Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12360 del 07/06/2011

Cassazione civile sez. trib., 07/06/2011, (ud. 04/05/2011, dep. 07/06/2011), n.12360

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. PERSICO Mariaida – Consigliere –

Dott. DIDOMENICO Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore

generale pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

R.G. (OMISSIS), elettivamente domiciliato

in ROMA, VIA DI VILLA GRAZIOLI 20, presso lo studio dell’avvocato

ROMANO GIORGIO, che lo rappresenta e difende, giusta delega a margine

del controricorso;

– controricorrente –

avverso il provvedimento n. 51/2008 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di ROMA del 28/04/08, depositata il 26/05/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

04/05/2011 dal Consigliere Relatore Dott. VINCENZO DIDOMENICO;

è presente il P.G. in persona del Dott. COSTANTINO FUCCI.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

La CTR del Lazio, rigettando l’appello dell’Ufficio, ha confermato la sentenza della CTP di Roma che aveva, su ricorso di R. G., escluso che l’Ufficio potesse procedere, in presenza di dichiarazione integrativa di cui alla L. n. 289 del 2002, art. 8 a liquidazione D.P.R. n. 600 del 1973, ex artt. 36 bis e ter.

La CTR ha ritenuto decisiva a tale fine la omessa previsione di tale potere nell’art. 8, differentemente dall’art. 9, della predetta L. n. 289 del 2002.

Ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia deducendo, con unico motivo, la violazione e falsa applicazione delle succitate norme di legge.

Il contribuente ha resistito con controricorso illustrato con memoria.

Il ricorso dell’Agenzia è palesemente fondato.

La L. n. 289 del 2002, art. 8, comma 6 prevede: “Salvo quanto stabilito al comma 7, il perfezionamento della procedura prevista dal presente articolo comporta per ciascuna annualità oggetto di integrazione ai sensi dei commi 3 e 4 e limitatamente ai maggiori imponibili o alla maggiore imposta sul valore aggiunto risultanti dalle dichiarazioni integrative aumentati del 100 per cento, ovvero alle maggiori ritenute aumentate del 50 per cento: a) la preclusione, nei confronti del dichiarante e dei soggetti coobbligati, di ogni accertamento tributario e contributivo;

b) l’estinzione delle sanzioni amministrative tributarie e previdenziali, ivi comprese quelle accessorie.

L’art. 9, comma 9 della medesima legge dispone.” La definizione automatica, limitatamente a ciascuna annualità, rende definitiva la liquidazione delle imposte risultanti dalla dichiarazione con riferimento alla spettanza di deduzioni e agevolazioni indicate dal contribuente o all’applicabilità di esclusioni. Sono fatti salvi gli effetti della liquidazione delle imposte e del controllo formale in base rispettivamente all’articolo 36 bis ed al D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36 ter e successive modificazioni, nonchè gli effetti derivanti dal controllo delle dichiarazioni IVA ai sensi del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 54 bis e successive modificazioni;…”.

Orbene sul solo dato testuale che la prima disposizione(relativa alle dichiarazioni integrative semplici, come nel caso in esame) non fa alcun riferimento alle liquidazioni di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 36 bis e ter mentre l’art. 9 (riferito al condono cosidetto “tombale”) fa salve tali liquidazioni, la CTR ritiene che nella prima ipotesi l’ufficio non possa procedere alle superiori liquidazioni.

Questa Corte ha affermato, in caso analogo, (con riferimento cioè alle dichiarazioni integrative di cui alla L. n. 413 del 1991) che “le dichiarazioni integrative presentate in base alla L. 30 dicembre 1991, n. 413, mentre precludono l’accertamento dell’amministrazione finanziaria, a norma dell’art. 57, lasciano salvi gli effetti della liquidazione dell’imposta in base alla dichiarazione a norma del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, artt. 36 bis e 36 ter, perchè la dichiarazione tributaria è atto direttamente attuativo della legge tributaria, e produce di per sè un effetto di liquidazione dell’imposta, rispetto al quale l’eventuale ulteriore liquidazione dell’ufficio, a seguito dell’esercizio del potere di accertamento formale automatizzato D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis, non innova se non per la correzione degli errori materiali e di calcolo, tanto è vero che il comma 4 dello stesso articolo adotta il principio dell’imputazione diretta della liquidazione al dichiarante” (Cass. nn. 2340/2001, 16486 del 2004; 8355 del 2006, 12580/2008).

