Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12334 del 07/06/2011

Cassazione civile sez. trib., 07/06/2011, (ud. 20/04/2011, dep. 07/06/2011), n.12334

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

P.M.R. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA LUCREZIO CARO 62, presso lo studio dell’avvocato CARLETTI

FIORAVANTE, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato

ALLEGRO ENRICO, giusta delega in calce al ricorso;

– ricorrente –

e contro

AMMINISTRAZIONE DELLE FINANZE DELLO STATO, AGENZIA DELLE ENTRATE,

(OMISSIS);

– intimate –

avverso la sentenza n. 16/2008 della COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE

di TORINO del 15/01/08, depositata il 14/05/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/04/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONELLO COSENTINO;

è presente il P.G. in persona del Dott. FEDERICO SORRENTINO.

La Corte:

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in cancelleria la relazione di seguito integralmente trascritta:

“La Commissione Tributaria Regionale di Torino con sentenza depositata il 14.5.2008, rigettava l’appello proposto da M.R. P. contro la sentenza di primo grado che inammissibilità aveva respinto il ricorso della contribuente avverso gli avvisi di accertamento relativi a IVA, IRPEF e RAP per l’anno 2000.

La sig.ra P. ricore per cassazione contro la sentenza d’appello sulla scorta del seguente unico motivo:

Omessa motivazione circa un fatto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., n. 5).

La ricorrente lamenta che la Commissione Tributaria Regionale non abbia tenuto alcun conto dei “prospetto di correzione del conteggio minuziosamente illustrato dalla Difesa” (pag. 4, rigo 15, del ricorso) e abbia basato la propria decisione sull’affermazione che l’attività della contribuente sarebbe consistita esclusivamente nel “commercio su aree pubbliche di articoli di occasione, sia nuovi che usati”; affermazione, si afferma in ricorso, errata, in quanto la sig.ra P., artigiana orafa, avrebbe modificato la propria attività, limitandola al solo commercio di articoli di occasione, solo a partire dal periodo a cavallo tra il 1999 e il 2000.

Il ricorso appare inammissibile sotto un duplice profilo.

In primo luogo, per difetto di autosufficienza, perchè la ricorrente si duole del fatto che la Commissione Tributaria Regionale abbia omesso di valutare la documentazione prodotta a sostegno dell’avvenuto cambiamento di attività – da artigiana orafa a commerciante su aree pubbliche di articoli di occasione – senza ritrascrivere il testo integrale, o la parte significativa, dei documenti di cui lamenta il mancato esame. Vedi, per tutte, Cass. ord. 17816/010: il ricorrente che, in sede di legittimità, denunci il difetto di motivazione su un’istanza di ammissione di un mezzo istruttorio o sulla valutazione di un documento o di risultanze probatorie o processuali, ha l’onere di indicare specificamente le circostanze oggetto della prova o il contenuto del documento trascurato od erroneamente interpretato dal giudice di merito, provvedendo alla loro trascrizione, a fine di consentire al giudice di legittimità il controllo della decisività dei fatti da provare, e, quindi, delle prove stesse, che, per il principio dell’autosufficienza del ricorso per cassazione, la S.C. deve essere in grado di compiere sulla base delle deduzioni contenute nell’atto, alle cui lacune non è consentito sopperire con indagini integrative.

In secondo luogo, perchè nella formulazione del motivo la ricorrente non ha assolto all’onere di offrire come prescritto dall’art. 366 bis c.p.c., “la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione”.

Tale indicazione infatti, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, deve emergere da un momento di sintesi esposto in una parte de motivo che si presenti a ciò specificamente e riassuntivamente destinata, che circoscriva puntualmente i limiti della censura, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità.

