ud. 09/01/2020, dep. 24/06/2020), n.12380

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – rel. Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. D’ARRIGO Cosimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1969-2019 proposto da:

C.G., C.F., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA APPENNINI 46, presso lo studio dell’avvocato LUCA LEONE,

rappresentati e difesi dall’avvocato FRANCESCO GIAMPAOLO;

– ricorrenti –

contro

CATTOLICA DI ASSICURAZIONE SCARL, R.C.G.,

R.R.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 825/2018 del TRIBUNALE di LOCRI, depositata il

07/06/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 09/01/2020 dal Consigliere Relatore Dott. CHIARA

GRAZIOSI.

La Corte.

Fatto

RILEVATO

che:

Il Giudice di pace di Locri, con sentenza del 19 febbraio 2017, accoglieva parzialmente la domanda di risarcimento di danni derivati da sinistro stradale del (OMISSIS) proposta da C.F. e C.G. – il primo quale conducente di ciclomotore per danni alla persona, e il secondo quale proprietario del ciclomotore per danni materiali -, condannando solidalmente al risarcimento R.C.G., R.R. e la compagnia assicurativa Società Cattolica di Assicurazione, per aver ritenuto che vi fosse stata responsabilità al 50% di ciascun conducente nella causazione del sinistro.

C.F. e C.G. proponevano appello, cui resisteva la compagnia assicuratrice, e che il Tribunale di Locri, con sentenza del 7 giugno 2018, rigettava.

C.F. e C.G. hanno proposto ricorso, da cui gli intimati non si sono difesi.

Diritto

RITENUTO

che:

Il ricorso si articola in due motivi.

Il primo motivo denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione dell’art. 2054 c.c., comma 2: come già il Giudice di pace, erroneamente il Tribunale non avrebbe ritenuto superata la presunzione di cui all’art. 2054 c.c., comma 2.

A prescindere dalla peculiarità, non percepibile in senso positivo, dell’argomentazione, presente in questo motivo, per cui la presunzione dell’art. 2054 c.c., comma 2, non sarebbe stata correttamente applicata perchè sarebbero stati individuati profili di corresponsabilità laddove, come è noto, proprio sulla base della sussistenza di corresponsabilità per quanto emerge, si apre la via all’applicazione della presunzione suddetta -, non può non rilevarsi che il motivo si attesta su un livello del tutto generico, che non confuta con specificità la complessiva motivazione della sentenza impugnata e non gli consente, pertanto, di raggiungere il livello della ammissibilità. Ciò, alla stregua del consolidato principio di diritto di cui a Cass. n. 4741 del 2005, ora ribadito da Cass. Sez. Un., n. 7 del 2017.

Il secondo motivo denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omesso ed erroneo esame delle dell’elaborato peritale ed omesso esame di fatto decisivo.

Questo motivo si riferisce ad una consulenza tecnica d’ufficio medico-legale, di cui non sarebbe stata considerata l’anamnesi, non esaminandosi comunque la storia clinica del “periziando”: ictu oculi, la censura si esplica su un piano direttamente fattuale, il che le apporta una evidente inammissibilità.

In conclusione il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, non essendovi luogo a pronuncia sulle spese in quanto non si sono difesi gli intimati. Sussistono invece D.P.R. n. 115 del 2012, ex art. 13, comma 1 quater, i presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del cit. art., comma 1 bis.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e non luogo a provvedere sulle spese processuali.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 9 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 24 giugno 2020

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