Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12316 del 15/06/2016

Cassazione civile sez. trib., 15/06/2016, (ud. 19/05/2016, dep. 15/06/2016), n.12316

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – rel. Consigliere –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. SABATO Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 13634/2012 proposto da:

AUTOMECCANICA DI S.R. & C. SNC in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA

SAN SABA 7, presso lo studio dell’avvocato EMILIA FUCILE,

rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPE CRISTIANO giusta

delega a margine;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE DI SIRACUSA,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

sul ricorso 28141-2012 proposto da:

AUTOMECCANICA DI S.R. & C. SNC in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA PIAZZA

BOLOGNA 6, presso lo studio dell’avvocato LUCIA FUCCIO SANZA’,

rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPE CRISTIANO con studio

in LENTINI VIA ROSSO DI S. SECONDO 18 (avviso postale ex art. 135)

giusta delega a margine;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE DI SIRACUSA;

– intimato –

avverso la sentenza n. 124/2011 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di

SIRACUSA, depositata il 05/04/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

19/05/2016 dal Consigliere Dott. LIANA MARIA TERESA ZOSO;

udito per il controricorrente l’Avvocato CASELLI che ha chiesto

l’inammissibilità e il rigetto;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GIACALONE Giovanni, che ha concluso per il rigetto dei ricorsi.

Fatto

ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA

DECISIONE 1. La società Automeccanica di S.R. e C. SNC proponeva ricorso alla commissione tributaria provinciale di Siracusa avverso un avviso di recupero di credito d’imposta per complessivi Euro 36.671,93 riferito agli anni 2001 e 2002. La commissione adita rigettava il ricorso. La contribuente proponeva altro ricorso avverso la cartella esattoriale notificata a seguito dell’iscrizione a ruolo da parte dell’Ufficio del credito d’imposta indebitamente utilizzato.

Anche tale ricorso veniva rigettato dalla medesima commissione tributaria. Avverso le due sentenze proponeva distinti appelli la contribuente e la commissione tributaria regionale della Sicilia, sezione staccata di Siracusa, previa riunione dei ricorsi, li rigettava.

2. Avverso la sentenza della CTR ha proposto ricorso per cassazione la società Automeccanica affidato a tre motivi. Ha resistito con controricorso l’Agenzia delle entrate. Il procedimento è stato rubricato al numero 13634/2012.

3. La società presentava domanda di definizione della lite ai sensi del D.L. n. 98 del 2011, art. 39, comma 12, convertito dalla L. n. 111 del 2011 e l’Agenzia delle Entrate, con atto notificato il 31 luglio 2012, comunicava il diniego della definizione della lite poichè il valore di essa era superiore ad Euro 20.000.

4. Avverso l’atto di diniego ha proposto altro ricorso la società contribuente affidato ad un motivo. Il procedimento è stato rubricato al numero 28141/2012.

5. Con il primo motivo del ricorso rubricato al numero 13634/2012 la ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione della L. n. 388 del 2000, art. 8, ed agli artt. 112, 115 e 116 c.p.c., nonchè vizio di motivazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Sostiene la ricorrente che la CTR ha omesso di motivare in ordine agli specifici motivi di appello proposti, essendosi essa limitata a richiamare la motivazione della sentenza di primo grado. Assume che, a fronte della contestazione specifica contenuta nell’atto di appello circa la realizzazione del soppalco nei locali dell’azienda, cui era riferito il credito d’imposta, la CTR si è limitata a confermare la decisione di primo grado (secondo la quale l’agevolazione non spettava poichè si trattava di manufatto realizzato in locali diversi da quelli ove veniva svolta l’attività produttiva) senza addurre motivazione alcuna. Inoltre la contribuente aveva contestato il fatto che la CTP aveva ritenuto che il credito d’imposta era stato determinato erroneamente poichè era stato indicato al lordo degli ammortamenti, in violazione di quanto previsto dalla circolare numero 41/2001, mentre, invece, si doveva ritenere che le circolari non avessero natura normativa; anche su tale punto la CTR non ha svolto alcun vaglio critico.

6. Con il secondo motivo deduce violazione di legge ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione alla L. n. 388 del 2000, artt. 7 e 8, della L. n. 241 del 1990, art. 11 ed del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis. Sostiene la ricorrente l’illegittimità dell’avviso di recupero notificato dall’Agenzia delle entrate in quanto si tratta di atto non espressamente previsto dalla legislazione all’epoca vigente.