La L. n. 413 del 1991, art. 57 invero prevede che “Le dichiarazioni integrative di cui alla presente legge, da redigersi in carta semplice, sono irrevocabili. Le imposte e le maggiori imposte che ne risultano sono acquisite a titolo definitivo e le definizioni intervenute sulla base di dette dichiarazioni non possono essere modificate dagli uffici nè contestate dai contribuenti se non per errore materiale o per violazione delle norme di cui ai Capi 1^ e 2^ del presente titolo; in tale ipotesi gli uffici, in sede di liquidazione delle dichiarazioni integrative, devono accertare, in base agli elementi in esse contenuti, quali effetti i contribuenti abbiano inteso conseguire, tenendo anche conto del principio di conservazione degli effetti giuridici degli atti. Sono salvi gli effetti della liquidazione delle imposte in base alla dichiarazione originaria a norma del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, artt. 36 bis e 36 ter e successive modificazioni, ed alle dichiarazioni integrative indicate nell’art. 33, comma 1, secondo periodo, della presente legge, ma le variazioni dei dati dichiarati non esplicano efficacia ai fini del computo dei maggiori imponibili e delle maggiori imposte da indicare nelle dichiarazioni integrative.

Tuttavia le maggiori imposte derivanti dalla liquidazione della dichiarazione originaria, in caso di accertamento o di prosecuzione della controversia, si considerano dichiarate ai soli fini dell’applicazione delle sanzioni ai sensi dell’art. 42”.

Le medesime ragioni soccorrono nel caso in esame. Le liquidazioni predette non hanno natura di accertamento proprio perchè sono direttamente imputate alla parte a norma del predetto art. 36 bis, comma 4. I superiori principi sono sovrapponibili alla fattispecie in esame, non apparendo il dato formale della non previsione di tale potere nell’art. 8 (che interessa il caso in esame) rispetto all’art. 9( integrazione tombale) prevalere sulla identità di ratio.

La giurisprudenza di questa Corte, ricollegando la ratio della salvezza delle liquidazioni ex att. 36 bis e ter alla loro natura (perchè direttamente imputabili al contribuente) ha, in sostanza, affermato (se non proprio la (superfluità della disposizione) la natura meramente chiarificatrice e non certo attributiva del relativo diritto all’Ufficio.

Infatti la differenza sostanziale di tali liquidazioni rispetto all’accertamento (escluso dallo stesso art. 57) non poteva – in via di principio – far sorgere alcun dubbio che tale esclusione si potesse riferire anche alle liquidazioni in esame.

La nuova disposizione della L. n. 289 del 2002, immutata la natura sostanziale delle liquidazioni predette e riproposte tipologie di dichiarazioni integrative analoghe a quelle previste con la L. n. 413 del 1991, ha, con la disposizione dell’art. 8 (che non fa alcun riferimento alla salvezza delle superiori liquidazioni) preso atto – sostanzialmente – della superfluità della previsione formale di salvezza di tali liquidazioni, laddove invece la previsione espressa di salvezza delle medesime in relazione al condono tombale(art. 9) – salvo ad ipotizzare un carente coordinamento della nuova normativa, prima unitaria e poi suddivisa in due regolamentazioni – può trovare invece più convincente spiegazione in uno scrupolo del legislatore di confermare con norma interpretativa (nell’ipotesi di definizione automatica che, pur sempre, avrebbe – a differenza dalla dichiarazione integrativa semplice potuto far sorgere qualche dubbio interpretativo sulla perdurante possibilità dell’Ufficio di avvalersi delle liquidazioni in esame) la salvezza delle medesime. Il ricorso può, pertanto, decidersi in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., con l’accoglimento per manifesta fondatezza e, decidendo nel merito, non necessitando la causa di ulteriori attività istruttorie, col rigetto del ricorso introduttivo del contribuente. Ricorrono equi motivi, a causa delle questioni trattate per compensare interamente le spese del giudizio.

P.Q.M.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo, Compensa le spese.

Così deciso in Roma, nella camera di Consiglio della Sezione Tributaria, il 4 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 7 giugno 2011

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