Si veda, per una efficace sintesi dei principi elaborati in proposito da questa Corte, il seguente stralcio della motivazione della ordinanza 27680/2009:

Questa Corte regolatrice, infatti – alla stregua della stessa letterale formulazione dell’art. 366 bis c.p.c. introdotto, con decorrenza dal 2 marzo 2006, dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 6 e abrogato con decorrenza dal 4 luglio 2009 dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 47, ma applicabile ai ricorsi proposti avverso le sentenze pubblicate tra il 3 marzo 2006 e il 14 luglio 2009 (cfr. L. n. 69 del 2009, art. 58, comma 5) – è fermissima nel ritenere che a seguito della novella del 2006 nel caso previsto dall’art. 360 c.p.c., n. 5 allorchè, cioè, il ricorrente denunzi la sentenza impugnata lamentando un vizio della motivazione, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del.

Ciò importa in particolare che la relativa censura deve contenere un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità (cfr., ad esempio, Cass., sei. un., I ottobre 2007, n. 20603).

Al riguardo, ancora è incontroverso che non è sufficiente che tale fatto sia esposto nel corpo del motivo o che possa comprendersi dalla lettura di questo, atteso che è indispensabile che sia indicato in una parte, del motivo stesso, che si presenti a ciò specificamente e riassuntivamente destinata.

Conclusivamente, non potendosi dubitare che allorchè nel ricorso per cassazione si lamenti un vizio di motivazione della sentenza impugnata in merito ad un fatto controverso, l’onere di indicare chiaramente tale fatto ovvero le ragioni per le quali la motivazione è insufficiente, imposto dall’ari. 366-bis c.p.c., deve essere adempiuto non già e non solo illustrando il relativo motivo di ricorso, ma formulando, al termine di esso, una indicazione riassuntiva e sintetica, che costituisca un quid pluris rispetto all’illustrazione del motivo, e che consenta a giudice di valutare immediatamente l’ammissibilità del ricorso (In termini, ad esempio, Cass. 7 aprile 2008, n. 8897), non controverso che nella specie l’unico motivo di ricorso, formulato ex art. 360 c.p.c., n. 5, è totalmente privo di tale indicazione, è palese che deve dichiararsene la inammissibilità (in argomento, tra le tantissime, Cass. 13 maggio 2009, n, 11094, in motivazione).

Nella specie la ricorrente conclude il motivo di ricorso formulando il momento di sintesi di seguito trascritto.

Voglia l’Ecc.ma Corte di Cassazione, alla luce dei fatti, della normativa e delle conseguenti statuizioni giudiziali dichiarare che la Sentenza n. 16/6/08, alla luce dell’art. 360 c.p.c., n. 5 è cassabile per omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo dei giudizio.

In modo particolare, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 366 bis c.p.c., voglia Cadesti Suprema Corte dichiarare che l’omessa pronuncia della sentenza sottoposta a censura nella parte motiva della questione relativa al conteggio espresso nell’atto di appello ne inficia la validità ed ancora lo faccia laddove non tiene conto della documentazione prodotta a sostegno dell’avvenuto cambiamento di attività della ricorrente. In tale sintesi si fa riferimento:

– ad un “conteggio” sul cui contenuto il giudice di merito avrebbe omesso di pronunciarsi; ma un conteggio non è un “fatto controverso” bensì una prospettazione difensiva sviluppata mediante ragionamenti aritmetici;

– al fatto dell'”avvenuto cambiamento di attività della ricorrente”;

ma dalla formulazione della sintesi non emergono le ragioni della decisività di tale fatto, vale a dire le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione su tale fatto renderebbe la motivazione inidonea a giustificare la decisione.

In conclusione, si ritiene che il procedimento possa essere definito in camera di consiglio, con la declaratoria di inammissibilità del ricorso perchè privo di autosufficienza e formulato in termini difformi dalle prescrizioni dell’articolo 366 bis c.p.c.”.

che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata agli avvocati delle parti;

che non sono state depositate conclusioni scritte, nè memorie.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide le argomentazioni esposte nella relazione e, pertanto, riaffermati i principi sopra richiamati, il ricorso va dichiarato inammissibile; che non vi è luogo a regolazione di spese, perchè l’Amministrazione finanziaria non si è costituita.

P.Q.M.

LA CORTE dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, il 20 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 7 giugno 2011

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