Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12370 del 15/06/2016


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Cassazione civile sez. VI, 15/06/2016, (ud. 14/04/2016, dep. 15/06/2016), n.12370

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Uliana – Presidente –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINZA

sul ricorso 2995-2015 proposto da:

U.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE PARIOLI

55, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI CARTA, rappresentato e

difeso dall’avvocato AGOSTINO DESSY, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

e contro

MILANO ASSICURAZIONI, CASU GIOVAN;

– intimati –

avverso la sentenza n. 3477/2014 del TRIBULE di CAGLIARI, depositata

il 28/11/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/04/2016 dal Consigliere Relatore Doti FRANCESCO MARIA CIRILLO.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

E’ stata depositata la seguente relazione.

“1. U.F. convenne in giudizio, dinzi al Giudice di pace di San Nicolò Gerrei, C.G. e la Milano Assicurazioni s.p.a.

per sentirli condanre, in solido tra loro, al risarcimento dei danni subiti a seguito di un sinistro stradale riconducibile, secondo la prospettazione dell’attore, all’esclusiva responsabilità della C..

Si costituì in giudizio la sola Milano Assicurazioni s.p.a., contestando integralmente in fatto ed in diritto quanto posto a fondamento della domanda, ovvero la effettiva verificazione del sinistro con le modalità descritte dall’ U.; rimase contumace la C..

Il Giudice di pace dichiarò che il sinistro era da ascrivere alle condotte colpose di entrambi i conducenti e condannò i convenuti in solido tra loro al pagamento in favore dell’attore della somma di Euro 6.500 oltre interessi, compensando le spese di giudizio.

2. Nei confronti della sentenza è stato proposto appello principale dalla Milano Assicurazioni s.p.a. ed appello incidentale dall’ U. e il Tribule di Cagliari, con sentenza del 28 novembre 2014, in riforma della pronuncia di primo grado, ha rigettato la domanda dell’ U., condanndolo alla restituzione delle somme ricevute ed alla rifusione delle spese dei due gradi di giudizio.

3. Contro la sentenza d’appello ricorre U.F. con atto affidato a sette motivi.

La società di assicurazioni non ha svolto attività difensiva in questa sede.

4. Osserva il relatore che il ricorso può essere trattato in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375, 376 e 380-bis c.p.c., in quanto appare destito ad essere rigettato.

5. I sette motivi di ricorso – che comprendono censure di violazione di legge e di omesso esame di circostanze decisive per il giudizio e che sono tra loro ripetitivi – sono in parte immissibili ed in parte infondati.

5.1. Va detto, innzitutto, che la costante giurisprudenza di questa Corte ha affermato, in tema di sinistri derivanti dalla circolazione stradale, che l’apprezzamento del giudice di merito relativo alla ricostruzione della dimica dell’incidente, all’accertamento della condotta dei conducenti dei veicoli, alla sussistenza o meno della colpa dei soggetti coinvolti e alla loro eventuale graduazione, al pari dell’accertamento dell’esistenza o dell’esclusione del rapporto di causalità tra i comportamenti dei singoli soggetti e l’evento dannoso, si concreta in un giudizio di mero fatto, che resta sottratto al sindacato di legittimità, qualora il ragiomento posto a base delle conclusioni sia caratterizzato da completezza, correttezza e coerenza dal punto di vista logico-giuridico (v., tra le altre, le sentenze 23 febbraio 2006, n. 4009, 25 genio 2012, n. 1028, e 30 giugno 2015, n. 13421).

Nel caso specifico il Tribule, con sentenza bene argomentata e priva di vizi logici, ha ricostruito la dimica dell’incidente, evidenziando che non appariva credibile che i fatti si fossero svolti così come indicato dall’attore, nonostante la C. avesse sottoscritto un verbale di constatazione amichevole dell’incidente (CID). Il Tribule, infatti, ha evidenziato: 1) l’inverosimiglianza di un incidente con danni alla vettura di significativa entità senza che il conducente avesse riportato conseguenze; 2) la mancanza di documentazione attestante il ricovero dell’ U. presso un pronto soccorso ospedaliero; 3) la non corrispondenza della data della ricevuta fiscale relativa alla chiamata del carro attrezzi rispetto a quella dell’incidente; 4) la mancanza di ogni prova circa la chiamata, sul luogo e nell’ora del sinistro, della Polizia stradale; 5) l’esito della c.t.u., che aveva concluso nel senso dell’impossibilità di accertare la reale dimica dell’incidente. Ha quindi concluso richiamando la sentenza di questa Corte 25 giugno 2013, n. 15881, secondo cui in materia di responsabilità da sinistro stradale, ogni valutazione sulla portata confessoria del modulo di constatazione amichevole di incidente (cosiddetto C.I.D.) deve ritenersi preclusa dall’esistenza di un’accertata incompatibilità oggettiva tra il fatto come descritto in tale documento e le conseguenze del sinistro come accertate in giudizio.

5.2. A fronte di tale motivazione, alcune delle censure sono palesemente immissibili alla luce dei criteri di cui alla sentenza 7 aprile 2014, n. 8053, delle Sezioni Unite di questa Corte, trattandosi di presunta omessa considerazione di elementi che la sentenza, invece, ha piemente valutato; il quarto motivo (violazione dell’art. 320 c.p.c.), invece, è immissibile per mancato rispetto del requisito dell’autosufficienza.

Altre censure, poi, sono infondate (v. la presunta violazione dell’art. 232 c.p.c., poichè la mancata risposta all’interrogatorio formale non implica, di per sè, la pie prova sul punto); quanto all’indicazione di u certificazione attestante il ricovero dell’ U. presso il pronto soccorso nella data presunta dell’incidente, non è chiaro se si tratti di documento portato all’esame del giudice di merito (la sentenza lo esclude); tutte le doglianze, in ultima alisi, si risolvono nell’evidente tentativo di sollecitare questa Corte ad un nuovo e non consentito esame del merito.

6. Si ritiene, pertanto, che il ricorso vada trattato in camera di consiglio per essere rigettato”.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Non sono state depositate memorie alla trascritta relazione.

A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, ritiene il Collegio di condividere i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione medesima e di doverne fare proprie le conclusioni.

2. Il ricorso, pertanto, è rigettato.

Non occorre provvedere sulle spese, atteso il mancato svolgimento di attività difensiva da parte degli intimati.

Sussistono tuttavia le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 14 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 15 giugno 2016

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