7. Con il terzo motivo deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 20, della L. n. 212 del 2000, art. 7, ed della L. n. 241 del 1990, art. 3. Sostiene la ricorrente che la cartella esattoriale impugnata non recava alcuna indicazione specifica circa il calcolo degli interessi.

8. Con l’unico motivo del ricorso rubricato al numero 28141/2012 la ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.L. 6 luglio 2011, n. 98, art. 39, comma 12 e vizio di motivazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in quanto l’Agenzia delle entrate ha ritenuto la lite non condonabile poichè il valore della stessa superava Euro 20.000 laddove, invece, avrebbe dovuto considerare il valore della lite con riferimento a ciascuna annualità d’imposta che, singolarmente considerata, non superava la soglia di Euro 20.000.

9. Il Collegio, preliminarmente, dispone, ai sensi dell’art. 274 c.p.c., la riunione al ricorso n. 13634/2012 del ricorso 28141/2012 in base al principio generale secondo cui il giudice può ordinare la riunione in un solo processo di impugnazioni diverse, oltre i casi espressamente previsti, ove ravvisi in concreto – come nella specie appare del tutto evidente – elementi di connessione tali da rendere opportuno, per ragioni di economia processuale, il loro esame congiunto (da ult, Cass., Sez. un., n. 18050 del 2010).

10. Il motivo di ricorso avverso il diniego del condono è infondato.

Invero, poichè l’importo del tributo preteso con l’atto impositivo impugnato ammonta ad Euro 36.671,93, deve escludersi che la presente causa sia suscettibile di definizione ai sensi del D.L. n. 98 del 2011, art. 39, comma 12, convertito dalla L. n. 111 del 2011. Tale modalità di definizione opera, infatti, solo in relazione alle liti di valore non superiore a 20.000,00 Euro, intendendosi per valore della lite, a mente della L. n. 289 del 2002, art. 16, comma 3, lett. c), (richiamato dal D.L. n. 98 del 2011, art. 39, comma 12), l’importo dell’imposta che ha formato oggetto di contestazione in primo grado, al netto degli interessi, delle indennità di mora e delle eventuali sanzioni collegate al tributo (cfr. Cass. n. 22255 del 26/10/2011). Tale norma non solo è chiarissima e non da adito a dubbi interpretativi, ma, come tutte quelle che disciplinano agevolazioni fiscali (e tra esse, indubbiamente, le diverse forme di definizione agevolata), va considerata di stretta interpretazione (cfr. Cass. n. 8168 del 5/1/2011).

Per stessa ammissione della ricorrente (pag. 2 del primo dei due ricorsi proposti) la somma pretesa dall’Ufficio, al netto degli interessi e delle sanzioni, ammontava ad Euro 27.312,87 ed a nulla rileva che la pretesa stessa inerisse a due distinte annualità, posto che, ai fini del condono in parola, assume rilievo unicamente il valore esposto nell’atto impositivo impugnato.

11. In ordine al primo motivo proposto con il ricorso rubricato al n. 13634/2012, osserva il collegio che esso è inammissibile. Invero La decisione del giudice di secondo grado che non esamini e non decida un motivo di censura della sentenza del giudice di primo grado è impugnabile per cassazione non già per omessa o insufficiente motivazione su di un punto decisivo della controversia e neppure per motivazione per relationem resa in modo difforme da quello consentito bensì per omessa pronuncia su un motivo di gravame; ne consegue, quindi, che, se, come nel caso di specie, il vizio è denunciato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 o 5, anzichè dell’art. 360 c.p.c., n. 4, in relazione all’art. 112 c.p.c., il ricorso si rivela inammissibile (Cass. n. 11801/2013; n. 12952/2007; n. 1791/2006, n. 27387/2005, n. 12475/2004).

12. Il secondo ed il terzo motivo sono parimenti inammissibili in quanto le relative questioni non risultano essere state proposte nei giudizi di merito.

13. I ricorsi riuniti vanno, dunque, rigettati e le spese processuali, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

La corte rigetta i ricorsi riuniti e condanna la ricorrente a rifondere all’Agenzia delle entrate e le spese processuali che liquida in Euro 3000, oltre a eventuali spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 19 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 15 giugno 2016

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